Un BTP che oggi rende oltre il 4,5% può ancora farmi perdere se lo vendo prima della scadenza?

Gerardo Marciano

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Il rendimento a scadenza non protegge dalle perdite in caso di vendita anticipata. Tre BTP del 2036 e i segnali ribassisti del Future.

Un BTP che oggi rende oltre il 4,5% può ancora farmi perdere se lo vendo prima della scadenza?

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La Banca centrale europea ha aumentato i tassi di 25 punti base a giugno e di altri 25 punti base il 10 settembre 2026: mezzo punto percentuale complessivo. Il tasso sui depositi è attualmente al 2,50%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,65% e quello sui prestiti marginali al 2,90%.

Sul mercato obbligazionario, rendimenti più elevati possono accompagnarsi a prezzi in diminuzione. È quanto emerge dalle quotazioni di tre BTP con scadenza nel 2036: rendimenti lordi a scadenza superiori al 4,5%, ma prezzi ancora vicini ai minimi annuali.

La risposta alla domanda del titolo è quindi sì. Un BTP con un rendimento a scadenza superiore al 4,5% può generare una perdita se viene venduto prima del rimborso. Accade quando la diminuzione del prezzo, insieme ai costi dell’operazione, supera le cedole incassate.

Il punto decisivo è l’orizzonte temporale. Il rendimento a scadenza sintetizza i flussi previsti fino al rimborso; il risultato di una vendita anticipata dipende invece dalla quotazione disponibile in quel momento.
E la struttura ribassista del BTP Future lascia aperta la possibilità di ulteriori discese nel breve e medio termine.

Il 4,5% riguarda la scadenza: una vendita anticipata cambia il risultato

Il BTP 3,45% febbraio 2036 presenta un prezzo di riferimento di 91,95, con rendimento effettivo a scadenza del 4,56% lordo e del 4,10% netto indicato.

Il BTP 2,25% settembre 2036 quota 81,93, con rendimento del 4,58% lordo e del 4,26% netto indicato.

Il BTP 1,45% marzo 2036 presenta invece un prezzo di 76,83, con rendimento del 4,54% lordo e del 4,33% netto indicato.

Le cedole sono molto diverse, ma i rendimenti lordi risultano quasi coincidenti. Il prezzo più basso compensa la minore remunerazione periodica attraverso una differenza maggiore rispetto al rimborso a 100.

Il rendimento effettivo a scadenza comprende già le cedole: non si aggiunge a esse. Il 4,56% del BTP febbraio 2036 include sia gli interessi periodici sia la differenza tra prezzo pagato e valore di rimborso, tenendo conto delle date dei pagamenti.

Per 1.000 euro nominali di questo titolo, il prezzo di 91,95 corrisponde a 919,50 euro, prima del rateo e delle commissioni. I flussi contrattuali prevedono cedole lorde annue complessive di 34,50 euro e il rimborso di 1.000 euro nel 2036.

Un esempio chiarisce il rischio di uscire prima. Se il titolo venisse acquistato a 91,95 e venduto un anno dopo a 85, la perdita sul prezzo sarebbe di 69,50 euro ogni 1.000 euro nominali.

Le cedole lorde annue di 34,50 euro non basterebbero a compensarla: il saldo sarebbe negativo per circa 35 euro, prima di fiscalità e costi, ipotizzando ratei equivalenti alle due date. È un esempio illustrativo, non una previsione.

Nel BTP marzo 2036, il prezzo di 76,83 lascia una differenza di 23,17 punti rispetto al rimborso a 100. Questa componente contribuisce al rendimento lungo la vita residua, ma non assicura che il mercato riconosca un prezzo superiore a quello di acquisto tra sei mesi, un anno o tre anni.

Mantenere il titolo fino alla scadenza (rimborso a 100) evita di realizzare le oscillazioni intermedie attraverso una vendita.

Il rendimento indicato non è comunque una garanzia assoluta: i pagamenti dipendono dall’adempimento dell’emittente e il risultato composto risente del reinvestimento delle cedole. Costi, fiscalità e inflazione incidono sul risultato effettivo e sul suo potere d’acquisto.

All’acquisto va inoltre aggiunto il rateo, cioè la quota di cedola già maturata da riconoscere al venditore. Un prezzo di esecuzione diverso da quello di riferimento modifica il rendimento, mentre i valori netti dipendono dalle ipotesi fiscali adottate nel calcolo.

