Quanto costa un neonato? Le spese del primo anno di vita

Emanuele Di Baldo

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Culle, pannolini, latte, accessori, primi giochi, vestitini e chi più ne ha più ne metta. Ecco quanto ti costa il primo anno di vita di tuo figlio (o figlia)

Quanto costa un neonato? Le spese del primo anno di vita

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Un figlio “non ha prezzo”, si dice. Il suo primo anno di vita, però, un prezzo ce l’ha eccome. E non è nemmeno basso. Tra culla, passeggino, pannolini, latte e visite pediatriche, mantenere un neonato nei suoi primi 12 mesi costa da un minimo di 7.400 euro a un massimo di oltre 17.500 euro, secondo l’ultima rilevazione disponibile dell’Osservatorio Nazionale Federconsumatori - pubblicata ad aprile 2024. A questa cifra si aggiungono circa 2.750 euro spesi ancora prima del parto, tra visite, ecografie, integratori e abbigliamento premaman.

Numeri che pesano ancora di più in un Paese che fa sempre meno figli. Gli ultimi Indicatori demografici dell’Istat fotografano un 2025 con appena 355mila nati (dato provvisorio), il 3,9% in meno rispetto all’anno precedente, e una fecondità scivolata a 1,14 figli per donna. Il costo della genitorialità non spiega da solo il calo, ma resta uno dei fattori economici che possono pesare sulle scelte delle famiglie.

Ma quanto costa un neonato, voce per voce? Quali sono le spese inevitabili e quali, invece, quelle su cui si può tagliare? E quanto restituiscono, in concreto, i bonus statali? Ecco le risposte.

Quanto costa un neonato? Perché la forbice è così ampia

Partiamo da un dato: tra il minimo e il massimo stimati da Federconsumatori ballano oltre 10mila euro. Una distanza enorme, che dipende da poche variabili decisive: l’allattamento al seno o con latte formulato, la scelta tra prodotti nuovi, online o di seconda mano, il peso dei regali di nonni e parenti e il ricorso o meno al pediatra privato.

E c’è anche il fattore tempo. Nel 2017 la stessa rilevazione indicava una spesa compresa tra 7.072,90 e 15.140,76 euro. Tradotto: in sette anni il tetto massimo è salito di oltre 2.400 euro. Ecco perché le stime datate servono al massimo a capire le categorie di spesa. Anche i valori del 2024, va detto, sono stime costruite su un paniere di prodotti e non un listino aggiornato ai prezzi di oggi.

A complicare il quadro ci ha pensato anche il fisco. Dopo appena un anno di aliquota agevolata, dal 1° gennaio 2024 la legge di Bilancio ha riportato l’IVA su latte per lattanti e pannolini dal 5% al 10% e quella sui seggiolini auto dal 5% al 22%: un ritorno alle aliquote ordinarie che riguarda proprio alcuni degli acquisti più frequenti del primo anno.

Culla, passeggino e corredino: il conto prima del fiocco azzurro (o rosa)

Il grosso delle spese una tantum si concentra nelle settimane che precedono il parto. E il primo assegno da staccare riguarda quasi sempre il trasporto: un trio (passeggino, carrozzina e ovetto) costa da 470 a 1.000 euro, mentre il solo passeggino oscilla tra 199,95 e 881,90 euro. Per la nanna servono da 200,49 a 519 euro per la culla e da 330,72 a 899 euro per il lettino, a cui vanno aggiunti il seggiolino auto (da 209,90 a 329,25 euro) e il fasciatoio (da 139 a 589 euro).

Poi c’è il corredino, voce sottovalutata quasi da tutti. Per vestiti e calzature del primo anno Federconsumatori stima da 1.184,80 a 3.098 euro. Il motivo è semplice: un neonato cambia taglia nel giro di poche settimane, e l’armadio pieno di tutine misura 0-1 mese è uno degli errori più classici dei neogenitori. La regola d’oro, quindi, è partire con pochi capi pratici, adatti alla stagione e facili da lavare, e integrare strada facendo.

Pannolini e latte: le spese del primo anno che non danno tregua

Se gli acquisti iniziali sono una botta secca, le spese ricorrenti sono una goccia che scava la roccia. E la goccia più pesante è l’alimentazione: latte e pappe costano da 1.788,60 a 4.512 euro l’anno. La differenza la fa soprattutto la durata dell’allattamento al seno, che l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda in forma esclusiva per i primi sei mesi di vita. Con lo svezzamento, poi, entrano in scena pappe, omogeneizzati e biscotti (da 238,40 a 299,50 euro).

Subito dietro ci sono i pannolini, da 552 a 1.212 euro l’anno, con il contorno di salviette (da 95,80 a 179,20 euro) e creme (da 50,40 a 177,80 euro). Il singolo pacco sembra innocuo, ma moltiplicato per 52 settimane il conto cambia.

