Agenda macro 14 novembre 2018: Pil per Germania ed Eurozona, inflazione in Usa

Nella giornata odierna focus su in Germania ed Eurozona per le rilevazioni sul Pil del terzo trimestre. Oltremanica occhi puntati sull’accordo Londra-Bruxelles e sguardo negli Stati Uniti per il dato sull’inflazione di ottobre

Agenda macro 14 novembre 2018: Pil per Germania ed Eurozona, inflazione in Usa

Prosegue una settimana particolarmente calda per la Germania. Dopo i dati rilasciati ieri su inflazione e indice ZEW, che si sono entrambi confermati in linea con le stime preliminari in ottobre, oggi si attende il dato sul Pil.

Gli analisti stimano un dato preliminare in contrazione nel terzo trimestre 2018, trascinato al ribasso dalla contrazione del settore industriale. Le misurazioni sono attese a -0,1% su base mensile e al 1,2% per il dato annuale stagionalizzato, mentre all’1,3% per il dato WDA, rispettivamente da 0,5%, 2,3% e 2% delle precedenti rilevazioni.

Se le rilevazioni effettive dovessero essere in linea con il consensus il dato su base mensile arriverebbe a toccare i valori registrati nel primo trimestre 2015, mentre su base annuale si arriverebbe a segnare un nuovo minimo annuale avvicinandosi ai livelli registrati nel terzo trimestre dello scorso anno, evidenziando un calo generale della crescita della principale economia dell’area euro.

Eurozona e Brexit sotto i riflettori

Per quanto riguarda il Pil dell’Eurozona atteso non vi sono attese significative variazioni rispetto i valori emersi nelle rilevazioni precedenti pari allo 0,2% su base trimestrale e su 1,7% per il dato annuale.

Intanto l’accordo tra Londra e Bruxelles sembra imminente, ieri sera Theresa May ha convocato uno ad uno i componenti del suo esecutivo per cercare di preparare il terreno per il consiglio dei ministri in programma questo pomeriggio.

Nella bozza di cinquecento pagine si sarebbe trovato anche un accordo provvisorio sulla questione irlandese che prevederebbe la permanenza temporanea del Regno Unito nell’unione doganale Ue e, almeno parzialmente, nel mercato comune Ue in attesa di trovare una soluzione definitiva dopo il cosiddetto periodo di transizione compreso tra marzo 2019 e dicembre 2020.

Negli Stati Uniti si attende invece il dato sull’inflazione relativo al mese di ottobre, gli analisti si aspettano delle rilevazioni in aumento sia per il dato CPI che per il dato CPI core ad esclusione della misurazione annuale, stimata invariata al 2,2% della precedente rilevazione.


Prezzi al consumo, dato core annuale. Fonte: Bloomberg

Dai dati sull’inflazione quindi non dovrebbero emergere significativi cambiamenti al rialzo sui prezzi, che dovrebbero attestarsi quindi appena sopra al livello target fissato dalla Fed.

Se il dato effettivo dovesse risultare come auspicato dagli analisti sarebbe il primo dato in rialzo dopo il valore massimo registrato nella rilevazione di luglio al 2,35%. Importante notare anche che dalla rilevazione di agosto il dato effettivo è risultato sempre al di sotto delle stime degli analisti censiti da Bloomberg.

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