Oro e dollaro, 50 anni di dati svelano un legame inatteso tra settembre e ottobre

Gerardo Marciano

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Un’analisi su 50 anni di dati mette alla prova il legame tra oro, dollaro, settembre e ottobre. Il risultato cambia la lettura dello scenario attuale.

Oro e dollaro, 50 anni di dati svelano un legame inatteso tra settembre e ottobre

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Settembre ha lasciato agli investitori un quadro molto diverso da quello che aveva caratterizzato buona parte del 2026. Dopo una lunga corsa, l’oro ha subito una correzione significativa, mentre il dollaro ha ritrovato forza. Due movimenti che, osservati isolatamente, potrebbero sembrare la normale conseguenza di prese di profitto e cambiamenti nelle aspettative sui tassi americani.

La domanda più interessante nasce però guardando indietro. Esiste una relazione statistica tra ciò che accade a oro e dollaro nel mese di settembre e il loro comportamento nel successivo ottobre? E, soprattutto, questa relazione è abbastanza stabile da fornire qualche indicazione sullo scenario più probabile nelle prossime settimane?

Per rispondere non basta verificare se oro e dollaro siano storicamente correlati. Serve un test più severo: bisogna prendere cinquant’anni di dati, osservare cosa è successo dopo configurazioni analoghe a quella attuale e verificare se il segnale resiste anche quando viene utilizzato senza conoscere in anticipo ciò che accadrà. Il risultato è meno scontato di quanto potrebbe sembrare e distingue nettamente il caso dell’oro da quello del dollaro.

Cinquant’anni sotto osservazione

L’analisi considera il periodo compreso tra il 1976 e il 2025, quindi cinquanta osservazioni annuali complete. Per ogni anno sono stati calcolati i rendimenti mensili di oro e dollaro ad agosto, settembre e ottobre.

Il punto centrale non è la correlazione contemporanea tra i due asset, già ampiamente conosciuta, ma la relazione temporale tra settembre e ottobre. In altre parole, la domanda è se la direzione assunta da oro e dollaro durante settembre contenga informazioni utili sul mese successivo.

Il primo risultato emerge con una certa chiarezza. La correlazione tra andamento del dollaro a settembre e rendimento dell’oro a ottobre è pari a circa -0,31. Significa che, storicamente, a un settembre caratterizzato da un rafforzamento del dollaro tende a seguire un ottobre meno favorevole per l’oro. La relazione non è sufficientemente forte da parlare di automatismo, ma presenta una significatività statistica che merita attenzione.

Un secondo fenomeno riguarda direttamente il metallo prezioso. La correlazione tra rendimento dell’oro a settembre e rendimento dell’oro a ottobre è positiva, intorno a +0,31. In altre parole, settembre mostra una certa capacità di anticipare la direzione del mese successivo.

Ancora più evidente è la persistenza del dollaro. La correlazione tra il rendimento del biglietto verde a settembre e quello di ottobre sale a circa +0,42.

I dati suggeriscono quindi un meccanismo di continuazione più che di inversione: quando a settembre si forma un determinato regime, una parte di quella dinamica tende statisticamente a protrarsi anche nel mese seguente.

Dal 2001 la relazione diventa più forte

Il risultato assume maggiore interesse dividendo il campione storico in due periodi. Tra il 1976 e il 2000 la correlazione tra forza del dollaro a settembre e rendimento dell’oro nel successivo ottobre è piuttosto debole, intorno a -0,14. Dal 2001 al 2025 sale invece a circa -0,52. La differenza è considerevole.

Anche la persistenza dell’oro aumenta. La correlazione tra settembre e ottobre passa da circa +0,15 nella prima metà del campione a circa +0,64 negli ultimi venticinque anni. Per il dollaro si osserva un fenomeno analogo: da circa +0,27 si passa a valori prossimi a +0,53.

Questo è uno degli aspetti più interessanti dell’intero studio. La relazione settembre-ottobre non sembra essere un residuo statistico degli anni Settanta o Ottanta. Al contrario, appare più evidente nella struttura di mercato degli ultimi decenni.

Il caso più vicino al 2026

Per restringere ulteriormente il campo è possibile selezionare soltanto gli anni nei quali settembre ha presentato la stessa combinazione osservata nel 2026: oro in calo e dollaro in rialzo. Negli ultimi cinquant’anni questa situazione si è verificata quindici volte.