Capitolo salute: Federconsumatori stima da 454,60 a 799 euro di farmaci e da 984,50 a 1.809 euro di visite mediche. Una parte di questa spesa si può contenere affidandosi al pediatra di libera scelta del Servizio sanitario nazionale, che assicura gratuitamente l’assistenza pediatrica di base, bilanci di salute compresi. Gratuite anche le vaccinazioni del calendario nazionale, mentre visite private e prestazioni non coperte dal SSN restano a carico delle famiglie.

Quanto costa mantenere un neonato al mese?

Numeri alla mano, sommando le sole voci ricorrenti della rilevazione 2024 (pannolini, latte e pappe, biscotti, igiene, farmaci e visite), il costo mensile di un neonato oscilla tra circa 347 e circa 749 euro. Restano fuori vestiti, accessori e acquisti una tantum come culla e passeggino. Si tratta di una media: alcuni mesi saranno più leggeri, altri includeranno uscite pesanti, come il cambio di stagione o il passaggio al seggiolino successivo.

Per non perdere il controllo del bilancio familiare, il metodo più efficace è dividere le spese in tre fasce:

  • essenziale: pannolini, latte se necessario, prodotti per l’igiene e farmaci prescritti.
  • utile ma programmabile: vestiti, lenzuola, accessori per lo svezzamento e primi giochi.
  • rimandabile o evitabile: gadget, doppioni, accessori poco usati e acquisti d’impulso.

A queste si aggiunge un piccolo fondo per imprevisti sanitari o sostituzioni.

Bonus nascita 2026: quanto restituisce lo Stato?

Veniamo agli aiuti. Il primo è il Bonus nuovi nati, un contributo una tantum da 1.000 euro per ogni figlio nato, adottato o in affidamento preadottivo nel corso del 2026. Spetta con un ISEE non superiore a 40.000 euro, calcolato al netto dell’Assegno unico, e la domanda va presentata all’INPS entro 120 giorni dall’evento, pena la decadenza, tramite portale, app INPS Mobile, Contact Center o patronato. Per gli eventi precedenti all’apertura del servizio, avvenuta con il messaggio INPS del 14 aprile 2026, il termine speciale è invece già scaduto il 12 agosto. Attenzione, poi, alle risorse: il bonus viene pagato in ordine cronologico di domanda, nei limiti dei 360 milioni di euro stanziati.

Più corposo, sul lungo periodo, è l’Assegno unico universale, che per tutto il primo anno di vita è maggiorato del 50%. Nel 2026, dopo la rivalutazione dell’1,4%, l’importo base per figlio minorenne va da 58,30 euro (ISEE pari o superiore a 46.582,71 euro o assente) a 203,80 euro (ISEE fino a 17.468,51 euro). Per un neonato, quindi, l’assegno può arrivare a 305,70 euro al mese nella fascia ISEE più bassa (87,45 euro in quella più alta), prima di eventuali altre maggiorazioni.

Chi sceglie il nido, infine, può contare sul bonus asilo nido: fino a 3.600 euro annui per i nati dal 2024 con ISEE fino a 40.000 euro, 1.500 euro oltre questa soglia o senza ISEE, erogati a fronte delle rette effettivamente pagate e documentate. Dal 2026, con la circolare INPS n. 29 del 27 marzo, la domanda accolta resta valida fino ai tre anni del bambino. Tutte queste misure, da quest’anno, si basano sul nuovo ISEE per specifiche prestazioni familiari e per l’inclusione introdotto dalla legge di Bilancio 2026.

Insomma, gli aiuti ci sono, ma non coprono che una parte del conto. Per questo conviene considerarli un sostegno aggiuntivo e non la base del piano economico familiare.

Quanto costa avere un figlio? Dove si risparmia davvero

Il risparmio “vero” non passa dal prodotto più economico, ma dall’evitare tutto ciò che resterà in un angolo. E qui i dati di Federconsumatori ci aiutano tanto: acquistare online i beni durevoli fa risparmiare dal 30% al 36%, mentre con il mercato dell’usato il risparmio sale dal 53% fino al 61%. Percentuali che, però, non riguardano pannolini, latte, pappe, farmaci e visite, esclusi dal confronto.

Con l’usato, inoltre, la sicurezza viene prima del prezzo. Stabilità, pulizia, istruzioni e integrità del prodotto vanno sempre verificate. Per il seggiolino auto la prudenza deve essere doppia, perché un dispositivo di seconda mano potrebbe aver subito urti invisibili a occhio nudo.

Chiedersi quanto costa avere un figlio, in fondo, non significa ridurre la nascita a un calcolo da ragionieri. Significa prepararsi meglio. Un budget realistico, costruito su acquisti graduali, confronto dei prezzi e un uso consapevole dei bonus disponibili, rende il primo anno più sereno e molto meno esposto agli sprechi.

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