Si rischia davvero di tornare a votare?

Con il quadro politico più che mai ingessato al momento non sembrerebbero esserci margini per la creazione di un governo: ci saranno presto nuove elezioni?

Si rischia davvero di tornare a votare?

Nonostante una seconda tornata di consultazioni, non sembrerebbe esserci una luce in fondo al tunnel imboccato dalla politica nostrana. Lo scacchiere è immobile e nessun partito, in maniera concreta, sembrerebbe essere disposto a fare la prima mossa.

Luigi Di Maio ha appena aperto in contemporanea sia al PD che alla Lega, ma al momento però soltanto il carroccio sembrerebbe essere disponibile ma è frenato dal veto posto su Berlusconi dai pentastellati. Con uno scenario del genere, saranno inevitabili nuove elezioni anche in un breve lasso di tempo?

Perché c’è il rischio di nuove elezioni

Se fosse un film l’attuale situazione politica nostrana sarebbe simile allo “stallo alla messicana”, ovvero la classica scena nelle pellicole western dove due o più pistoleri rimangono a lungo immobili ognuno puntando la propria arma verso gli altri.

Dopo un infinito gioco di sguardi, solitamente ad avere la meglio è quello con la mano più veloce ma spesso è grande il rischio che alla fine tutti i contendenti rimangano feriti a morte se gli spari avvengono in contemporanea.

In Parlamento si sta vivendo ora una situazione simile. Dalle urne non è uscito nessun vincitore e ognuno degli attori in campo è al momento ben fermo sulle proprie posizioni nella convinzione che sia la scelta strategica migliore.

Come uscire da questa situazione? Invece che spararsi addosso e sperare di essere più lesti degli altri, tutti i partiti potrebbero decidere di abbassare le proprie armi e far decidere di nuovo agli elettori.

Il Movimento 5 Stelle è irremovibile sul fatto che Luigi Di Maio debba essere il prossimo premier, la Lega non vuole mollare Forza Italia perché solo con gli azzurri può non essere in una posizione di minoranza nei confronti dei grillini e il PD, anche senza Renzi come segretario, continua a pensare che sia necessario stare all’opposizione per riconquistare i voti persi.

Logica vorrebbe quindi che si tornasse a votare ma senza una nuova legge elettorale c’è il rischio che anche una nuova consultazione non partorisca un vincitore. Se ci saranno immediate nuove elezioni, prima si dovrà di conseguenza cambiare in maniera celere il Rosatellum.

Perché non si rischia di andare a votare

Quella che sarebbe la soluzione più ovvio spesso però, soprattutto in politica, non è quella più scontata. Tornare anche entro l’anno al voto dopo aver modificato l’attuale legge elettorale inserendo un premio di maggioranza è un’ipotesi che andrebbe a scontentare molti.

I più ostili a questo scenario sono senza dubbio il Partito Democratico e Forza Italia, che potrebbero uscire dalle urne ancor più ridimensionati di quanto è già accaduto lo scorso 4 marzo.

A opporsi però più in generale potrebbero essere i cosiddetti peones, ovvero tutti quei parlamentari magari sconosciuti ai più che, soprattutto quelli alla loro prima legislatura, sarebbero molto poco propensi ad abbandonare Roma dopo pochi mesi senza avere magari la certezza di essere rieletti.

Altra problematica è quella del regolamento del Movimento 5 Stelle, che senza una modifica in pratica metterebbe fuori gioco Di Maio e tutta l’attuale classe dirigente per via del limite dei due mandati da poter esercitare.

Questo ostacolo però sembrerebbe essere il meno difficile da poter superare: già da tempo si è parlato di una modifica allo Statuto, cambiando i due mandati in dieci anni e risolvendo così il problema senza snaturare il senso di questa regola interna.

Andando a sommare tutte queste criticità appare chiaro che sarà difficile per gli italiani tornare a votare a breve. Se in Germania ci sono voluti sei mesi per fare un governo, da noi questo travaglio potrebbe essere ben più lungo anche se la crisi in Siria sembrerebbe imporra la necessità di un’accelerazione.

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