Katia Ghirardi e il video di Banca Intesa: perché si può parlare di cyberbullismo?

Dopo quello di Katia Ghirardi spuntano fuori altri video del contest di Banca Intesa: è giusto adesso parlare di cyberbullismo nei confronti della donna?

Negli ultimi giorni si fa un gran parlare di Katia Ghirardi, la direttrice di una filiale di Banca Intesa nel mantovano divenuta famosa, senza che lei lo volesse, per un video girato assieme ai suoi colleghi per un contest aziendale.

Quello che però doveva essere un filmato destinato a rimanere racchiuso all’interno delle mura dell’istituto di credito, è finito invece nei vari social diventando immediatamente virale trovando poi spazio anche nelle home page dei maggiori giornali nazionali.

Dall’anonimato della sua filiale di Banca Intesa di provincia quindi Katia Ghirardi di colpo si è ritrovata ad essere una sorta di “star” del web, scatenando però ironie anche molto pesanti e fuori luogo, tanto che si è tornati a parlare di cyberbullismo.

Dopo il sorriso iniziale che il goffo video che vede protagonisti la Ghirardi e i suoi dipendenti può strappare, la cattiveria gratuita che è stata poi riversata sulla donna ci pone nuovamente di fronte al problema di come i social possano in qualche modo proteggere chi, a sua insaputa, si trova a essere travolto da tutto questo trambusto.

I video del contest di Banca Intesa

Quando Banca Intesa ha deciso di promuovere un contest aziendale tra le sue filiali, con ogni probabilità non si sarebbe mai aspettato un tale caso mediatico. Quello che doveva essere un modo per cementificare quello che gli anglosassoni chiamano team building, invece ora è diventato un fenomeno social.

Una iniziativa questa che a noi italiani abituati alla tranquilla vita lavorativa del posto fisso statale può sembrare un’“americanata”, ma che invece per dipendenti del settore privato come Katia Ghirardi poteva apparire come un simpatico diversivo con lo scopo magari anche di fare bella figura con i vertici aziendali.

Fatto sta che il video girato dalla filiale mantovana è trapelato anche all’infuori del contest, venendo postato su Facebook e poi Youtube. Un fatto, questo, che ha scatenato l’implacabile macchina dei social, con il filmato che è diventato in pochi giorni il contenuto più condiviso e commentato della rete.

Ad essere presa di mira è stata proprio la Ghirardi, canzonata per non essere proprio una provetta cantante e per il suo entusiasmo nel presentare la sua squadra di lavoro e l’efficacia della sua filiale.

Le ironie però hanno ben presto lasciato spazio a vere e proprie cattiverie, con parodie e fotomontaggi che sono iniziati a circolare all’impazzata nei vari social, regalando alla bancaria una notorietà con ogni probabilità molto poco gradita.

Ed è qui che si sono iniziate a levare le prime voci in difesa di Katia Ghirardi, con diversi influencer che hanno iniziato a parlare di cyberbullismo tanto che ci si è azzardati anche a fare il paragone con Tiziana Cantone, la ragazza napoletana protagonista di alcuni video osè che non ha retto alla gogna social che si era venuta a creare e ha deciso di togliersi la vita.

Intanto però sono iniziati a spuntare nuovi video del contest di Banca Intesa, con altri direttori e dipendenti di filiali che anche loro si sono visti catapultare dal mondo dello sportello bancario a quello della popolarità, più o meno apprezzata che sia, del web.

Perché possiamo parlare di cyberbullismo

Quando puntualmente in televisione viene trasmesso il famoso film Ritorno al Futuro parte II, il 2015 viene visto nel 1989 da Robert Zemeckis come un futuro altamente tecnologico, dominato da macchine volanti e altre diavolerie simili.

La realtà di questo 2017, però, è abbastanza diversa, con l’uomo ancora dipendente dal petrolio e internet che soltanto negli ultimi anni è riuscito a penetrare nel tessuto della società iniziando a mutare le nostre abitudini di vita.

Uno dei cambiamenti più importanti è stato l’avvento dei social, che oltre alla possibilità di essere in qualche modo sempre in contatto con amici reali o soltanto virtuali, ha esposto tutti noi anche a una serie di pericoli.

Il fatto che adesso milioni di italiani sappiano vita, morte e miracoli di tale Katia Ghirardi è un esempio lampante di come il web possa cambiare, anche a malgrado, la vita di una persona.

Se c’è chi vive e lavora di questo clamore che può suscitare un video o un post, ci sono molte altre persone che di questa ribalta ne farebbero volentieri a meno, soprattutto quando dall’ironia si passa alla cattiveria.

Tra i nuovi neologismi coniati dopo la rivoluzione del web 2.0 c’è quello di cyberbullismo, termine che indica un “tipo di attacco continuo, ripetuto, offensivo e sistematico attuato mediante gli strumenti della rete”.

Un problema, questo del cyberbullismo, che recentemente è stato oggetto anche di una legge da parte del Parlamento italiano, dove l’intento è quello di tutelare gli utenti online punendo “l’aggressione o la molestia ripetuta, da parte di singoli o più persone, nei confronti di una o più vittime allo scopo di ingenerare in essi timore, ansia o isolamento ed emarginazione”.

Queste parole possono essere tranquillamente prese ad esempio per descrivere quello che è accaduto alla Ghirardi, che è stata oggetto di sberleffi senza che gli utenti in questione si siano minimamente posti la domanda se tutto questo poteva in qualche modo ferire o turbare l’involontaria protagonista di tutto questo clamore.

Leggi a parte, senza però anche una forte presa di posizione sul tema da parte dei social network, Facebook in testa, difficilmente si potranno applicare politiche veramente efficaci in termini di cyberbullismo.

Al momento la direttrice di filiale si è trincerata dietro un più che giustificato silenzio. In molti ora sono pronti a scommettere che i voraci programmi televisivi siano pronti a fare a gara per assicurarsi la presenza nei loro salotti della donna, che invece al momento sembrerebbe essere intenzionata alla molto più sensata tattica dell’aspettare che il clamore si calmi.

Domani un nuovo video o una nuova foto attirerà l’attenzione dei milioni di utenti social, facendo scemare le attenzioni sulla bancaria via via sempre più in secondo piano fino a che, finalmente, potrà ottenere l’oblio mediatico e tornare con più serenità a svolgere il proprio lavoro.

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