Il digitale è il driver su cui puntare nella internazionalizzazione delle imprese

Per le aziende l’internazionalizzazione si fa sempre più digitale per mostrare resilienza al contesto economico attuale.

Il digitale è il driver su cui puntare nella internazionalizzazione delle imprese

Le imprese sognano di ripartire il prima possibile e molti imprenditori hanno compreso che la ripartenza non può che essere legata alla digitalizzazione, al commercio e alla promozione all’estero dell’eccellenza italiana.

L’export digitale è una strategia complessa che va analizzata, studiata e adattata. Un insieme di ingredienti fondamentali per il raggiungimento dell’obiettivo e che vede la sinergica collaborazione strategica tra l’export manager aziendale e il digital expert, due figure fondamentali per la crescita e l’internazionalizzazione di ogni azienda.

L’importanza dell’export digitale

Nonostante questa modalità di business continui a crescere, raggiungendo, nel 2017, un valore di circa 9,2 miliardi di euro, l’incidenza sul totale delle esportazioni di beni di consumo resta marginale. I grandi retailer online si confermano il principale strumento, con il 50% dell’export digitale, per quanto riguarda le piattaforme di vendita, seguiti dai marketplace (35%), dai siti delle vendite private (8%) e dai siti e-commerce di aziende produttrici (7%).

Sono dati che confermano la necessità di affidarsi ad esperti del mondo del digital che affiancano gli export manager nelle decisioni e li guidano nelle scelte strategiche di business.

Sostanzialmente il modo di fare internazionalizzazione è cambiato. Tra gli scopi di una campagna di internazionalizzazione c’è quello di riuscire a distribuire prodotti e servizi della propria azienda all’estero. Gli strumenti digitali che le aziende hanno a disposizione non sono mai stati così evoluti come l’attualità del coronavirus ci ha mostrato.

Le piattaforme dei social network e i motori di ricerca permettono accessi e possibilità infinite. Possiamo pianificare una campagna pubblicitaria per diffondere conoscenza circa il prodotto che reputiamo più adatto a quel mercato target. Possiamo misurare il nostro investimento pubblicitario in tempo reale, calibrare gli interventi quotidianamente e definire le tattiche verificando dati concreti. Definire quegli interventi che possono aiutarci a comprendere meglio se il prodotto, o servizio, per quel mercato è quello giusto oppure serve operare dei correttivi prima ancora di iniziare.

Nascono nuove professioni nel settore delle internazionalizzazioni

In questo caso la figura del Temporary Export Manager è importante per la propria crescita sui mercati esteri.
Un professionista che mette a disposizione di più imprese l’esperienza consolidata nel mondo dell’export e dell’internazionalizzazione. La figura del Temporary Export Manager è relativamente recente. A livello istituzionale si comincia a parlare del TEM a partire dal 2007. Ecco perché tra i professionisti del settore intervistati, solo il 18% è TEM da oltre 10 anni, il 45% da 5 a 10 anni mentre il 37% da meno di 5 anni. Una figura professionale che è legata al mondo del digitale.

Tali agenti sfruttano canali come le fiere, le missioni commerciali e gli incoming. L’invio di campioni è prassi consolidata in molti settori mentre è in crescita l’uso dei social network per trovare contatti, meno per fare branding. Negli ultimi tempi risulta in crescita, per tali professionisti, anche l’utilizzo di email marketing, della costruzione di funnel di vendita e dei chatbot. Così come per i motori di ricerca, anche per i social network è opportuno scegliere quello che nel mercato di riferimento è di maggior utilizzo. Se è evidente che i social network più diffusi come Facebook, Twitter, YouTube, Instagram e LinkedIn non possono essere ignorati, è però altrettanto indispensabile considerarne altri più specifici per le singole realtà internazionali. Si pensi al social VK, tra i più popolari in Russia e in Ucraina. Secondo la società informatica SimilarWeb, a oggi, VK è tra i 50 siti più popolari al mondo.

Il solo web marketing non può essere sufficiente per sostenere un processo di internazionalizzazione, che richiede tanto lavoro e competenza anche “offline”, ma affinché le imprese che affrontano i mercati esteri portino avanti con successo i loro progetti di export è importante che imparino a conoscere le opportunità della comunicazione digitale e delle dinamiche social e inizino ad usarle come leva strategica di sviluppo e crescita.

Puntare sul mobile

Considerata la capillare diffusione dei dispositivi mobili, avere un sito o un e-commerce che garantiscano un’esperienza di navigazione da smartphone e tablet fluida è oramai imprescindibile per avere successo, tanto nel mercato interno che su quelli esteri. Sviluppare un e-commerce per l’estero richiede tuttavia una maggiore attenzione per tutta una serie di aspetti come ad esempio le normative sui diritti dei consumatori esistenti, le normative fiscali, gli iter e gli eventuali dazi doganali, la scelta della logistica, sia in termini di evasione dell’ordine che di gestione dei resi, l’applicazione di metodi di pagamento più comuni nel mercato di riferimento e la cura delle attività post-vendita in termini di customer care.

L’avvento degli strumenti e canali digitali ha aperto la mente imprenditoriale a nuove opportunità. In una strategia efficace di export, ad oggi, è impensabile escludere la componente on line dal marketing mix, anche nel caso si operi in un mercato B2B per vendere direttamente ai clienti esteri.

L’aiuto di un consulente specializzato ed esperto in comunicazione, mercati esteri, internazionalizzazione e marketing digitale può risultare fondamentale, per abbattere certe consuetudini insite nell’azienda e portare dall’esterno nuove competenze e visioni.

Gli strumenti online offrono numerosi vantaggi rispetto al marketing tradizionale, a partire dall’estrema misurabilità dei risultati rispetto agli obiettivi prefissati e dalla possibilità di poter cambiare la strategia di approccio anche in corso d’opera.

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