A causa della riforma delle pensioni stipendi più bassi in futuro

Boeri avverte il Governo: “In futuro i lavoratori italiani dovranno pagare sempre di più per sostenere la stabilità dei conti INPS”. Riformare le pensioni tornando al passato costa troppo.

A causa della riforma delle pensioni stipendi più bassi in futuro

Il Presidente dell’INPS Tito Boeri ha lanciato l’allarme riforma delle pensioni: se veramente Lega e Movimento 5 Stelle intendono tornare alle pensioni d’anzianità lo stipendio netto dei lavoratori in futuro sarà sempre più basso.

Numeri alla mano, infatti, la riforma delle pensioni costerà più di quanto ipotizzato dall’attuale Governo, almeno secondo quanto si legge nella Relazione annuale che Boeri ha presentato in Parlamento. Come spiegato dal Presidente dell’INPS - in quella che sarà la sua ultima presentazione visto il mandato in scadenza a febbraio - già oggi il numero degli over 65 è sottostimato, ma in futuro con la riforma delle pensioni prevista dal programma di Governo i pensionati saranno ancora di più.

Il problema è che tutto questo per le casse dell’INPS potrebbe essere insostenibile, ed è anche per questo che Boeri ha chiesto di incentivare l’immigrazione volontaria così che i migranti possano fare tutti quei lavori ai quali invece gli italiani non sono interessati. Solo facendo versare i contributi previdenziali anche agli stranieri si potrà contrastare il calo demografico dei prossimi anni.

Se invece si proseguirà con la strada tracciata dal Governo introducendo una Quota 100 - con soglia di età fissata a 64 anni - e una Quota 41 il numero di pensionati aumenterà ulteriormente con la conseguenza che sarebbero i lavoratori in attività a dover pagare per l’aumento dei costi del sistema previdenziale italiano.

Secondo Boeri, infatti, i primi ad essere penalizzati dalla riforma delle pensioni sarebbero proprio i lavoratori poiché questi, anche se potranno andare in pensione in anticipo rispetto ad oggi, andrebbero a percepire uno stipendio netto inferiore a quello attuale visto un aumento necessario dei contributi previdenziali.

Quanto costa la riforma delle pensioni?

Come noto il Governo ha stimato in 4 miliardi di euro il costo per riformare le pensioni rivedendo la Legge Fornero tramite l’introduzione di una Quota 100, con un limite d’età fissato a 64 anni (con 36 di contributi).

Al Presidente dell’INPS, però, i conti non tornano; come dichiarato davanti al Parlamento, infatti, puntando sulla flessibilità con il ritorno alle pensioni di anzianità con Quota 100 si avrebbero nell’immediato 750mila pensionati in più rispetto ad oggi.

Questo costerebbe 4 miliardi dal primo anno, ma la spesa raddoppierebbe una volta che la riforma entrerebbe a regime. Inoltre, se alla Quota 100 si affianca una Quota 41 - ovvero lo strumento che consente di andare in pensione una volta maturati 41 anni di contributi, indipendentemente dall’età anagrafica - il “prezzo” della riforma salirebbe a 11 miliardi per il primo anno, 18 miliardi di euro a regime.

Senza dimenticare poi che la riforma prevede anche l’introduzione di una pensione di cittadinanza, con un’integrazione al minimo di 780€ per chi si trova al di sotto della soglia di povertà, che comporterà ulteriori costi per le casse dell’INPS.

Stipendi più bassi per colpa della riforma

Secondo Boeri, l’unica possibilità per finanziare la onerosa riforma è quella di velocizzare il passaggio dal sistema retributivo a contributivo; insomma, coloro che decidono di andare in pensione in anticipo utilizzando la Quota 100 o la Quota 41 dovrebbero essere “penalizzati” con un ricalcolo totale del montante contributivo.

Tuttavia, nonostante ciò c’è il rischio concreto che alla riforma delle pensioni seguirà una riduzione del reddito dei lavoratori. Già oggi, infatti, abbiamo 2 pensionati ogni 3 lavoratori, e ciò mette a serio rischio la stabilità dei conti dell’INPS.

Continuando così - con un invecchiamento della popolazione causato dall’aumento delle aspettative di vita e dalla riduzione delle nascite - si stima che tra meno di 30 anni (nel 2045) il rapporto lavoratore pensionato sarà di 1 ad 1.

Ciò porterà ad una riduzione dello stipendio netto dei lavoratori; già oggi, infatti, il reddito pensionistico vale l’83% del salario medio, quindi in futuro - come sottolineato da Il Sole 24 Ore - un solo lavoratore potrebbe trovarsi a dover destinare 4 euro su 5 a chi si è ritirato in pensione.

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