Quanto di quello che chiamiamo «investimento nello spazio» ha davvero a che fare con lo spazio? Meno di quanto si creda, a giudicare dai conti del terzo trimestre appena pubblicati da SpaceX, che rimescolano le etichette appiccicate al titolo più osservato del momento e mettono davanti agli investitori un ritratto della società che a molti non piacerà.
Il controsenso nei numeri
Su 100 dollari di ricavi, circa 52 arrivano ormai dalla divisione Super Intelligence. Dentro c’è un po’ tutto l’universo dell’intelligenza artificiale cresciuto attorno a Elon Musk, il modello linguistico Grok, gli strumenti per programmatori di Cursor, che il gruppo ha comprato, e soprattutto l’affitto di potenza di calcolo nei data center, il compute renting, a sviluppatori di AI esterni.
Starlink pesa per 36 dollari su 100, e con i suoi abbonamenti alla banda larga satellitare garantisce al gruppo l’entrata più stabile e prevedibile.
Ai lanci, tra Falcon 9, Falcon Heavy e Starship, missioni commerciali, contratti NASA e carichi governativi, restano appena 12 dollari su 100. Proprio il mestiere che ha dato il nome alla società.
Perché conta per il portafoglio
Con appena il 12% delle entrate legato ai razzi, il racconto di SpaceX come avanguardia della conquista dello spazio assomiglia più a un’insegna storica che alla fotografia dei conti.
Se un giorno la società entrasse negli indici dell’aerospazio o dell’esplorazione spaziale, o negli ETF tematici del settore, chi compra quei prodotti si ritroverebbe in mano soprattutto intelligenza artificiale e connettività satellitare, parecchio lontane da ciò che il nome lascia immaginare. Chi oggi detiene fondi costruiti su una tesi «spaziale» farebbe bene a ricontrollarla.
Il sistema Musk funziona?
Che la macchina messa in piedi da Musk giri, i numeri lo dicono chiaramente, a patto di leggerli fino in fondo.
Il margine operativo viaggia intorno ai 19 dollari ogni 100 di ricavi, con un contributo importante di Starlink, che sembra essersi lasciata alle spalle gli anni più voraci di capitale. Più vistoso l’utile netto, circa 30 dollari ogni 100, ovvero 4,4 miliardi nel trimestre, gonfiato però anche da voci estranee all’attività caratteristica come proventi finanziari, plusvalenze e benefici fiscali.
I ricavi hanno toccato i 14,6 miliardi di dollari, contro i circa 13 miliardi attesi dagli analisti, e il mercato ha premiato la sorpresa con un rialzo di circa l’8% nelle contrattazioni dopo la chiusura.
La voce che pesa di più
Il numero che merita più attenzione è però la spesa in conto capitale. Nel trimestre il capex ha raggiunto circa 134 dollari ogni 100 incassati, quasi 19,6 miliardi in valore assoluto, più dei ricavi stessi. I soldi finiscono in data center per l’AI, infrastruttura GPU, nuovi satelliti Starlink e razzi.
Da inizio anno il flusso di cassa operativo si ferma a 13 miliardi di dollari, a fronte di 48 miliardi investiti in infrastrutture, e il buco di circa 35 miliardi smentisce l’idea dell’azienda spaziale parca di liquidità.
Un problema condiviso con le altre AI
SpaceX brucia cassa come buona parte dei colossi dell’intelligenza artificiale, che prima spendono e poi, se tutto va bene, incassano. Chi contava sul settore spaziale come rifugio da questa dinamica deve rifare i conti, perché il profilo di rischio del gruppo si avvicina sempre di più a quello di Alphabet o Meta, con la stessa sensibilità ai tassi e allo stesso ciclo di investimenti tecnologici.
Cosa sa già il mercato
I grandi investitori conoscono con ogni probabilità questa composizione da tempo. A dover aggiornare le proprie convinzioni è semmai il risparmiatore medio.
Durante la conference call, del resto, Musk ha parlato con favore di una possibile fusione con Tesla, pur avvertendo che è presto per darla per fatta, e ha confermato che entrambe le società hanno nominato comitati di amministratori indipendenti per studiarla. Se l’operazione andasse in porto, incasellare il gruppo in una categoria tradizionale diventerebbe un’impresa ancora più ardua.
Prima di decidere
Davanti a numeri del genere sentirsi spiazzati è normale, soprattutto per chi ha comprato pensando ai razzi. Prima di muoversi conviene guardare dentro il proprio portafoglio e capire quanto di quella scommessa sia davvero spazio e quanto, invece, intelligenza artificiale.
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