Buoni pasto sospesi ad aprile? A rischio chi lavora in smart working

Niente buoni pasto a chi lavora da casa: molte aziende hanno deciso lo stop ai buoni pasto in smart working, ma possono farlo? L’allarme delle associazioni dei consumatori.

Buoni pasto sospesi ad aprile? A rischio chi lavora in smart working

Stop ai buoni pasto per chi lavora da casa: molte aziende hanno deciso di togliere i buoni pasto ai dipendenti che da marzo sono in smart working. Questo vuol dire che ad aprile la tessera non verrà ricaricata con i buoni pasto di marzo.

Le associazioni dei consumatori hanno lanciato l’allarme, chiedendo un intervento urgente da parte del Governo. “I buoni pasto rappresentano un aiuto importantissimo per la spesa alimentare di milioni di famiglie di lavoratori alle prese con la drammatica pandemia del Covid-19 in atto”, afferma Francesco Luongo, Presidente Nazionale di Movimento Difesa del Cittadino.

“In un momento così drammatico che interessa e coinvolge tanto i datori di lavoro che i lavoratori, tutte le aziende che hanno la possibilità di proseguire le proprie attività mediante il lavoro agile, possono e devono continuare a riconoscere ai propri dipendenti le misure di welfare già pattuite”, continua.

Stop buoni pasto in smart working: cosa dice la legge

Con il DPCM 11 marzo si prevede che, per le attività produttive e professionali, “sia attuato il massimo utilizzo da parte delle imprese di modalità di lavoro agile per le attività che possono essere svolte al proprio domicilio o in modalità a distanza”. Gli italiani hanno così scoperto lo smart working, ma sono in tantissimi quelli che si sono visti bloccare l’erogazione dei buoni pasto. In un momento di difficoltà come quello che stanno vivendo le aziende per la crisi sanitaria, è giusto continuare a concedere i buoni pasto o hanno il diritto di stopparli?

Per legge i buoni pasto vengono concessi quando il lavoratore non ha una mensa aziendale o quando per contratto non ha diritto alla pausa pranzo. In quanto benefit accessori, non sono obbligatori: il datore può decidere se darli oppure no, a meno che non siano previsti nei contratti collettivi o nel contratto individuale.

Il Decreto che regola le disposizioni sui buoni pasto per i lavoratori è il n. 122 del 7 giugno 2017, che dice:

“Il lavoratore che svolge la prestazione in modalità di lavoro agile ha diritto ad un trattamento economico e normativo non inferiore a quello complessivamente applicato, in attuazione dei contratti collettivi di cui all’articolo 51 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, nei confronti dei lavoratori che svolgono le medesime mansioni esclusivamente all’interno dell’azienda”.

Se in smart working il trattamento economico non cambia, non c’è un esplicito riferimento ai buoni pasto.

Buoni pasto in smart working: decide il datore di lavoro

Resta quindi una decisione del datore di lavoro: c’è chi continua a darli, chi no. L’azienda dovrà specificare se i buoni pasto sono erogati o meno in smart working nell’accordo individuale sulle modalità di lavoro agile obbligatorio per legge.

Anche le associazioni dei consumatori sostengono che non c’è nessun motivo per sospendere i buoni pasto, a meno che non vi sia un accordo integrativo aziendale specifico.

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