Il titolo crolla, i conti no
Amplifon apre la seduta di oggi, 30 ottobre, in forte ribasso e non recupera: alle 9:30 il titolo tratta a 11,35 euro, con una perdita che sfiora il 13% rispetto alla chiusura di ieri, fissata a 13,07 euro. Nelle prime battute della mattinata le contrattazioni hanno toccato un minimo di 11,31 euro, con volumi già sopra i 2,3 milioni di pezzi scambiati, ben oltre la media delle ultime settimane. La pagina della quotazione di Amplifon mostra un titolo che in poche ore ha cancellato gran parte del rialzo messo a segno a ottobre.
A colpire non è tanto l’entità del calo, quanto il contesto in cui arriva. In avvio di seduta il Ftse Mib cedeva lo 0,92%, un ribasso legato soprattutto al nervosismo sui mercati americani alla vigilia delle trimestrali di Intel e Amazon. Amplifon, da sola, scende di circa il 13%: oltre dieci volte il calo dell’indice milanese. Il movimento riguarda il titolo, non il mercato nel suo complesso.
Il paradosso è che la causa più immediata, i conti del terzo trimestre, non raccontava affatto una storia negativa. Il comunicato ufficiale di Amplifon sui risultati del terzo trimestre 2026, diffuso la sera del 29 ottobre, parla di una crescita organica del 3,6% nel trimestre e di un utile netto adjusted in crescita del 38,7%. Il flusso di cassa libero dei primi nove mesi è più che raddoppiato, a 79,1 milioni di euro, e anche i margini sono migliorati: l’Ebitda adjusted di 90 punti base, l’Ebit di 150, sempre nel trimestre.
L’amministratore delegato Enrico Vita ha parlato di un «solido momentum della performance», in altre parole di risultati che confermano il trend positivo in corso, e ha ribadito la guidance per l’intero 2026. Difficile, leggendo solo questi numeri, spiegare un calo a doppia cifra.
Il punto debole, a guardare meglio, è proprio la voce che finisce nei titoli dei giornali: il fatturato. Nei nove mesi i ricavi sono saliti appena dello 0,9% a cambi costanti, a 1,76 miliardi complessivi. La crescita organica, cioè a parità di cliniche aperte, è invece del 3,5% nello stesso periodo. La differenza, pari a 3,3 punti percentuali, è quasi interamente spiegata da Fit4Growth, il piano con cui Amplifon sta chiudendo le cliniche meno redditizie e uscendo da alcune attività all’estero, tra cui il business in India e nel Regno Unito, ceduti nel corso dell’anno.
Amplifon, insomma, sta tagliando pezzi di fatturato poco redditizi mentre cresce nel resto della rete: una scelta che nel tempo dovrebbe sostenere i margini, ma che oggi, nell’immediato, pesa sul numero più guardato dal mercato, quello in cima al conto economico.
Lo stesso giorno dell’annuncio dell’acquisizione di GN Hearing, lo scorso marzo, il titolo era già crollato pesantemente in una sola seduta, come raccontato allora da Money.it.
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C’è infatti un secondo fattore, slegato dalla trimestrale ma non dal calendario della stessa settimana, che aiuta a spiegare una reazione così netta. Il 29 ottobre l’assemblea degli azionisti ha approvato un aumento di capitale riservato a GN Store Nord, passaggio necessario per chiudere l’acquisizione da 2,3 miliardi di euro di GN Hearing: lo conferma il comunicato sull’assemblea del 29 ottobre. Si tratta di 56 milioni di nuove azioni ordinarie, emesse a 11,267 euro ciascuna, a parziale pagamento del prezzo di acquisto: GN le riceve al posto di una parte del denaro che Amplifon le deve.
A operazione chiusa, la holding di controllo Ampliter scenderà al 32,07% del capitale. Manterrà però il 63,69% dei diritti di voto, perché in Italia le azioni detenute a lungo termine possono avere un voto maggiorato: Ampliter ne beneficia, GN no. GN salirà invece al 17,09% del capitale, con le nuove azioni bloccate e non vendibili per quindici mesi dal closing, sbloccate poi in più tranche.
A questa emissione si somma quella da 45,3 milioni di azioni collocata a maggio a 10 euro presso investitori qualificati, sempre per finanziare l’acquisizione di GN Hearing: 56 più 45,3 milioni, oltre 100 milioni di nuove azioni in meno di sei mesi, legate alla stessa operazione. Il mercato conosceva l’entità del deal fin dall’annuncio di marzo, ma il voto del 29 ottobre ne ha reso definitivi i numeri appena due giorni prima della trimestrale.
Sul fronte delle valutazioni, il titolo arrivava comunque da un momento positivo. A inizio ottobre diverse case d’investimento avevano alzato i target price su Amplifon dopo i conti del semestre.
Pochi giorni dopo, un altro pezzo dell’Ufficio Studi si chiedeva se la sottovalutazione di alcuni titoli di Piazza Affari, Amplifon compresa, fosse destinata a fermare i ribassi. A fine settembre circolava anche una nota di Equita secondo cui il trimestre in arrivo sarebbe stato solido, con il titolo salito di quasi il 5% in una sola seduta sull’onda di quelle attese. Aspettative già alte, quindi: anche risultati non negativi, misurati contro un’asticella così elevata, possono produrre una correzione di queste dimensioni.
Il quadro tecnico, tra ipervenduto e supporti saltati
Il movimento di oggi ha bruciato i livelli di supporto indicati dall’analisi tecnica sui dati di chiusura di ieri. Il riferimento che resta da monitorare è la media mobile a 200 sedute, a 11,30 euro, lo spartiacque che separa storicamente il trend di lungo periodo positivo da quello negativo: il prezzo di oggi ci si avvicina dal basso. Il titolo ha inoltre superato al ribasso la banda di Bollinger inferiore, a 11,76 euro, un segnale tecnico di ipervenduto: un calo più rapido e ampio di quanto la volatilità recente del titolo avrebbe lasciato prevedere. Sui ritracciamenti di Fibonacci calcolati sul rialzo degli ultimi sei mesi, il prezzo è già sceso tra l’11,63 e l’11,18 euro. Gli altri indicatori di momentum, calcolati sulla chiusura di ieri, fotografano ancora l’intonazione positiva precedente al crollo: il mercato li ha resi obsoleti nel giro di una mattinata.
Non è la prima volta che il titolo si muove bruscamente attorno a una trimestrale: a fine agosto un’altra seduta pesante, innescata da motivi diversi da quelli di oggi, aveva già messo sotto pressione il titolo.
Questa volta, però, l’azienda non ha tagliato la guidance né segnalato problemi operativi: il management ha escluso ostacoli significativi legati all’inflazione e ha ribadito di non vedere criticità nell’integrazione di GN Hearing, il cui closing resta atteso entro la fine dell’anno.
Nella trimestrale, Vita non ha dato indicazioni numeriche sul 2027: si è limitato a parlare di prosecuzione del percorso di riduzione del debito, senza sbilanciarsi oltre l’esercizio in corso. Dopo due emissioni di azioni in sei mesi, è un silenzio che il mercato di oggi non sembra avere premiato.
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