La benzina ha guadagnato quasi sette centesimi in undici giorni e viaggia a 2,107 euro al litro. E dietro il rialzo non c’è solo il greggio. I prezzi del carburante continueranno ad aumentare?
Il prezzo medio della benzina in modalità self service sulla rete stradale italiana è di 2,107 euro al litro, quello del gasolio di 2,216 euro. Sono i dati dell’Osservatorio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy rilevati stamattina, 14 settembre. Sulla rete autostradale si sale rispettivamente a 2,198 e 2,293 euro.
Rispetto a ieri il movimento è minimo, due millesimi su entrambi i prodotti, ma guardando la settimana il quadro cambia eccome, basti pensare che il 3 settembre la benzina self era a 2,039 euro e il gasolio a 2,147. In undici giorni la verde ha guadagnato quindi 6,8 centesimi al litro e il diesel 6,9, con l’accelerazione concentrata negli ultimi giorni. Su un pieno da cinquanta litri fanno poco meno di tre euro e mezzo in più rispetto all’inizio del mese.
Perché il prezzo della benzina sale?
La spiegazione più semplice e immediata sta nei movimenti del greggio. Il Brent è tornato oggi a muoversi pericolosamente vicino a quota 109 dollari al barile, ai massimi da quattro mesi, dopo aver guadagnato circa il 9% nella sola settimana scorsa. E consideriamo che un mese fa quotava intorno agli 89 dollari.
Tra il 9 e il 10 settembre le milizie Houthi hanno occupato il porto yemenita di Mokha e la vicina isola di Mayun, entrambi affacciati sullo stretto di Bab al-Mandeb e tra il 10 e l’11 l’oleodotto East-West saudita è stato colpito da droni nelle aree di Riad e Medina, secondo quanto dichiarato dal ministero degli Esteri saudita, ed è tuttora chiuso. Si tratta dell’infrastruttura che porta il greggio saudita verso il Mar Rosso e serviva da alternativa alle spedizioni attraverso il Golfo Persico.
Nel pomeriggio di venerdì il Brent aveva iniziato un ritracciamento, ma nel fine settimana l’Oman ha rinviato l’incontro previsto tra i Paesi del Golfo e l’Iran sulla navigazione nello stretto di Hormuz, e lunedì il mercato petrolifero ha aperto, come spiegato, al rialzo.
Il rialzo del petrolio arriva dopo alla pompa
Se il petrolio è salito del 9% in una settimana, perché la benzina in undici giorni è salita di poco più del 3%? Perché dal mercato al distributore non esiste un solo canale di trasmissione, ne esistono due, e viaggiano a velocità diverse.
Il canale lento è quello del greggio perché tra la quotazione del barile e il cartellino del distributore passano, secondo le stime del settore, due o tre settimane, considerando che il petrolio va acquistato, trasportato, raffinato e distribuito, e ogni passaggio ha i suoi tempi e i suoi contratti. La componente del prezzo legata al greggio riflette quindi ancora in larga parte il mercato di fine agosto, quando il Brent viaggiava venti dollari più in basso.
Quello dei prodotti raffinati è, invece, il canale più rapido. Il distributore non vende petrolio ma benzina e gasolio, le cui quotazioni hanno un mercato e una dinamica propri e si riflettono sui listini in tempi molto più brevi. Secondo le ricostruzioni di questi giorni, sono proprio i raffinati a correre più del greggio, sostenuti dai timori sulla logistica marittima in un’area attraverso cui, secondo una stima dell’Energy Information Administration statunitense relativa al 2018, transitavano circa 6,2 milioni.
Detto in parole povere, il grosso del rialzo del Brent deve ancora arrivare al distributore.
Metà del prezzo della benzina è fatta di imposte
Come molti automobisti già sapranno, però, c’è una ragione strutturale per cui l’aumento alla pompa sarà comunque più contenuto di quello del barile. Dal 1° gennaio 2026 le accise su benzina e gasolio sono state allineate a 672,90 euro per mille litri, con una riduzione di 4,05 centesimi al litro sulla verde e un aumento di pari importo sul diesel rispetto alle precedenti aliquote, come completamento del riallineamento previsto dalla legge di bilancio, che ha eliminato il vantaggio fiscale storico del gasolio. A questa si somma l’IVA al 22%, applicata sull’intero imponibile, accisa compresa.
