Codice rosso e Revenge porn approvati alla Camera: salta la castrazione chimica

“Codice rosso” contro la violenza sulle donne approvato alla Camera insieme al Revenge porn: prevede interventi più rapidi da parte delle Forze dell’ordine e un iter processuale più semplice.

Codice rosso e Revenge porn approvati alla Camera: salta la castrazione chimica

Codice rosso contro la violenza sulle donne approvato alla Camera con 380 voti favorevoli; ora la votazione finale spetta a Palazzo Madama. Il testo approvato prevede anche le norme sul Revenge porn mentre esclude la proposta di inserire la castrazione chimica per gli stupratori, trasformandolo in un ordine del giorno.

Con l’approvazione del “Codice rosso” le donne vittime di maltrattamenti, abusi sessuali e atti persecutori, avranno un canale preferenziale che velocizza l’intervento delle Forze dell’ordine e dei magistrati.

Il testo nasce dalla collaborazione tra la Ministra Bongiorno e il Ministro della Giustizia Bonafede ed affonda le sue radici in un progetto messo a punto circa un anno fa con la collaborazione di Michelle Hunziker che da anni sostiene le vittime di violenza domestica.

La legge ha l’obiettivo di abbattere i tempi della giustizia, accelerare l’avvio del procedimento penale e delle misure preventive per allontanare la persona violenta dalla vita della donna.

Un Codice rosso per le vittime di violenza

La legge intitolata «Codice rosso» arriva alla Camera dei deputati. Si tratta di una proposta per contrastare i maltrattamenti e le altre forme di violenza subite dalle donne e per assicurare una tutela efficace e tempestiva alle vittime.

Il testo prende il nome di “Codice rosso” alludendo al codice del pronto soccorso; infatti vuole riservare una corsia preferenziale alle segnalazioni di violenze e maltrattamenti delle donne, assicurando un iter procedimentale più rapido.

La legge «Codice rosso» nasce da un progetto sostenuto dalla Ministra per la Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno e Michelle Hunziker (showgirl che da anni è impegnata nella difesa dei diritti delle donne) le quali dal 2007 sono alla guida del fondazione onlus Doppia Difesa, per offrire supporto alle donne discriminate e vittime di maltrattamenti.

L’idea è stata poi concretizzata in un disegno di legge con l’intervento congiunto della Ministra Bongiorno e del Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.

Il testo vuole abbattere i tempi della giustizia che attualmente, a causa di lungaggini ed inefficienze, non sono idonei a proteggere le donne che denunciano i loro aggressori. Dunque “Codice rosso” intende accelerare l’inizio del procedimento penale ed avviare le misure di sicurezza della vittima il prima possibile.

Inoltre prevede l’obbligo in capo alla Polizia giudiziaria di comunicare immediatamente al Pubblico ministero le notizie di reato che interessano condotte violente o persecutorie contro le donne. Tali condotte sono:

  • maltrattamenti in famiglia;
  • violenza sia sessuale che psicologica;
  • atti persecutori;
  • lesioni aggravate.

“Codice rosso” stabilisce che le donne che sporgono denuncia per questi reati devono essere ascoltate dal Pubblico ministero entro 3 giorni dall’avvio del procedimento; in più obbliga la Polizia giudiziaria a dare la priorità alle indagini per i reati di lesione, maltrattamenti e violenza sulle donne, mettendo a punto una vera e propria corsia preferenziale.

Codice rosso: sì al Revenge porn, no alla castrazione chimica

La legge approvata alla Camera non solo introduce il Codice rosso a difesa dalle donne ma prevede anche il tanto discusso reato di Revenge porn (letteralmente “vendetta pornografica”).

Il Revenge porn è stato approvato con 461 voti favorevoli e nessuno contrario. In particolare, la Camera ha approvato l’emendamento della Commissione presentato dalla relatrice 5 Stelle Stefania Ascari, che recepisce i testi già presentati dalle deputate forziste.

Il testo prevede che chiunque “dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video di organi sessuali o a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati” e senza il consenso delle persone rappresentate, rischia la reclusione da 1 a 6 anni, e multe dai 5.000 ai 15.000 euro.

Per quanto riguarda la proposta di introdurre la castrazione chimica, invece, il Parlamento risulta fortemente in disaccordo. Pur non raggiungendo i voti necessari, i sostenitori della castrazione chimica non voglio abbandonare l’idea e trasformano l’emendamento in un ordine del giorno sul quale discutere nuovamente.

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Argomenti:

Stalking Donne

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