Dopo una discesa di circa il 30% dal massimo di gennaio, l’oro presenta alcuni segnali compatibili con la costruzione di una base. Il quadro rimane però incompleto: i grafici mensili e trimestrali mostrano una tenuta interessante, mentre quelli giornalieri e settimanali devono ancora confermare un cambiamento della tendenza.
Nella serie grafica esaminata, il massimo di gennaio è stato segnato a 5.730,1 dollari l’oncia, seguito da una flessione fino a 4.011,3 nel mese di luglio. Ad agosto è arrivata una prima reazione significativa: la chiusura mensile sopra il massimo di luglio ha prodotto un segnale grafico rialzista, successivamente messo alla prova dalle oscillazioni di settembre e dell’inizio di ottobre.
Il nuovo minimo, nell’area di 4.091,2, rimane superiore a quello di luglio. È un primo elemento favorevole, ma non consente ancora di distinguere fra la costruzione di una base e una pausa all’interno del ribasso.
Perché l’oro è sceso e quali fattori possono favorire una ripartenza
La forte correzione del 2026 si è sviluppata in un contesto di pressioni macroeconomiche e cambiamenti nell’esposizione degli investitori. Per comprenderla occorre distinguere ciò che è stato rilevato dalle possibili interpretazioni.
Nel rapporto sul secondo trimestre, pubblicato il 30 luglio, il World Gold Council ha registrato deflussi netti dagli ETF sull’oro per circa 45 tonnellate. L’organizzazione li ha associati alla debolezza delle quotazioni e, soprattutto in Nord America, alla revisione verso l’alto delle aspettative su inflazione e tassi d’interesse, accompagnata dal rafforzamento del dollaro.
Anche sul mercato dei futures si è osservata una forte contrazione delle posizioni aperte sul COMEX fra gennaio e giugno. Il dato segnala una riduzione dei contratti in essere, ma non può essere interpretato interamente come liquidazione di posizioni rialziste: una parte rilevante ha riguardato operazioni di spread, con posizioni lunghe e corte abbinate. Il World Gold Council considera questo movimento compatibile con un ridimensionamento degli eccessi speculativi, precisando però che la sua spiegazione rimane incompleta.
A settembre sono riemerse alcune delle stesse pressioni. Secondo il modello di attribuzione dei rendimenti del World Gold Council, l’aumento dei rendimenti dei Treasury e il rafforzamento del dollaro hanno contribuito in modo importante alla flessione. Il rapporto indica inoltre la liquidazione di posizioni sui futures come un probabile fattore aggiuntivo, nonostante gli afflussi negli ETF sull’oro. La domanda attraverso gli ETF ha quindi convissuto con una riduzione dell’esposizione nel mercato dei derivati.
Quali condizioni possono invece favorire una ripartenza? Storicamente, l’oro tende a trovare sostegno quando diminuiscono i rendimenti reali, cioè quelli al netto dell’inflazione, e il dollaro si indebolisce. Possono contribuire anche una maggiore domanda di protezione dai rischi economici e geopolitici, gli acquisti delle banche centrali e gli afflussi degli investitori verso il metallo.
Al contrario, rendimenti reali crescenti, dollaro forte e aspettative di tassi più elevati possono penalizzarlo. Poiché l’oro non distribuisce cedole né interessi, l’aumento dei rendimenti di altre attività può accrescere il costo opportunità del suo possesso. Sono comunque relazioni ricorrenti, la cui intensità cambia nel tempo: nessuna determina da sola la direzione delle quotazioni.
Anche il rapporto con l’inflazione richiede attenzione. Un aumento dei prezzi al consumo non garantisce un rialzo dell’oro: se provoca una risposta monetaria restrittiva e sostiene rendimenti reali e dollaro, può produrre l’effetto opposto. Conta quindi come l’inflazione modifica le aspettative sui tassi e sulla crescita.
Che cosa dicono i grafici: una base possibile, ma 4.755 resta decisivo
Con quotazioni intorno a 4.216,3 dollari, i prezzi rimangono sotto l’apertura annuale. La barra del 2026, ancora in formazione, non offre al momento un segnale chiaro di conclusione del ribasso. Per individuare eventuali cambiamenti iniziali occorre quindi esaminare gli orizzonti temporali inferiori.
