MIFID II alle porte, ma in 17 Paesi manca ancora la legge esecutiva

Più della metà dei Paesi membri dell’UE devono ancora legiferare sulla versione rivista della MiFID II.

MIFID II alle porte, ma in 17 Paesi manca ancora la legge esecutiva

L’arrivo del 2018, e con lui quello della MiFID II, è ormai prossimo ma nulla è ancora pronto.
Questo mese molti regolatori lavoreranno più duramente che mai durante le festività natalizie. Più della metà dei paesi membri dell’UE, infatti, si sta ancora affrettando ad inserire la versione rivista della MiFID II all’interno della propria legislazione.

Nonostante l’applicazione della direttiva sia in programma il 3 gennaio 2018, il regime imminente è ancora oggetto di una diffusa confusione nel settore. Le società finanziarie stanno ultimando le ultime operazioni per conformarsi alla direttiva mentre le rispettive autorità di regolamentazione sono ancora in fase di recepimento - molti processi di conversione della direttiva in legge esecutiva all’interno delle giurisdizioni devono ancora avvenire.

Secondo quanto riportato da Bloomberg e dalla Commissione europea, 17 paesi, tra cui Belgio, Paesi Bassi, Finlandia e Spagna, stanno ancora convertendo i regolamenti rivisti nella direttiva sugli strumenti finanziari in normativa. Più che un piccolo inconveniente, questo è un problema di enorme importanza perché, se la MiFID II non è codificata in legge, non è possibile applicarla direttamente alle imprese e ai privati che operano nei Paesi “ritardatari”. Per una volta virtuosa è l’Italia, che ha già provveduto a recepire la MiFID II, insieme a Francia, Germania, Regno Unito, Irlanda e pochi altri.


In giallo i Paesi ritardatari, in arancione i Paesi che hanno già provveduto all’inserimento della MiFID II all’interno della propria legislazione.
Fonte: Bloomberg

A differenza della regolamentazione “compagna” MiFIR (Markets in Financial Instruments Regulation), che è completamente vincolante e si applica direttamente a tutti i paesi dell’UE, la seconda iterazione della MiFID deve essere codificata in legge a livello nazionale prima che possa avere effetto.

Il 17 ottobre, Valdis Dombrovski, a capo della politica finanziaria dell’UE, ha confermato:

«Gli Stati membri stanno ancora proseguendo nella loro trasposizione». Ammettendo che i tempi sono a dir poco tardivi, specifica però che «il processo di recepimento è stato seguito attentamente per garantire che vi sia coerenza nella sua applicazione in tutta l’UE».

Incertezza e confusione attorno alla MiFID II

Questa corsa dell’ultimo minuto si aggiunge all’incertezza generata dai cambiamenti radicali che dovrebbero costare alle banche, ai gestori e agli intermediari finanziari circa 2 miliardi di dollari per conformarsi a dovere. Non sorprende che ciò abbia messo sotto pressione le autorità di regolamentazione in tutta l’UE affinché mostrino clemenza una volta che la legge sarà diventata operativa - e le fonti dicono che la richiesta è stata accolta con un feedback non ufficiale di supporto.

Molti regolatori hanno rassicurato alle imprese che non intendono dare una stretta a partire dal primo giorno di attivazione della MiFID II. La BaFin, l’autorità di regolamentazione finanziaria tedesca, ha dichiarato che «esaminerà da vicino quali processi vengono compiuti per l’implementazione e determinerà se si sta procedendo in modo tempestivo». La portavoce Anja Schuchhardt ha dichiarato: «Siamo consapevoli che la calendarizzazione è serrata e per questo la ragione manterremo un senso di proporzione».

La Financial Conduct Authority (FCA) del Regno Unito ha anticipato di voler agire «proporzionalmente» data la vastità dei cambiamenti, in particolare nelle fasi iniziali in cui non seguirà un approccio di responsabilità oggettiva.

Il mese scorso, Mark Steward, direttore delle attività di vigilanza e di controllo di mercato presso la FCA, ha dichiarato:

«Siamo consapevoli di quanto lavoro è a carico di molte aziende da molto tempo nel riassetto e nella preparazione...questo significa che non abbiamo intenzione di intraprendere azioni di contrasto nei confronti delle imprese per non aver soddisfatto immediatamente tutti i requisiti laddove vi sia evidenza dell’aver adottato misure sufficienti per soddisfare il nuovo obbligo entro la sua data di inizio».

Poiché la maggior parte della propria implementazione è ancora incompleta, l’autorità finanziaria olandese ha dichiarato che, nonostante vi siano indubbiamente delle ambiguità, le imprese dovrebbero comunque avere un’idea approssimativa di ciò che gli verrà richiesto.

E poi, cosa succede?

Nonostante le direttive dell’UE siano vincolanti, le autorità nazionali hanno potere discrezionale in termini di raggiungimento degli obiettivi generali. Ciò comporta il fatto che i regolamenti differiranno tra un Paese e l’altro dell’UE.

«È comprensibile che, per determinati argomenti, le società finanziarie avranno difficoltà a prepararsi in tempo perché vi è ancora mancanza di chiarezza», ha affermato un funzionario dell’AFM olandese, «e terremo conto di ciò nel modo in cui eseguiamo le nostre supervisioni. Tuttavia, laddove non vi sono delle significative incertezze normative, ci aspettiamo che i partecipanti al mercato siano conformi».

Il ministero delle Finanze della Finlandia ritiene che il programma è «serrato, ma possibile» anche se manca ancora l’approvazione del Parlamento. Il Belgio, che per ironia della sorte è la sede del corpo legislativo dell’UE, e il Lussemburgo, dimora di importanti fondi di investimento, non hanno ancora completato il proprio regolamento. Mentre l’autorità di regolamentazione della Lituania si aspetta che le aziende rispettino le regole, anche se la legge è ancora stata adottata.

Verso la scadenza

Nonostante l’ampia incertezza, la scadenza rimane rigorosa: a partire dal 3 gennaio 2018 verranno messe in atto procedure di infrazione contro le autorità di regolamentazione ritardatarie, per cui potranno essere portate in tribunale dalla Commissione e potenzialmente multate.

L’ESMA, l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati, l’organismo europeo che mira a coordinare gli standard normativi in tutto il blocco, ha ammesso che c’è ancora molto lavoro da svolgere nella definizione dei regolamenti sul fronte delle materie prime e delle obbligazioni che, anche se fatto in tempo, non darà abbastanza spazio al mercato per potersi adeguare.

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