Le quotazioni dell’istituto di credito sono inserite in una fase di congestione che, se violata, potrebbe dare modo ai compratori di allungare il passo
Le quotazioni di Intesa Sanpaolo sono inserite in una fase di compressione da ottobre 2018. Sebbene i corsi siano inseriti in un contesto di downtrend, si stanno evidenziando dei segnali di rafforzamento dei compratori che farebbero pensare ad un’accumulazione.
Intesa Sanpaolo, grafico giornaliero. Fonte: Bloomberg
Lo scorso venerdì i prezzi hanno dato vita ad un pattern di bullish Engulfing che ha permesso ai compratori di portarsi al di sopra delle soglia psicologica dei 2 euro ad azione e della media mobile semplice a 50 giorni.
Con particolare riferimento a partire dallo scorso maggio, questo algoritmo è sempre stato in grado di respingere le velleità rialziste del titolo dell’istituto di credito.
L’ostacolo principale per gli acquirenti è ora fornito da area 2,115 euro che, se violata, darebbe modo alle quotazioni di estendere verso il gap down lasciato aperto dallo scorso 28 settembre.
Se invece i prezzi dovessero scendere al di sotto di 1,884 euro, ecco che si avrebbe un segnale di indebolimento importante, che potrebbe far tornare i venditori e proseguire in tal modo la tendenza intermedia.
Strategie operative su Intesa Sanpaolo
Operativamente si potrebbe puntare ad una continuazione dei rialzi che hanno caratterizzato il titolo nell’ultimo periodo. Un punto di entrata che garantirebbe un buon rapporto di rischio/rendimento si trova a 2,085 euro. Lo stop loss andrebbe posto a 1,8730 euro, l’obiettivo principale a 2,30 euro mentre il target più ambizioso andrebbe inserito a 2,50 euro.
In questo quadro, il certificato Turbo Long di ISIN NL0013136278 e leva 4 si presta particolarmente bene per questo tipo di operatività.
Nel caso in cui il livello di stop loss venisse toccato prima del punto di ingresso, il tipo di operatività descritta verrebbe invalidata.
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