Criptovalute, il bilancio di metà anno: ecco le peggiori 3

Tempo di bilanci per le criptovalute. Ecco quali sono state, nel primo semestre del 2021, le peggiori 3 per rendimento.

di Pierandrea Ferrari 0 Commenta

Il primo semestre del 2021 volge al termine, e se in un precedente articolo abbiamo esaminato le criptovalute che hanno realizzato i maggiori guadagni da gennaio a giugno, proviamo ora invece a scandagliare il fondo, in cerca dei crypto-asset che sono arrivati col fiatone sul traguardo.

Diciamolo subito: nessuna delle criptovalute prese in considerazione, e cioè il Bitcoin e le prime 10 Altcoin per capitalizzazione di mercato, si è mossa in territorio negativo, complice anche il boom di inizio anno che ha permesso di attutire in parte l’effetto dei pullback di maggio-giugno.

1. Litecoin, +11%

Maglia nera Litecoin, criptovaluta peer-to-peer creata nel 2011, e considerata agli esordi come una potenziale alternativa al Bitcoin. Ad inizio anno Litecoin scambiava a 126 dollari, per poi fare un balzello dell’11% fino alla quotazione attuale di 140 dollari.

Così come le altre criptovalute, anche Litecoin ha pagato lo scotto della stretta regolatoria cinese, e cioè del giro di vite delle authority di Pechino sul mining e sui servizi in criptovaluta. A maggio, infatti, Litecoin era arrivata a scambiare ad un massimo di 386 dollari, per poi perdere nelle settimane a seguire il 64%.

2. Bitcoin Cash, +48%

Subito dietro Litecoin troviamo Bitcoin Cash. Si tratta di un fork del Bitcoin, ovvero di una divisa nata dai dissidi interni tra minatori, sviluppatori e investitori sui protocolli del BTC, e che il sito di riferimento definisce come “denaro elettronico peer-to-peer per internet”.

Bitcoin Cash ha al momento della scrittura una quotazione di 507 dollari, che certifica un rialzo su base year-to-date del 48%. Ma la crypto è anche tra quelle che hanno prestato di più il fianco agli scossoni di maggio: dopo aver toccato un massimo di 1.550 dollari, infatti, Bitcoin Cash ha perso il 67%.

Chiude Chainlink, criptovaluta gestita dall’omonimo network decentralizzato che funge da ponte tra gli smart contract e i dati esterni. Sviluppata dai programmatori Sergey Nazarov e Steve Ellis, Chainlink ha una quotazione di 18,8 dollari, che vale un +54% dai livelli di inizio anno, 12,2 dollari.

Anche Chainlink, nella prima metà di maggio, aveva cavalcato l’onda spingendosi fino a quota 52,2 dollari, ma i venti di guerra d’Oriente hanno poi innescato un pullback del 64%, pari alla perdita maturata da Litecoin.

Condividi

Segui Money.it su Google Aggiungici alle fonti preferite per vedere più spesso le nostre notizie nei risultati di ricerca.

Argomenti di cui abbiamo parlato

Commenti

0

Per commentare serve un account Money.it gratuito.

Nessun commento: scrivi tu il primo.

Articoli correlati