Il tellurio è sempre più importante per fotovoltaico e tecnologie termoelettriche, ma la sua disponibilità è limitata: ecco perché è una materia prima strategica.
Per anni la corsa alle materie prime ha avuto l’oro come protagonista quasi scontato. Oggi, la transizione energetica sta tuttavia spostando l’attenzione verso metalli molto meno conosciuti, ma rivelatisi indispensabili per alcune tecnologie su cui si sta costruendo il futuro dell’energia.
Tra questi c’è il tellurio, un elemento raro che sta assumendo un peso crescente soprattutto nel settore fotovoltaico e in alcune applicazioni che permettono di recuperare energia dal calore.
Perché il tellurio è importante per il fotovoltaico?
Una delle principali applicazioni del tellurio è legata ai pannelli solari a tellururo di cadmio, conosciuti anche come moduli CdTe. In questa tecnologia il tellurio viene utilizzato come materiale semiconduttore per trasformare la luce solare in elettricità.
Secondo il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti, il tellurio rappresenta circa il 10-15% del costo di un modulo fotovoltaico CdTe. L’IEA ha inoltre evidenziato come, in uno scenario caratterizzato da una forte crescita di questa tecnologia, la domanda di tellurio potrebbe aumentare sensibilmente entro il 2040.
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Il vero problema è dove trovare il tellurio
Il problema principale con il tellurio è la sua rarità. Non esistono infatti miniere dedicate esclusivamente all’estrazione di questo elemento. Nella maggior parte dei casi viene recuperato durante la lavorazione del rame.
Quando il rame viene raffinato per ottenere un materiale più puro, alcune impurità si separano e finiscono nei cosiddetti fanghi anodici, ossia residui che si formano durante il processo di raffinazione. Tra le sostanze presenti in questi residui c’è anche il tellurio, che può quindi essere recuperato e trasformato in materia prima.
Questo significa che la quantità di tellurio disponibile sul mercato non dipende soltanto dalla richiesta di questo metallo. Dipende anche da quanto rame viene prodotto e da quanto tellurio viene effettivamente recuperato durante la sua raffinazione.
Secondo l’US Geological Survey, infatti, il rame è la principale fonte del tellurio e oltre il 90% della produzione mondiale del metallo deriva dai fanghi anodici prodotti durante la raffinazione del rame.
Di conseguenza, anche se la domanda dovesse aumentare rapidamente, non sarebbe sufficiente aprire una nuova miniera di tellurio per aumentare altrettanto rapidamente l’offerta. La disponibilità del metallo è infatti legata anche alla produzione di rame e alla capacità degli impianti di recuperare il tellurio presente nei residui della raffinazione.
Il prezzo del tellurio è già aumentato
La difficoltà di approvvigionamento del tellurio si riflette anche sui prezzi. Secondo i dati dell’USGS, il prezzo medio annuo stimato del tellurio in Europa è passato da 81,54 dollari al chilogrammo nel 2024 a circa 150 dollari nel 2025, con un aumento dell’84%. Negli Stati Uniti la quotazione media è invece salita da 74,77 a circa 120 dollari al chilogrammo nello stesso periodo.
In parte, l’aumento va anche ricondotto alle restrizioni introdotte dalla Cina sulle esportazioni di tellurio, che hanno contribuito a ridurre la disponibilità sul mercato europeo e a spingere gli acquisti spot negli Stati Uniti.
Dal fotovoltaico all’elettricità prodotta dal calore
Le applicazioni del tellurio potrebbero andare ben oltre il fotovoltaico. Alcuni suoi composti, infatti, come il tellururo di bismuto, vengono utilizzati nei dispositivi termoelettrici, capaci di convertire una differenza di temperatura direttamente in elettricità.
È proprio questo il settore nel quale si sta muovendo PyroDelta Energy, società controllata da First Tellurium e citata nella fonte alla base dell’articolo. L’azienda sta sviluppando materiali e generatori termoelettrici a base di tellurio con l’obiettivo, tra le altre applicazioni, di recuperare parte del calore disperso dai data center e trasformarlo nuovamente in energia elettrica.
Parallelamente, la disponibilità futura del tellurio potrebbe dipendere anche dalla quantità di materiale già utilizzato. Il riciclo dei pannelli CdTe è tecnicamente possibile e negli Stati Uniti viene già effettuato, anche se i volumi recuperati sono ancora limitati perché molti di questi moduli sono relativamente recenti e non hanno ancora raggiunto la fine della loro vita utile.
Come avviene per le terre rare, anche nel caso del tellurio la prossima corsa alle materie prime potrebbe giocarsi sulla capacità di recuperare materiali preziosi dalle tecnologie che stanno già entrando nelle nostre reti energetiche.