Rimodulazione Tobin Tax: il parere di Swissquote

Nel corso della settimana, il settore del trading italiano ha subito una vera e propria doccia fredda relativa al via libera di alcuni emendamenti nella Legge di Bilancio 2020, tra cui quello sulla rimodulazione della Tobin Tax. Abbiamo intervistato Federico Cirulli, AD di Swissquote, per comprendere l’opinione del broker in merito alla vicenda

Rimodulazione Tobin Tax: il parere di Swissquote

Durante questa settimana, il settore del trading online italiano è stato scosso dalla notizia relativa alla rimodulazione della Tobin Tax.

Nello specifico, lo scorso 10 dicembre la Commissione Bilancio del Senato ha approvato un emendamento che rivede l’imposta sulle transazioni per strumenti finanziari derivati, swap e futures, includendo quindi i CFD.

La nuova imposta, in un primo momento fissata allo 0,4%, è stata corretta allo 0,04% e riguarderà tutte le transazioni “indifferentemente dalla natura dell’attività sottostante che determina la variazione di valore nei contratti per differenza”.

Nelle ultime ore poi, è iniziata a circolare la notizia (non ancora confermata), che il provvedimento verrà stralciato.

In questo quadro, abbiamo sentito il parere di Federico Cirulli, Amministratore Delegato di Swissquote.

Dottor Cirulli, cosa ne pensa della rimodulazione della Tobin Tax?

Abbiamo appreso con estremo stupore questa notizia. Come operatori con esperienza pluridecennale e operanti in diversi Paesi dell’Unione Europea, non possiamo accettare che venga introdotta una tassa dello 0,04% (essendo stato l’iniziale 0,4% un vistoso refuso, come abbiamo compreso di seguito) per tutti quegli investitori italiani che decidono liberamente di avvalersi di uno strumento diffuso in tutto il mondo e su tutti i mercati come i Contratti per differenza. Forse infatti, non tutti sanno che i CFD non vengono utilizzati solo da coloro che puntano a trarre profitto dalle differenze di prezzo tra due strumenti quotati, ma sono utilizzati anche da tutte le imprese che hanno una vocazione internazionale per coprirsi dal rischio di cambio o da quello derivante dalla variazione di prezzo delle materie prime. Uno strumento da sempre considerato di grande utilità e sul cui utilizzo noi di Swissquote ci impegniamo da anni organizzando intere giornate di formazione finanziaria gratuita, incontri e webinar in cui la prima cosa che andiamo a raccontare è che, come tutti gli investimenti, operare con i CFD comporta dei rischi che bisogna imparare a gestire attraverso una disciplina rigorosa di risk management. Noi crediamo nella bontà delle regole quando ne comprendiamo le finalità a tutela degli interessi degli investitori e dei trader, mentre amiamo un po’ meno leggi scritte nottetempo e distrattamente. Tali manovre non portano alcun vantaggio né alle casse dello Stato (perché l’industria del mercato in CFD scomparirebbe di fatto) né alla tutela del singolo investitore (dal momento che continuerebbero imperterrite le pubblicità e i banner online di imprese non regolate che offrono lo stesso servizio sui CFD ma non sono autorizzate ad operare nel nostro Paese dalle Autorità di Vigilanza). Si verrebbe, oltretutto, a creare un palese disallineamento con le legislazioni vigenti in tutti gli altri Paesi dell’Unione Europea, inclusi quelli che possono contare su modelli di educazione finanziaria più evoluti rispetto al nostro e che, pertanto, godrebbero di un ingiustificato vantaggio competitivo nel mercato dei CFD, minando le basi delle regole di una corretta concorrenza tra Paesi. Trattandosi poi di un’applicazione fiscale sproporzionata rispetto alle finalità che vuole ottenere ed evidentemente volta alla cessazione di una specifica attività finanziaria nel nostro Paese, si esporrebbe l’intera industria alla possibilità di impugnare il provvedimento nelle sedi più adeguate nonché di bloccare l’attività occupazionale a vario titolo di diverse centinaia di lavoratori italiani.

Quali potrebbero essere le implicazioni nel settore?

Sicuramente si verificherebbe un crollo dei volumi, con conseguente impatto negativo non solo sulla redditività degli operatori finanziari del settore ma anche di tutte quelle realtà che forniscono servizi agli stessi. Non potendo altresì escludere il trasferimento delle operazioni in CFD all’estero e/o presso operatori non regolati dalle nostre Autorità, si correrebbe il rischio di lasciare privi di tutele proprio quegli investitori e trader italiani che si sta cercando di tutelare attraverso l’approvazione di una legge che per tutte queste ragioni consideriamo ingiusta, inutile e dannosa. Tutto ciò senza considerare il fatto che sarebbe quantomeno utile alla giusta causa della protezione dell’investitore italiano procedere al divieto assoluto di pubblicità online, sovente presente anche su siti ufficiali di istituzioni finanziarie di primo piano, di soggetti non regolati né autorizzati ad operare nel nostro Paese.

Se la Tobin Tax venisse stata stralciata dal testo, quali sono le sue reazioni?

Sarebbe certamente l’epilogo migliore e che avevamo da subito auspicato. Come detto sopra, questa proposta di legge così come è stata formulata non ha molto senso. Ci auspichiamo che i proponenti abbiano ascoltato la voce degli operatori del settore e ci auguriamo davvero di poter contribuire in maniera fattuale e pragmatica all’eventuale ripensamento della disciplina concernente il trading online, portando l’esperienza diretta maturata in questi anni.

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