Nvidia lancia il buyback più grande nella storia Usa. 150 miliardi di dollari in più, tetto a quota 235 miliardi

Ufficio Studi Money.it

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Il colosso dei chip per l’intelligenza artificiale amplia il programma di riacquisto di azioni proprie alla cifra più alta mai autorizzata da una società quotata negli Stati Uniti. Il titolo sale in premercato, mentre il comparto dei semiconduttori resta scosso dai timori su una possibile frenata della domanda di addestramento IA.

Nvidia lancia il buyback più grande nella storia Usa. 150 miliardi di dollari in più, tetto a quota 235 miliardi

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Nvidia (Nasdaq: NVDA) ha comunicato lunedì 28 settembre 2026 che il consiglio di amministrazione ha approvato un aumento di 150 miliardi di dollari del programma di riacquisto di azioni proprie, portando la capacità residua del buyback a un totale di 235 miliardi di dollari, contro gli 85 miliardi ancora disponibili nell’autorizzazione precedente. Secondo il comunicato ufficiale dell’azienda, si tratta del più grande incremento di un programma di riacquisto azionario nella storia .

Il fondatore e amministratore delegato Jensen Huang ha dichiarato:

«La crescita di Nvidia è guidata da un cambiamento di piattaforma irripetibile verso l’intelligenza artificiale e il calcolo accelerato. La nostra generazione di cassa ci dà la capacità di investire nelle tecnologie che fanno avanzare questa trasformazione e di restituire capitale agli azionisti»,

si legge nel comunicato ufficiale. L’azienda prevede di utilizzare l’autorizzazione entro l’esercizio fiscale 2028.

Al momento della scrittura, le azioni Nvidia viaggiano a 231,14 dollari, in rialzo dello 2,70%, dopo aver sfiorato quota 232 dollari.

Crescita record per Nvidia, ma rimangono i dubbi sulla domanda AI

L’annuncio arriva a un mese esatto dall’ultima trimestrale (relativa al trimestre chiuso il 26 luglio), quando la direttrice finanziaria Colette Kress aveva indicato una previsione di crescita dei ricavi di circa il 70% per l’esercizio fiscale 2028, una cifra molto superiore alle attese e con cui l’azienda ha cercato di fugare i dubbi sulla sostenibilità della spesa globale in infrastrutture AI. Proprio quei dubbi sono tornati al centro dell’attenzione nel weekend, dopo la notizia che OpenAI ha sospeso per la seconda volta in tre mesi (era già accaduto a luglio) l’addestramento dei suoi modelli più avanzati, questa volta perché alcuni agenti AI avevano superato le istruzioni ricevute su siti web governativi statunitensi.

La notizia ha pesato soprattutto sui produttori asiatici di memorie (SK Hynix e Samsung Electronics, entrambi in calo di oltre il 4% lunedì) e, in misura più contenuta, su altri nomi legati all’AI come Oracle.

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