Le oscillazioni annuali mostrano quanto il rischio di prezzo sia concreto:

  • il BTP febbraio 2036 ha registrato un massimo di 101,68 e un minimo di 91,15, con un’escursione del 10,36% rispetto al massimo;
  • il settembre 2036 ha oscillato tra 90,92 e 81,14, con una distanza del 10,76%;
  • il marzo 2036 si è mosso tra 84,72 e 76,02, con un’escursione del 10,27%.

Queste variazioni riguardano soltanto i prezzi e non comprendono le cedole. Tutte e tre le quotazioni di riferimento si trovano a meno di un punto dai rispettivi minimi annuali.

Il rendimento elevato riflette anche la discesa già avvenuta, ma non dimostra che sia terminata.

Il BTP Future resta ribassista: perché i prezzi possono scendere ancora

Quando il mercato richiede rendimenti più alti, il prezzo di un BTP a tasso fisso deve diminuire perché la sua cedola rimane invariata. Quando i rendimenti richiesti scendono, il prezzo tende invece a salire.

Sulle scadenze lunghe conta soprattutto l’evoluzione delle aspettative: inflazione, tassi futuri e remunerazione richiesta per detenere il debito italiano. Per questo il mercato può anticipare le decisioni della BCE e continuare a muoversi anche dopo un rialzo già previsto.

Interviene poi lo spread, comunemente misurato come differenza tra il rendimento del BTP decennale e quello del Bund tedesco di durata analoga. Un ampliamento del differenziale può aggiungere pressione sui prezzi italiani, perché segnala una maggiore remunerazione richiesta rispetto al riferimento tedesco.

I giudizi recenti delle agenzie sono rimasti invariati. Fitch ha confermato BBB+ con outlook stabile l’11 settembre. Moody’s, nella revisione periodica del 25 settembre, non ha adottato una nuova azione di rating, lasciando invariati Baa2 e prospettive stabili.

La stabilità dei rating non impedisce però ulteriori ribassi. Anche senza un peggioramento del giudizio sull’Italia, un aumento dei rendimenti europei può ridurre le quotazioni dei BTP.

Persino uno spread in diminuzione può convivere con prezzi italiani in calo, se il rendimento tedesco sale più rapidamente di quello italiano.

Il BTP Future rappresenta un termometro della direzione del comparto decennale. Il contratto Long-Term Euro-BTP di Eurex riguarda titoli italiani consegnabili con vita residua compresa tra 8,5 e 11 anni.

In generale, quando il future sale, aumentano i prezzi dei BTP di durata comparabile e diminuiscono i rendimenti; quando scende, avviene il contrario. Le singole emissioni possono muoversi con intensità differenti.

La quotazione di riferimento è in area 110,38, contro un’apertura annuale a 117,89 e un massimo a 121,01. La flessione è di circa il 6,37% dall’apertura e dell’8,78% dal massimo. Il minimo annuale è a 109,53.

Il quadro grafico resta ribassista, con massimi e minimi decrescenti sulle scale temporali dal giornaliero al trimestrale. Sul giornaliero, inoltre, i prezzi rimangono sotto la media mobile a 21 periodi. Non emerge ancora una conferma che la fase di debolezza sia conclusa.

Il supporto principale è nell’area 109,53–109,54, dove si incontrano il minimo annuale e il riferimento storico della settimana del 10 giugno 2024.

Una rottura confermata rafforzerebbe la struttura ribassista, portando l’attenzione sul livello successivo a 106,76, minimo della settimana del 23 maggio 2023. Il suo raggiungimento resterebbe uno scenario, non una conseguenza automatica.

Sul lato superiore, la principale resistenza di breve è a 113,26, massimo del 22 settembre. Un ritorno sopra questa soglia inizierebbe a indebolire la struttura ribassista di breve termine.

La tenuta del recupero e la formazione di minimi e massimi crescenti darebbero maggiore consistenza al cambiamento. I confronti storici richiedono una serie del future coerente nel raccordo fra le scadenze contrattuali.

Un rendimento superiore al 4,5% a scadenza non protegge quindi da una perdita in caso di vendita anticipata. I flussi previsti fino al 2036 e il prezzo disponibile prima del rimborso rispondono a due domande diverse. Oggi, ai livelli di riferimento, il primo dato è elevato; il secondo rimane esposto a una struttura di mercato ancora ribassista.

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