Un punto di forza e allo stesso tempo di debolezza del principale indice borsistico nazionale, è nella componente dei titoli bancari. Pesano tanto, contano troppo e fanno il bello o il cattivo tempo a seconda del trend di fondo. Anzi, se l’investitore di turno è un esperto conoscitore del listino milanese, può scegliere direttamente il settore quale prodotto a leva dell’intero indice. Cioè invece di acquistare il Ftse Mib e sperare in un +250% in 10 anni, per esempio, si espone sul comparto banking e può sperare in guadagni stellari. Numeri alla mano, segna un +831% di rendimento in 10 anni l’ETN che investe nei titoli di Borsa delle banche italiane.
Nota della Redazione di Money.it
Il riferimento è all’unico prodotto incontrato su JustETF.com che investe direttamente ed esclusivamente sul settore bancario italiano. Purtroppo non ne abbiamo incontrati altri e la circostanza, inevitabilmente, limita la portata dell’analisi. Avremmo preferito imbatterci in almeno due o più prodotti concorrenti per esaltare i pregi e i difetti degli uni e degli altri a beneficio dell’analisi e del Lettore.
Tuttavia, la forza del settore bancario italiano è così impressionante da non poterla bypassare o ignorare. Parimenti precisiamo che la Redazione di Money.it non ha alcun legame e/o interessi e/o altra forma di rapporti con il gestore del fondo in questione.
Il WisdomTree FTSE MIB Banks ad accumulazione
Il prodotto in questione è il WisdomTree FTSE MIB Banks con ISIN XS3306519201, e tecnicamente si tratta di un ETN e non di un ETF.
Entrambi appartengono alla mega famiglia degli ETP, gli Exchange Traded Products, strumenti a gestione passiva negoziati in Borsa. Tuttavia, mentre un ETF è un fondo comune d’investimento a gestione passiva, e spesso armonizzato UCITS, l’ETN (Exchange Traded Note) è un titolo di debito. Pertanto chi compra l’ETF possiede un pezzettino del fondo, che a sua volta dispone dei titoli sottostanti fisicamente o tramite derivati. Inoltre il suo fondo è separato da quello della società che lo gestisce. Invece chi compra l’ETN acquista un titolo di debito emesso da una banca o da una società veicolo (SPV), e ne diventa un creditore. A cascata, la proprietà dell’ETN non possiede i titoli sottostanti (azioni, bond, etc.) mentre s’impegna a riconoscere il rendimento maturato dallo specifico indice e/o asset (in questo caso: comparto).
Ora, il WisdomTree FTSE MIB Banks è l’unico strumento che replica fedelmente l’indice FTSE MIB Banks 15% Capped, che a sua volta segue il settore bancario italiano. Le società facenti parti dell’indice sono le banche nazionali come Intesa Sanpaolo, BPER, Unicredit, Credem, Monte dei Paschi, etc.) e il peso di una singola società all’interno dell’indice è limitato al 15%.
Le macro caratteristiche di questo indice del comparto bancario
L’ETN è stato lanciato il 24 novembre 2016 per cui tra un mesetto festeggerà i primi 10 anni di storico effettivo. Fiscalmente parlando è domicilio in Irlanda ed è denominato in euro, per cui non espone al rischio di cambio. Quanto alla politica di replica e la politica dei dividendi, la prima è sintetica realizzata con uno swap, mentre la seconda è ad accumulazione. Questo vuol dire che i dividendi dell’ETN sono accumulati e reinvestiti nell’ETN stesso a beneficio del rendimento complessivo del fondo sul lungo termine.
Il Ticker di riconoscimento è il simbolo “ITBL” e ha un TER (indice di spesa complessiva) allo 0,35% annuo. In pratica su un ipotetico capitale di 5mila € stiamo parlando di 17,50 €/annui di spese di gestione all’intermediario, distinte da quelle eventuali al Fisco (26%). Potremmo definirlo un TER medio dato che è un indice settoriale, notoriamente più costosi rispetto a quelli più generici. Quanto alle masse gestite, infine, l’ETN di WisdomTree è oggettivamente di piccole dimensioni dato che le masse gestite sono pari a soli 59 mln di €.
Performance impressionanti in questo decennio d’oro
Un fattore cruciale che spiega l’enorme successo del fondo in termini di performance è dato dal suo timing di nascita. L’ETN è nato a processo di risanamento e di ricapitalizzazione delle banche italiane ormai completato. Con la crisi dei mutui subprime prime prima, e quella dei debiti sovrani poi, molti istituti di credito sono saltati o si sono fermati giusto un passo prima del default. In quegli anni i titoli di Borsa delle banche italiane andavano giù peggio del piombo in acqua, e in tanti ci hanno rimesso i loro soldi.
Poi gli istituti di credito sono stati risanati alla grande e da lì è ripartito un trend impressionante. Morale, chi lo ha cavalcato ha portato a casa un mucchio di soldi, e lo testimoniano chiaramente le performance del WisdomTree FTSE MIB Banks:
- 1 mese: –8,09%;
- 3 mesi: –4,61%;
- 6 mesi: +21,38%;
- YTD (da gennaio ’26 ad oggi): +15,87%;
- 1 anno: +35,22%;
- 3 anno: +287,11%;
- 5 anno: +400,54%;
- dal suo lancio: +831,00%. In pratica 1.000 € investiti il 1° giorno di vita sul prodotto avrebbero reso 8.310 € lordi complessivi: uno spettacolo!
Quanto ai rischi, la volatilità a 1, a 3 e a 5 anni è, nell’ordine, del 23,51%, del 24,21% e del 27,66%. Invece i maximum drawdown a 1Y, a 3Y, a 5Y e dal lancio sono, nell’ordine, del –19,09%, del –22,56%, del –35,83 e del –50,29%.
+831% di rendimento in 10 anni per l’ETN che investe nei titoli di Borsa delle banche italiane
I guadagni segnati dal prodotto nel decennio su svariati timeframe entrano di diritto tra i punti di forza dell’ETN. Un risultato figlio della enorme forza del comparto bancario italiano che in questi anni ha garantito e goduto di elevati margini operativi e quindi di utili a gogò. Un altro aspetto “pro” è nel costo medio (TER) rispetto alla media dei prodotti ETP in generale, e dei fondi comuni di investimento settoriali in particolare. Infine la presenza del cap de 15% fa sì che il peso di colossi bancari come Unicredit e Intesa non occupino tutto lo spazio disponibile dell’ETN.
I tre contro attengono alla concentrazione settoriale, il rischio emittente e la volatilità elevata intorno al 23-24%. In pratica quando il comparto imbocca la discesa le legnate riservate dal prodotto non sono mai indolori. Inoltre è un prodotto ad altissima concentrazione sia come Paese che come comparto, per cui il concetto di diversificazione tipico degli ETP qui è molto relativo. Ci si espone su più banche contemporaneamente, vero, ma la concentrazione geografica (solo Italia) e settoriale (solo banche) è elevata. Infine occhio al rischio di credito, cioè al rischio di insolvenza dell’emittente, che oltretutto ha swap tra le mani e non titoli reali con cui effettuare la replica.
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