Sul grafico giornaliero, i prezzi sono tornati sopra la media mobile esponenziale a 9 giorni, ma restano sotto la media semplice a 21 giorni. Il miglioramento riguarda dunque il movimento più breve e deve ancora estendersi alla struttura successiva. La media a 200 giorni, intorno a 4.622, si trova sensibilmente più in alto e rappresenta un ulteriore riferimento nell’eventuale recupero.
Su base settimanale, le quotazioni sono sopra la media a 200 settimane, ma sotto entrambe le medie a 9 e 21 settimane. La tenuta del riferimento più lungo convive quindi con una debolezza ancora visibile sulle misure più brevi.
Nell’analisi tecnica, uno dei criteri utilizzati per descrivere la tendenza è la successione dei minimi e dei massimi. Una sequenza di minimi e massimi crescenti viene generalmente classificata come rialzista, una sequenza decrescente come ribassista. Quando manca una progressione riconoscibile, la struttura può essere laterale o non ancora definita, a seconda dell’orizzonte temporale esaminato.
Nel grafico considerato, il minimo di ottobre nell’area di 4.091,2 è superiore a quello di luglio, pari a 4.011,3. Questo confronto, isolatamente, non consente di identificare una tendenza rialzista: occorre esaminare anche la successione dei massimi e i punti di svolta intermedi.
La candela della settimana del 5 ottobre presenta caratteristiche compatibili con un tentativo di ripartenza. Una chiusura settimanale sopra 4.233,7 aggiungerebbe un segnale di miglioramento, senza essere sufficiente, da sola, a confermare un’inversione di medio periodo.
Il massimo del 25 agosto, a 4.755, rappresenta un precedente punto di svolta del grafico. Secondo questo criterio di lettura, un eventuale superamento modificherebbe il confronto fra i massimi considerati, ma non basterebbe da solo a classificare l’intera struttura come rialzista. Tale classificazione richiederebbe una successione riconoscibile di minimi e massimi crescenti sul medesimo orizzonte temporale. Questi criteri descrivono la struttura dei prezzi e non permettono, da soli, di stabilire l’andamento futuro del mercato.
I segnali più incoraggianti emergono dal grafico mensile. Da giugno, i minimi si sono formati vicino alla media semplice a 21 mesi, che conserva una pendenza positiva. La discesa sta quindi mettendo alla prova un riferimento di lungo periodo ancora orientato al rialzo. I prezzi rimangono comunque sotto la media esponenziale a 9 mesi: la tenuta della media più lenta non coincide ancora con una ripartenza confermata.
Sul grafico trimestrale, le quotazioni sono invece sopra entrambe le medie, la 9 esponenziale e la 21 semplice. Questa configurazione mantiene aperta l’ipotesi che la flessione del 2026 si inserisca in una struttura più ampia ancora favorevole. La barra del quarto trimestre è però appena iniziata e il suo aspetto attuale resta provvisorio.
La combinazione fra appoggio sulla media a 21 mesi e tenuta delle medie trimestrali ricorda configurazioni osservabili durante la costruzione di basi su azioni, indici, valute e materie prime. È compatibile con un’ipotesi di accumulazione, ma non permette di dimostrarla: la conferma deve arrivare dall’evoluzione dei prezzi.
La fascia 4.091,2–4.011,3, che comprende il minimo di ottobre e quello di luglio, costituisce un riferimento per confrontare i punti di svolta inferiori del grafico. Il massimo del 25 agosto a 4.755 rappresenta invece il riferimento superiore del periodo esaminato. Nell’analisi tecnica, il confronto fra questi livelli e i successivi minimi e massimi serve a descrivere l’evoluzione della struttura dei prezzi, senza stabilire una destinazione futura delle quotazioni. Una discesa sotto il minimo di luglio indebolirebbe invece l’ipotesi che la base sia già stata costruita.
La lettura dei diversi grafici delinea così tre passaggi: la tenuta dei minimi, il recupero dei riferimenti intermedi e il confronto con 4.755. Oltre questa soglia, la formazione di minimi e massimi crescenti permetterebbe di distinguere una ripartenza strutturata da un recupero ancora fragile.
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