Nel successivo ottobre l’oro è risultato positivo soltanto in quattro casi. In nove occasioni ha chiuso in ribasso e in altre due è rimasto sostanzialmente invariato. In termini percentuali significa che nel 73,3% dei precedenti storici ottobre non ha prodotto un rendimento positivo per l’oro. Il dollaro ha invece continuato a rafforzarsi in dieci casi su quindici, pari al 66,7%.

Anche i rendimenti medi indicano la stessa direzione. Dopo un settembre con oro debole e dollaro forte, il rendimento medio dell’oro a ottobre è stato vicino a -0,9%, mentre quello mediano si è attestato intorno a -1%. Il dollaro ha registrato mediamente un progresso di circa lo 0,4%, con una mediana vicina allo 0,9%.

Sono percentuali apparentemente modeste, ma l’aspetto importante non è l’entità del movimento. È la sua ricorrenza.

Negli ultimi venticinque anni il segnale diventa ancora più netto

Restringendo il campione al periodo 2001-2025, la combinazione oro negativo e dollaro positivo a settembre compare otto volte: nel 2006, 2008, 2014, 2016, 2020, 2021, 2022 e 2023.

In sette casi su otto l’oro non è riuscito a chiudere ottobre in territorio positivo. Sempre in sette casi su otto il dollaro ha invece terminato ottobre in rialzo. La configurazione contemporanea oro debole e dollaro forte si è verificata sei volte su otto. Il rendimento medio dell’oro è stato vicino a -1,6%, mentre il dollaro ha guadagnato mediamente circa l’1,8%.

Un 87,5% di casi favorevoli a uno scenario non positivo per l’oro è certamente un risultato notevole. Sarebbe però scorretto trasformarlo automaticamente in una probabilità dell’87,5% per ottobre 2026. Otto osservazioni sono poche. Il dato indica una forte ricorrenza storica, non una certezza previsionale.

La prova più severa: il walk-forward

Il rischio principale di qualsiasi analisi storica consiste nel trovare una relazione che funziona benissimo soltanto perché è stata costruita conoscendo già i risultati. Per ridurre questo problema il modello è stato sottoposto a una verifica walk-forward.

Il principio è semplice. Si utilizzano inizialmente i dati dal 1976 al 1995 per formulare una previsione sul 1996. Successivamente si aggiunge il 1996 e si cerca di prevedere il 1997. Il procedimento viene ripetuto anno dopo anno fino al 2025. Ogni previsione viene quindi prodotta utilizzando esclusivamente informazioni che sarebbero state disponibili in quel momento.

È questo test a fornire l’indicazione più importante. Per prevedere la direzione dell’oro in ottobre, il modello più efficace non è quello più complesso. È quello che utilizza soltanto due variabili: rendimento dell’oro a settembre e rendimento del dollaro a settembre. Fuori campione riesce a classificare correttamente circa il 70% degli ottobre.

Quando vengono aggiunti il comportamento di agosto, la variazione dei rendimenti dei Treasury americani o ulteriori variabili, il modello non migliora. In alcuni casi peggiora.

Questo risultato è particolarmente interessante perché riduce uno dei principali rischi dell’analisi quantitativa: l’overfitting. Più variabili vengono aggiunte, più diventa facile adattare perfettamente il modello al passato perdendo però capacità predittiva sul futuro. Per l’oro sembra accadere esattamente questo.

Utilizzando una finestra mobile degli ultimi vent’anni, il modello semplice raggiunge inoltre una percentuale di classificazioni corrette vicina al 77%.

I Treasury non migliorano la previsione

Un risultato controintuitivo riguarda i rendimenti obbligazionari americani. In teoria il Treasury decennale dovrebbe essere una delle variabili più importanti per spiegare il comportamento dell’oro. Rendimenti più elevati aumentano infatti il costo opportunità di detenere un’attività che non distribuisce interessi.

Nel test settembre-ottobre, però, la variazione del rendimento del decennale americano a settembre presenta una correlazione quasi nulla con la performance dell’oro nel mese successivo. Soprattutto, aggiungerla al modello peggiora leggermente la qualità delle previsioni fuori campione.

Ciò non significa che i tassi non siano importanti per l’oro. Significa qualcosa di più circoscritto: per prevedere specificamente il comportamento di ottobre sulla base di ciò che è accaduto a settembre, il rendimento del Treasury non aggiunge informazione sufficiente rispetto a quella già contenuta nei movimenti di oro e dollaro.

