Exxon Mobil ai massimi dell’anno con il petrolio sopra 114 dollari. Cosa c’è dietro il rally e fin dove può arrivare

Ufficio Studi Money.it

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Greggio in fiamme, rotazione dal tech all’energia e stime sugli utili riviste al rialzo. Il titolo rompe quota 180 dollari ma l’RSI entra in ipercomprato.

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Il petrolio torna a fare da carburante ai titoli energetici e Exxon Mobil ne approfitta per spingersi su livelli che non toccava da almeno un anno. Sul Global Equity Market di Borsa Italiana il titolo viaggia a 162,70 euro alle ore 17:00, con un rialzo del 3,97%. A Wall Street, dove si forma il prezzo di riferimento, alle 16.00 le azioni valevano 181,86 dollari, il 2,04% in più rispetto ai 178,23 dollari della chiusura di giovedì. La differenza tra le due variazioni dipende dal diverso prezzo di riferimento da cui vengono calcolate e dall’andamento del cambio tra euro e dollaro.

Sulla piazza americana la seduta si è mossa finora tra 179,00 e 182,07 dollari e quel massimo intraday ha cancellato il vecchio record a 52 settimane, fissato a 180,31 dollari proprio nella giornata di giovedì. Il 22 ottobre il titolo aveva chiuso quasi invariato, con un progresso dello 0,08% dopo un’escursione tra 174,63 e 180,31.

Perché il titolo Exxon Mobil corre sul mercato

La spinta principale arriva dal greggio. Giovedì il Brent ha chiuso a 113,17 dollari al barile con un balzo del 4%, il livello di chiusura più alto dal 4 maggio, e nella giornata di venerdì si è spinto oltre i 114 dollari, mentre il WTI americano è tornato sopra quota 100.

A infiammare le quotazioni sono gli attacchi in Arabia Saudita attribuiti agli Houthi sostenuti dall’Iran, che riaccendono i timori di nuove interruzioni delle forniture dal Golfo, insieme alle perdite di produzione in Libia. Per un gruppo integrato come Exxon, che estrae, raffina e vende, ogni dollaro in più sul barile si traduce quasi automaticamente in margini più ricchi nella divisione upstream.

C’è poi un movimento di rotazione che premia l’energia a scapito della tecnologia. I dubbi sulla sostenibilità della spesa per l’intelligenza artificiale stanno spingendo molti investitori a ridurre l’esposizione ai titoli tech, e il Nasdaq ha aperto in calo. In una fase come questa i colossi petroliferi, con dividendi robusti e utili legati a un greggio caro, tornano a fare da porto sicuro.

Il terzo motore si chiama trimestrale. Exxon pubblicherà i conti del terzo trimestre venerdì 30 ottobre prima dell’apertura di Wall Street e le attese sono salite parecchio nelle ultime settimane. Secondo il consenso raccolto da Zacks, il mercato si aspetta un utile di 3,96 dollari per azione, più del doppio rispetto a un anno fa, su ricavi di 102,74 miliardi di dollari, e la stima sull’utile è stata rivista al rialzo del 18,67% negli ultimi trenta giorni. Anche le banche d’affari si stanno adeguando, e Goldman Sachs il 20 ottobre ha alzato il prezzo obiettivo da 169 a 178 dollari.

Proprio qui si annida però il primo segnale di prudenza. Il titolo quota ormai sopra il prezzo obiettivo medio degli analisti, che MarketScreener indicava a 179,41 dollari il 21 ottobre, segno che buona parte delle buone notizie attese è già nei prezzi. Sullo sfondo, il Financial Times riferisce che Infineum, la joint venture degli additivi per lubrificanti che Exxon controlla insieme a Shell, starebbe valutando una cessione da circa 8 miliardi di dollari.

Il quadro tecnico

Superata di slancio la prima resistenza a 180,82 dollari, il prossimo ostacolo si trova a 183,40, un livello che coincide quasi con il limite superiore delle Bande di Bollinger a 20 sedute, calcolate con deviazione 2 e collocate a 183,01. Il prezzo viaggia quindi nella parte alta di un canale che in basso arriva fino a 156,43. In caso di ritorno indietro, i primi appoggi sono a 175,14 e a 172,04.

Le medie mobili disegnano una scala ordinata sotto le quotazioni. Quella a 20 sedute passa a 169,72 dollari, quella a 50 a 164,83, quella a 100 a 155,40 e quella a 200 a 152,16, una sequenza che descrive un trend rialzista solido e ben costruito nel tempo.

Gli oscillatori confermano la forza ma suonano anche un campanello. L’RSI a 14 sedute ha raggiunto 70,6 ed è entrato in area di ipercomprato, mentre lo stocastico si muove in alto con %K a 89,0 e %D a 88,4. Il MACD, a 4,497, resta sopra la propria linea del segnale a 3,691, con un istogramma positivo di 0,806. L’ADX a 14 sedute, a 29,3, indica una tendenza definita, e il confronto tra il +DI a 24,6 e il -DI a 14,1 lascia ai compratori il controllo della partita.

Se la correzione dovesse farsi più profonda, i ritracciamenti di Fibonacci calcolati sul rialzo degli ultimi sei mesi, da 134,95 a 180,31 dollari, offrono come riferimenti il 38,2% a 162,98, il 50% a 157,63 e il 61,8% a 152,28. Più in basso compaiono i supporti costruiti sui minimi relativi degli ultimi mesi, a 158,75 e a 155,59, quest’ultimo già testato due volte.

Trend e volatilità nel medio e lungo periodo

Allargando lo sguardo, la crescita di Exxon appare costante su ogni orizzonte, con un +2,03% in una settimana, un +10,54% in un mese e un +58,79% in un anno. Dal minimo a 52 settimane di 111,98 dollari il titolo ha percorso molta strada, anche se nel corso dell’ultimo anno non sono mancati momenti difficili, con un ribasso massimo del 20,52% dal picco.

Gli indicatori statistici raccontano una tendenza robusta. La regressione sulle ultime 60 sedute mostra una pendenza dello 0,20% al giorno con un R² di 0,69, e l’esponente di Hurst a 0,67 segnala una memoria del trend, cioè una propensione a proseguire nella direzione in corso. Fa eccezione il ciclo dominante dei prezzi, lungo circa 120 sedute, che si trova oggi nella sua fase discendente e invita a non dare per scontata la continuazione del rialzo.

La volatilità resta contenuta per un titolo esposto alle oscillazioni del greggio. La variazione media giornaliera delle ultime 20 sedute è dell’1,07%, l’ATR a 14 sedute vale 3,75 dollari, pari a circa il 2,1% del prezzo, e la volatilità storica annualizzata si ferma al 17,24% sulle ultime 20 sedute contro il 25,58% sulle ultime 60. La tensione sui mercati potrebbe però cambiare questo quadro nei prossimi giorni, con il petrolio in balia delle notizie dal Medio Oriente e la trimestrale del 30 ottobre a fare da spartiacque.

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