Taglio accise carburante e credito d’imposta, proroga fino al 17 settembre

Patrizia Del Pidio

11 Settembre 2026 - 10:02

Il Consiglio dei Ministri del 10 settembre ha prorogato fino al 17 settembre il taglio delle accise sul gasolio e il credito di imposta per gli autotrasportatori.

Taglio accise carburante e credito d’imposta, proroga fino al 17 settembre

Con il decreto legge numero 157 il Consiglio dei Ministri del 10 settembre 2026 ha approvato nuove misure urgenti per il protrarsi della crisi dei mercati internazionali e delle infrastrutture e le attività energetiche. Pubblicato in Gazzetta Ufficiale numero 210 del 2026, il decreto entra in vigore oggi, l’11 settembre 2026.

Il decreto proroga il taglio accise già in vigore di 17 centesimi al litro sul prezzo del gasolio fino al 17 settembre. Per lo stesso arco temporale è stato prorogato anche il credito d’imposta per le imprese dell’autotrasporto.

Il decreto introduce anche un nuovo meccanismo per evitare che i ritardi della burocrazia blocchino la produzione di energia nazionale.

L’intenzione dell’esecutivo, infatti, è quella di superare i tagli generalizzati per attuare aiuti mirati e selettivi che possano aiutare le fasce di reddito più vulnerabili e le categorie professionali maggiormente colpite.

Le novità del decreto 157

Se una Regione non decide in tempi rapidi sulle attività energetiche, lo Stato deve intervenire al suo posto per la sicurezza dell’intero Paese. Con quanto contenuto nel provvedimento si vuole velocizzare i passaggi burocratici per i progetti energetici definiti strategici per evitare che intervengano ritardi che mettano a rischio le continuità di fornitura in Italia.

Perché la proroga era necessaria

La proroga del taglio delle accise era necessaria per evitare un rincaro immediato dei prezzi alla pompa, la fine dello sconto farebbe impennare il costo del gasolio penalizzando milioni di pendolari e automobilisti.

Il gasolio, inoltre, è il carburante chiave della logistica e delle merci e un rincaro improvviso scatenerebbe un aumento dei prezzi a cascata sui beni di consumo venduti in negozi e supermercati.

In questo momento, poi, eliminare il taglio delle accise comporterebbe una forte pressione inflazionistica su tutta l’economia nazionale. Con il petrolio Brent che ha superato la soglia psicologica dei 100 dollari a barile, se il rincaro si sommasse alla fine degli sconti l’effetto per gli automobilisti italiani sarebbe amplificato.

Bisogna considerare che in Italia l’80% delle merci viaggia su gomma e i camion che effettuano i trasporti sono alimentati a gasolio. Se aumenta all’improvviso il costo del gasolio, in automatico aumentano i costi di trasporto. Le aziende di logistica scaricano l’aumento sui produttori, che a loro volta lo ribaltano sui prezzi del prodotto e del bene di consumo. In questo modo l’inflazione colpisce anche chi non possiede l’automobile.

Il rischio di contrazione dei consumi

Se le famiglie devono spendere soldi in più per fare il pieno e per fare la spesa con i prezzi più alti, ci sono soldi sottratti ad altri settori (come l’intrattenimento, la tecnologia, i viaggi). In questo modo, con i prezzi che salgono, l’economia reale rallenta rischiando di frenare anche la crescita del Paese e mettendo a rischio il potere d’acquisto dei cittadini.

La proroga del taglio accise, quindi, serve a fare da scudo per evitare che l’impennata del prezzo del greggio vada a pesare interamente sul portafogli degli italiani.

Se sale il petrolio aumentano anche le bollette

L’aumento del petrolio sta colpendo duramente anche le bollette di luce e gas perché i mercati energetici sono interconnessi con il prezzo del greggio.

In Italia la maggior parte dell’energia elettrica viene prodotta bruciando gas naturale nelle centrali termoelettriche: proprio per questo motivo la tariffa dell’energia elettrica è legata al costo delle materie prime energetiche.

Gli aumenti generalizzati rischiano di impattare pesantemente sull’economia delle famiglie italiane: secondo gli analisti, infatti, se il trend dei prezzi non si invertirà il rischio è che la famiglia tipo si troverà a pagare le bollette su base annua dal 23% al 29% in più (si parla di una spesa extra che potrebbe superare i 400 euro entro la fine del 2026).

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