Su un litro di benzina venduto oggi a 2,107 euro, l’IVA vale 38 centesimi e l’accisa 67,3. In tutto il fisco si prende 105,3 centesimi al litro, cioè quasi il 50% del prezzo. I restanti 100,4 centesimi coprono prodotto, raffinazione, logistica, rete e margini dell’intera filiera.
Sul gasolio il conto è diverso. Su 2,216 euro al litro l’IVA vale 40 centesimi e l’accisa 53,3, perché è oggi rideterminata in via temporanea a 532,90 euro per mille litri. Il prelievo complessivo è di 93,3 centesimi, il 42,1% del prezzo. Sono dodici centesimi di tasse in meno rispetto alla benzina a parità di aliquota ordinaria: la differenza è tutta in uno sconto che scade fra tre giorni.
La componente fiscale è fissa in valore assoluto e non si muove quando si muove il barile, l’IVA cresce in proporzione al prezzo finale e quindi amplifica leggermente i rialzi. Se il greggio sale del 10%, alla pompa arriva molto meno del 10%, perché il rincaro del greggio incide direttamente solo sulla componente del prezzo legata al prodotto e alla filiera, che rappresenta circa la metà del prezzo finale, mentre l’IVA si adegua proporzionalmente. È il motivo per cui, quando il barile crolla, il risparmio al distributore delude spesso gli automobilisti.
La scadenza di giovedì riguarda solo il diesel
Con il decreto legge del 10 settembre 2026, numero 157, pubblicato in Gazzetta Ufficiale ed entrato in vigore l’11 settembre, il Governo ha prorogato fino a giovedì 17 settembre compreso la riduzione dell’accisa sul gasolio usato come carburante, rideterminata a 532,90 euro per mille litri, l’ennesima proroga di una misura introdotta a marzo e stavolta è durata sette giorni.
Lo sconto vale 14 centesimi di accisa al litro, che diventano circa 17 centesimi sul prezzo finale considerando il minore prelievo IVA. Senza quel taglio il gasolio costerebbe oggi intorno ai 2,38 euro al litro, un massimo storico, e un pieno da cinquanta litri costerebbe circa 8,50 euro in più.
Attenzione, questo sconto non si applica alla benzina. Il provvedimento riguarda esclusivamente il gasolio, insieme al credito d’imposta per gli autotrasportatori, quindi chi ha un’auto a benzina sta pagando il prezzo pieno e ha subito per intero il rialzo delle ultime due settimane. Se giovedì la proroga non dovesse arrivare, i due carburanti torneranno alla stessa aliquota e la differenza di trattamento sparirà di colpo.
Il carburante continuerà ad aumentare?
Visto il ritardo di trasmissione, anche se il Brent dovesse fermarsi esattamente ai livelli attuali, il rialzo della settimana scorsa e quello di oggi devono ancora scaricarsi sui listini attraverso il canale lento, e quindi un aumento dei prezzi alle pompe di benzina nelle prossime due o tre settimane è il risultato più probabile a prescindere da quello che farà il mercato.
Sul fronte geopolitico, che ha forte e diretto impatto sul greggio e di conseguenza sulle quotazioni alla pompa, rimangono aperte le questioni legate all’oleodotto East-West chiuso, insieme al negoziato sullo stretto di Hormuz, rinviato senza nuova data, e alla contesa del Bab al-Mandeb. Finché almeno uno di questi fronti non si sbloccherà, è difficile immaginare un rientro significativo delle quotazioni. Senza un qualche flusso di notizie positive, il greggio potrebbe estendere i guadagni ma, proprio perché il prezzo incorpora un premio di rischio e non un’interruzione fisica generalizzata dei flussi, un accordo o la riapertura dell’oleodotto potrebbero far rientrare rapidamente le quotazioni. L’Energy Information Administration statunitense stima per il terzo trimestre un Brent intorno ai 105 dollari e in graduale discesa negli anni successivi.
Sul fronte italiano, finché la riduzione dell’accisa sul gasolio resterà in vigore, il diesel sconterà soltanto il rialzo di mercato. Se la misura scadrà senza essere sostituita, il prezzo salirà di colpo di circa 17 centesimi al litro, più di quanto abbia fatto in tutte e due le settimane precedenti messe insieme e in un momento in cui il rialzo del greggio deve ancora arrivare. L’esecutivo ha annunciato per le prossime settimane un passaggio da misure generalizzate ad aiuti mirati, ma forme e destinatari devono ancora essere definiti.