Scontrini e POS, stop ai software velocizzatori, cosa rischiano i negozianti?
Guida ai controlli sui velocizzatori per scontrini elettronici. Perché sono irregolari, come agiscono i filtri delle Entrate ed i rischi per la cassa.
L’Agenzia delle Entrate ha avviato controlli per intercettare e bloccare i velocizzatori non autorizzati per l’emissione degli scontrini telematici. Questi applicativi sono irregolari e proprio per questo i commercianti che continuano a utilizzarli devono fare molta attenzione.
In questo articolo vediamo cosa sono i software velocizzatori, a cosa servono, cosa rischia il commerciante che li utilizza e le sanzioni collegate.
Cosa sono i software velocizzatori?
I commercianti hanno due modi per assolvere l’obbligo di trasmissione e memorizzazione dei corrispettivi telematici: da una parte con il registratore di cassa telematico, dall’altra ricorrendo alla procedura web gratuita “Documento commerciale online” messa a disposizione dall’Agenzia delle Entrate. In base ai dati statistici del Ministero dell’Economia, solo il 5% dei commercianti ha scelto questa seconda via, mentre il 95% dei commercianti ha scelto di utilizzare il registratore di cassa telematico. I velocizzatori come si inseriscono in tutto questo?
Sono dei software creati da terze parti che si sovrappongono alla procedura web dell’Agenzia delle Entrate che ne modificano l’interfaccia e rendono più veloce il processo di caricamento dei dari e l’emissione dello scontrino elettronico.
Perché sono considerati irregolari?
Questi software agiscono aggirando il sistema messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate e alterano il flusso certificato mettendo a rischio l’integrità dei dati fiscali che si trasmettono. L’amministrazione fiscale non ha mani reso pubbliche le specifiche tecniche ufficiali che permettono l’integrazione con sistemi esterni delle procedure messe a disposizione sulla propria piattaforma e questi sistemi di terze parti, quindi, si integrano in maniera forzata. Sono come una specie di scivolo creato per modificare il percorso che si dovrebbe compiere per emettere lo scontrino e renderlo più veloce.
Lo Stato, di fatto, non può controllare che le trasmissioni avvengano in maniera corretta: nel rendere più rapido il processo si potrebbero perdere parte delle informazioni fiscali.
Il sistema, inoltre, rischia di diventare instabile perché quando i sistemi di sicurezza dell’Agenzia delle Entrate si rendono conto che un programma non autorizzato sta forzando la pagina web, per protezione bloccano tutto facendo crashare il computer del commerciante (che, tra l’altro, non riesce più a fare lo scontrino al cliente).
Anche se non si tratta di programmi creati per evadere le tasse, sono software non autorizzati perché violano le regole di accesso al sistema informatico dello Stato.
Cosa rischia chi usa i velocizzatori?
Per chi usa i software velocizzatori il primo rischio è quello di vedersi bloccare il dispositivo durante l’uso perché l’Agenzia delle Entrate ha attivato filtri informatici che ne rilevano l’utilizzo.
L’annuncio ufficiale del blocco tecnico è emerso lo scorso 4 novembre, durante un question time in Commissione Finanze alla Camera in cui la Sottosegretaria all’Economia Lucia Albano ha risposto a un’interrogazione parlamentare. Proprio in questa sede si è avuta la conferma che l’Agenzia delle Entrate ha già implementato le soluzioni tecnologiche, ancora in fase di test attivo di sperimentazione sul campo, per intercettare e inibire l’utilizzo dei velocizzatori.
In caso di blocco, tra l’altro, l’esercente si trova nell’impossibilità di emettere lo scontrino e questo lo espone al rischio diretto di vedersi irrogare sanzioni per omessa memorizzazione o trasmissione dei corrispettivi che, ricordiamo, è pari al 90% dell’imposta per ciascun documento, con un minimo di 500 euro.
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