Quanto guadagna Susan Sarandon, l’attrice arrestata a New York per le proteste contro Netanyahu

Emanuele Di Baldo

25 Settembre 2026 - 12:47

Attrice e attivista, a quasi 80 anni Susan Sarandon si sta battendo per la questione palestinese e fa scalpore il suo arresto a New York per la manifestazione contro Netanyahu

Quanto guadagna Susan Sarandon, l’attrice arrestata a New York per le proteste contro Netanyahu

Ammanettata in mezzo alla First Avenue, a due isolati dal Palazzo di Vetro, con la maglietta bianca del sit-in addosso. L’immagine di Susan Sarandon, 79 anni (ne compirà 80 ad ottobre), premio Oscar, portata via dalla polizia di New York ha fatto il giro del mondo nel giro di pochi minuti.

L’attrice è stata fermata durante la manifestazione organizzata da Jewish Voice for Peace, organizzazione statunitense di ebrei americani schierata con la causa palestinese, che ha radunato circa 250 persone mentre Benjamin Netanyahu parlava all’Assemblea generale dell’ONU, davanti a decine di delegazioni che avevano appena lasciato la sala. Quando gli agenti hanno intimato di liberare la carreggiata, una parte del corteo si è spostata sui marciapiedi: chi è rimasto seduto sull’asfalto è stato circondato e portato via. Gli arresti sono stati quasi cento. Insieme a Sarandon sono finite in custodia anche l’attrice di Hacks Hannah Einbinder, la candidata democratica al Congresso Darializa Avila Chevalier e il consigliere comunale Chi Ossé; tra i presenti anche Elliot Page.

Ma chi è davvero Susan Sarandon e quanto guadagna una delle attrici più longeve e scomode di Hollywood?

Chi è Susan Sarandon? Dalle candidature agli Oscar all’attivismo per i diritti civili

Nata a New York il 4 ottobre 1946 come Susan Abigail Tomalin, cresciuta a Edison, nel New Jersey, prima di nove figli di una famiglia cattolica, studia recitazione alla Catholic University of America mantenendosi con lavori come le pulizie domestiche e il centralino. Nel 1967 sposa l’attore Chris Sarandon, di cui conserverà il cognome anche dopo il divorzio.

Esordisce al cinema nel 1970 con Joe, ma è nel 1975 che entra nell’immaginario collettivo interpretando Janet Weiss in The Rocky Horror Picture Show, flop iniziale diventato poi uno dei film di culto più duraturi della storia. Arriva quindi la prima delle sue cinque candidature all’Oscar con Atlantic City, seguita dalla consacrazione con Bull Durham (1988), sul cui set conosce Tim Robbins, e con Thelma & Louise (1991) di Ridley Scott. Altre nomination per Lorenzo’s Oil e Il cliente, che le vale il BAFTA, fino alla statuetta come miglior attrice nel 1996 per Dead Man Walking, dove interpreta suor Helen Prejean accanto a Sean Penn.

Da lì una carriera che non si è mai fermata: Stepmom, Come d’incanto, Cloud Atlas, il ruolo di Bette Davis in Feud nel 2017, la serie Monarch nel 2022 e, negli ultimi anni, Blue Beetle, Le sei Triple Otto, la commedia Netflix Nonnas e The Accompanist con Aubrey Plaza. Nel 2026 è a Venezia per The Echo Chamber del regista italiano Andrea Pallaoro, al fianco di Luca Marinelli e Alicia Vikander.

Fuori dallo schermo ha co-fondato nel 2009 SPiN, catena di locali dedicati al ping pong che conta nove sedi tra Stati Uniti e Canada, è ambasciatrice UNICEF dal 1999 e si è battuta contro la pena di morte, per i diritti civili e per i salari minimi nella ristorazione. Un impegno che le è costato già due arresti prima di quello all’ONU: nel giugno 2018 a Washington, contro le politiche migratorie della prima amministrazione Trump, e nel maggio 2023 ad Albany con la campagna One Fair Wage. Dal 2023, però, la battaglia che più le ha cambiato la carriera è un’altra.

Sarandon contro Netanyahu: l’attrice americana e la vicinanza con la Palestina

Il punto di rottura è il 17 novembre 2023, quando a New York Sarandon prende la parola a una manifestazione pro-Palestina e afferma che molti ebrei americani spaventati stanno assaggiando cosa significhi essere musulmani negli Stati Uniti. La frase divide: c’è chi la giudica antisemita e chi la difende. Pochi giorni dopo la United Talent Agency, che la rappresentava dal 2014, interrompe il rapporto professionale. L’attrice tornerà poi sulle sue parole dicendosi pentita di come le aveva formulate, senza però arretrare di un millimetro sulla sostanza della sua posizione.

Da allora la spilla Free Palestine è diventata parte del suo guardaroba pubblico, dai Goya del febbraio 2026 ai festival internazionali. E le conseguenze, a suo dire, non si sono esaurite: alla Mostra del Cinema di Venezia, nel settembre 2026, ha raccontato che le sono stati tolti dei film di recente perché ci sono agenzie che continuano a consigliare di non assumerla, aggiungendo di aver ringraziato Andrea Pallaoro per non aver dato ascolto a quelle pressioni.

Nello stesso intervento ha sostenuto che il racconto pubblico sul conflitto è cambiato, soprattutto fuori dagli Stati Uniti, mentre nelle strutture di potere dell’industria la resistenza resterebbe forte. L’arresto davanti al Palazzo di Vetro, durante il discorso in cui Netanyahu ha definito l’accusa di genocidio la bugia del secolo, è solo l’ultimo passo di una carriera che ha preso vie ben oltre il grande schermo.

Patrimonio e cachet di Susan Sarandon: quanto guadagna?

Non esistono dichiarazioni dei redditi pubbliche negli Stati Uniti, quindi le cifre sul patrimonio di Susan Sarandon restano stime. La più citata è quella di Celebrity Net Worth, che lo quantifica in 60 milioni di dollari, costruiti in oltre cinquant’anni tra cinema, televisione, produzione e attività imprenditoriali.

Sui cachet i dati verificabili sono pochi, perché gli studios non li comunicano. Il compenso più alto documentato dalla stampa specializzata è quello per Lorenzo’s Oil del 1992, riportato in 3,5 milioni di dollari, mentre restano ignoti quelli per Bull Durham e Thelma & Louise. Resta celebre un episodio del 1998 legato al film Twilight: Paul Newman rinunciò volontariamente a una parte del proprio compenso per garantire a Sarandon la parità di retribuzione.

Più solido il capitolo immobiliare, ricostruito sulle compravendite. Con Tim Robbins aveva acquistato negli anni Novanta alcuni appartamenti in un palazzo di Chelsea, a Manhattan, poi uniti in un duplex di circa 6.000 piedi quadrati, pari a circa 557 metri quadrati. Dopo la separazione, l’attrice ha rilevato la quota dell’ex compagno per 3,2 milioni di dollari e nel luglio 2020 ha messo in vendita l’immobile a sei camere per 7,9 milioni, incassando l’intera cifra richiesta pochi mesi dopo. Ha inoltre pagato 1,75 milioni per un attico monocamera nel Greenwich Village e, nel 2012, 900.000 dollari per un loft di circa 232 metri quadrati a Clinton Hill, a Brooklyn.

A ciò si aggiunge la quota nella catena SPiN, che resta la sua principale attività imprenditoriale fuori dal set.