Il dollaro è molto più difficile da prevedere

È proprio qui che l’analisi produce una sorpresa. Guardando soltanto settembre, la persistenza del dollaro appare forte. Un settembre positivo tende infatti a essere seguito da un ottobre ancora positivo. Ma quando viene aggiunto il comportamento di agosto, la previsione cambia sensibilmente.

Il 2026 presenta infatti una sequenza particolare: ad agosto l’oro era salito mentre il dollaro si era indebolito; a settembre le due direzioni si sono invertite. Questa combinazione riduce la robustezza del segnale rialzista sul dollaro.

A seconda della finestra temporale e delle variabili utilizzate, la probabilità stimata di un ottobre positivo per il dollaro oscilla in modo troppo ampio per sostenere una previsione direzionale particolarmente affidabile. È quindi necessario distinguere i due mercati: per l’oro il segnale rimane coerente tra quasi tutte le specificazioni del modello, per il dollaro no.

Cosa suggerisce il modello per ottobre 2026

Applicando al 2026 il modello costruito sull’intera serie storica, la probabilità stimata che l’oro chiuda ottobre in territorio positivo si colloca intorno al 40%. Questo implica una probabilità nell’ordine del 60% per uno scenario mensile non positivo.

Utilizzando invece soltanto gli ultimi venticinque anni, durante i quali la relazione settembre-ottobre è risultata molto più evidente, la probabilità di un ottobre positivo scende verso il 22%. Una finestra mobile di vent’anni produce un risultato molto simile, con una probabilità vicina al 23% per un ottobre positivo.

Questi numeri non devono essere interpretati al punto percentuale. Dire che la probabilità è del 23% anziché del 25% sarebbe attribuire al modello una precisione che non può avere con un campione di queste dimensioni.

Il messaggio robusto è un altro: indipendentemente dalla finestra temporale utilizzata, il modello continua ad assegnare una probabilità maggiore allo scenario di un ottobre debole o negativo per l’oro.

Sul dollaro, invece, non emerge una superiorità altrettanto stabile di uno scenario rispetto all’altro. La statistica indica ancora una certa possibilità di prosecuzione della forza mostrata a settembre, ma l’inversione avvenuta tra agosto e settembre aumenta la probabilità di consolidamento.

Il vero segnale riguarda quindi l’oro

L’analisi di cinquant’anni suggerisce che la configurazione di settembre 2026 contiene effettivamente informazione sul mese successivo. La conclusione più solida riguarda il metallo prezioso.

Quando settembre combina un calo dell’oro con un rafforzamento del dollaro, ottobre tende storicamente a essere meno favorevole all’oro. Il fenomeno diventa particolarmente evidente dal 2001 e sopravvive anche a una verifica walk-forward.

Questo non equivale a prevedere necessariamente un forte ribasso. Il modello distingue principalmente tra mese positivo e non positivo e non stabilisce automaticamente l’ampiezza del movimento. Anche un ottobre laterale o caratterizzato da oscillazioni ampie ma senza recuperare stabilmente i livelli di fine settembre sarebbe compatibile con il segnale storico.

Il dollaro richiede invece maggiore cautela. La sua forza di settembre fornisce un’indicazione di continuità, ma il comportamento di agosto riduce sensibilmente la robustezza della previsione.

Come leggere il segnale nelle prossime settimane

Per utilizzare queste informazioni in modo corretto è più utile considerarle come uno scenario di riferimento che come una previsione deterministica.

Finché l’oro continuerà a mostrare difficoltà nel recuperare la correzione di settembre e il dollaro manterrà una struttura relativamente solida, il comportamento dei mercati resterà coerente con il precedente storico prevalente. Un recupero deciso dell’oro accompagnato da un indebolimento persistente del dollaro rappresenterebbe invece un segnale che il modello stagionale sta perdendo efficacia nel 2026.

È proprio questa la funzione più utile dell’analisi quantitativa: non stabilire in anticipo ciò che deve accadere, ma definire quale scenario sia storicamente più frequente e quali sviluppi successivi possano confermarlo o smentirlo.

Dopo cinquant’anni di dati, la conclusione appare abbastanza chiara. La combinazione osservata a settembre ha storicamente preceduto più spesso un ottobre difficile per l’oro. Sul dollaro il quadro rimane invece meno definito. Nelle prossime settimane sarà quindi soprattutto il comportamento del metallo prezioso a permettere di capire se anche il 2026 seguirà una relazione che, negli ultimi venticinque anni, è diventata sorprendentemente persistente.

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