Il gruppo coreano stima per il terzo trimestre 2026 un utile operativo di circa 107.400 miliardi di won (quasi 80 miliardi di dollari), in crescita del 783% su base annua grazie ai prezzi delle memorie per l’intelligenza artificiale. Eppure a Seul il titolo ha chiuso in calo del 2,42% e gli investitori esteri vendono da settimane.
Segui Money.it su Google Aggiungici alle fonti preferite per vedere più spesso le nostre notizie nei risultati di ricerca.
Samsung Electronics ha annunciato giovedì 8 ottobre di attendersi per il terzo trimestre 2026 un utile operativo di circa 107.400 miliardi di won, pari a circa 80 miliardi di dollari. Nessuna azienda coreana aveva mai superato la soglia dei 100.000 miliardi di won di utile operativo in un solo trimestre, ed è il quarto record consecutivo per il gruppo di Suwon. Alla Borsa di Seul il titolo ha chiuso in calo del 2,42%, a 262.000 won.
Secondo il comunicato pubblicato dalla stessa Samsung, i ricavi consolidati del trimestre sono stimati in circa 195.000 miliardi di won (intervallo 194.000-196.000) e l’utile operativo in circa 107.400 miliardi (intervallo 107.300-107.500). Il confronto con il terzo trimestre 2025 - ricavi a 86.060 miliardi, utile operativo a 12.170 miliardi - dà la misura del ciclo: ricavi più che raddoppiati (+127%) e utile operativo quasi moltiplicato per nove (+783%). Sul trimestre precedente (171.500 miliardi di ricavi, 89.490 di utile operativo) la crescita è del 14% e del 20,1%.
Si tratta di una stima preliminare. La normativa coreana non consente di pubblicare previsioni sotto forma di intervallo e le cifre comunicate sono il valore mediano delle forchette. I conti definitivi, con il dettaglio per divisione, arriveranno a fine ottobre.
I prezzi delle memorie, trainati dalla domanda di infrastrutture per l’intelligenza artificiale. L’utile operativo cumulato dei primi nove mesi sale così a circa 254.000 miliardi di won e il consenso di mercato, secondo la ricostruzione del Seoul Economic Daily, proietta l’esercizio 2026 verso i 375.000 miliardi, con un quarto trimestre atteso ancora sopra quota 100.000 miliardi.
La memoria cara costa anche a Samsung
C’è però un dettaglio che il titolo di giornata non racconta. Samsung non è solo un produttore di memorie: è anche uno dei maggiori produttori mondiali di smartphone, televisori ed elettrodomestici, attività raccolte nella divisione DX. E quella divisione, secondo le stime di settore riportate dal Seoul Economic Daily, avrebbe chiuso il trimestre con una perdita operativa di circa 2.000 miliardi di won, penalizzata proprio dal rincaro dei componenti di memoria che altrove genera i profitti record, oltre che da un rallentamento della domanda legato al prezzo elevato del greggio.
È il rovescio esatto del superciclo: la stessa dinamica che fa esplodere i margini della divisione semiconduttori comprime quelli della divisione che quei chip li compra. Un gruppo integrato come Samsung lo compensa dentro il proprio bilancio; chi produce solo dispositivi lo subisce e basta.
Perché il mercato ha venduto le azioni Samsung
Samsung ha aperto in rialzo dello 0,37% a 269.500 won per poi invertire e chiudere a -2,42%; SK hynix, l’altro grande produttore coreano di memorie, ha perso il 2,44% a 1.681.000 won dopo essere salito fino a +2,09%. Il Kospi ha chiuso a 6.625,93 punti, -2,62%, terza seduta consecutiva di ribasso.
Le ragioni indicate dagli operatori sono tre, e solo una riguarda Samsung.
Sul titolo ha pesato anzitutto il classico effetto «vendi la notizia», d’altronde l’attesa durava da settimane e il buon dato era già nei prezzi. «Il sentiment di investimento è arretrato per effetto sell-on su Samsung Electronics», ha osservato Lee Kyung-min, ricercatore di Daishin Securities.
A spostare davvero gli equilibri, però, è stata probabilmente Washington. Nella notte il rendimento del Treasury decennale ha superato il 5,36%, il massimo dal 2002, e il trentennale è salito in area 5,73%, il livello più alto in ventiquattro anni. A spingerli sono state le minute della Federal Reserve, da cui emerge una maggioranza del comitato orientata a un altro rialzo entro fine anno. Quando il titolo di Stato più sicuro al mondo paga oltre il 5%, i titoli di crescita, e i tecnologici asiatici in particolare, diventano meccanicamente meno attraenti. Chi segue l’andamento dei tassi di interesse sa che è un canale di trasmissione che prescinde dalla qualità dei conti.
Non ha aiutato nemmeno il modo in cui Samsung ha scelto di remunerare gli azionisti. Dei 45.000 miliardi di won annunciati, 30.000 sono dividendi e 15.000 riacquisti di azioni, destinati però a remunerare i dipendenti. Una scelta che non ha convinto tutti: secondo Douglas Kim, di Douglas Research Advisory, «Samsung Electronics dovrebbe destinare una percentuale molto maggiore della remunerazione degli azionisti a riacquisti e cancellazioni di azioni».
Gli stranieri vendono da settembre
Sul fondo c’è un movimento di capitali che dura da settimane. Tra il 1° settembre e il 2 ottobre gli investitori esteri hanno venduto sul Kospi per circa 20.300 miliardi di won netti (15,1 miliardi di dollari), con un saldo negativo di 5.186 miliardi su Samsung e di 12.009 miliardi su SK hynix, la cui quota estera è scesa al 49,76%, minimo da maggio 2023. Anche giovedì stranieri e istituzionali hanno venduto, mentre i privati coreani compravano per 959,7 miliardi.
Pesano le prese di profitto dopo un rally straordinario - Samsung resta su del 296% circa su base annua, pur essendo il 30% sotto il massimo del 19 giugno - oltre al conflitto Usa-Iran e al rialzo dei tassi. Han Ji-young, analista di Kiwoom Securities, ritiene che «l’attenuarsi dell’incertezza macroeconomica e una maggiore visibilità sugli utili dopo la stagione delle trimestrali» possano riportare acquisti esteri.
Il vero oggetto del contendere
Il punto che divide gli analisti non è il trimestre appena chiuso, ma la sua ripetibilità. Il mercato della memoria è storicamente il più ciclico dell’industria dei semiconduttori, e il timore ricorrente è che la corsa dei produttori ad aggiungere capacità prepari l’eccesso di offerta successivo. Sul fronte opposto c’è chi ritiene che stavolta la durata sarà maggiore: secondo Sanjeev Rana, responsabile della ricerca sui semiconduttori per il Nord Asia di CLSA, citato dal Korea Times, «questo ciclo rialzista della memoria è più grande di tutti i cicli precedenti e durerà più a lungo».
I prezzi, per ora, danno ragione al secondo campo, ma con un segnale di rallentamento. Secondo le proiezioni pubblicate da TrendForce il 30 settembre, nel quarto trimestre i prezzi contrattuali della DRAM convenzionale cresceranno del 10-15% sul trimestre precedente e quelli della NAND Flash del 15-20%, ma la stessa società avverte che il ritmo degli aumenti è destinato a rallentare: il segmento server resta in sotto-offerta, quello consumer mostra invece resistenza, con i produttori di pc che riducono le capacità di memoria installate per contenere i costi.
Articolo revisionato da Flavia Provenzani il
Commenti
0Nessun commento: scrivi tu il primo.