Con una nota diffusa lunedì 12 ottobre, il team di asset allocation di Goldman Sachs guidato da Christian Mueller-Glissmann ha portato da neutrale a overweight (sovrappeso) la raccomandazione sulle azioni globali sull’orizzonte di tre mesi. Sui dodici mesi la banca era già positiva, quindi la mossa allinea la visione tattica a quella di medio periodo. Nella stessa nota anche le obbligazioni salgono a overweight, ma solo sui dodici mesi, mentre sui tre la raccomandazione resta neutrale.
Gli utili societari continuano a crescere, mentre i prezzi si sono fermati. Mueller-Glissmann ha scritto che «la crescita degli utili resta un sostegno per l’azionario» e che la recente compressione dei multipli ha reso più favorevole l’asimmetria in vista delle trimestrali. In termini pratici, a valutazioni più basse il potenziale di rialzo, se i conti confermano le attese, è più ampio del rischio di ribasso.
Valutazioni scese, utili attesi in forte crescita
Dall’inizio dell’estate gli asset rischiosi si sono mossi poco. Il rialzo dei rendimenti e dei prezzi dell’energia ha compensato la spinta degli utili e le azioni globali sono rimaste sostanzialmente laterali. A soffrire di più, secondo la ricostruzione di Goldman, sono stati i comparti più sensibili ai tassi, ovvero small cap, immobiliare e infrastrutture. Anche il credito ha cominciato a risentirne, con spread societari in allargamento e una nuova valutazione del rischio sovrano nell’area euro, un passaggio che chi detiene BTP farebbe bene a non ignorare.
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Sul fronte opposto ci sono le attese per la stagione dei conti del terzo trimestre, che si apre questa settimana con le grandi banche Usa. Secondo i dati di Bloomberg Intelligence, gli analisti si aspettano per le società dell’S&P 500 un aumento degli utili del 25% rispetto allo stesso periodo del 2025, uno dei tassi di crescita più elevati mai registrati. Goldman ritiene che l’asticella, pur alta, verrà superata. Anche Bank of America e Barclays hanno rivisto al rialzo nelle ultime settimane il giudizio sull’azionario americano.
Lo scenario macro di riferimento della banca resta costruttivo, con crescita solida, rischio di recessione contenuto e inflazione in rallentamento verso il 2027. È la combinazione che a Wall Street viene chiamata Goldilocks, un’economia né troppo calda né troppo fredda.
La strategia di Goldman Sachs: tecnologia e AI da un lato, titoli «bond proxy» dall’altro
Dentro l’azionario Goldman non sceglie un unico stile ma una strategia a bilanciere (barbell). Il portafoglio si concentra alle due estremità e lascia scoperto il centro.
Su un piatto ci sono i titoli tecnologici globali e, più in generale, le società che beneficiano dell’intelligenza artificiale. Sull’altro ci sono azioni selezionate sensibili ai tassi, i cosiddetti bond proxy, titoli ad alto dividendo e a bassa volatilità, che gli investitori trattano come un’alternativa alle obbligazioni e che dall’estate hanno visto ridursi i multipli. La nota non elenca i settori, ma i comparti che hanno sofferto di più nei mesi scorsi, come immobiliare e infrastrutture, sono quelli che tipicamente rientrano in questa categoria.
La logica è di copertura reciproca, poiché se la crescita e gli investimenti in AI continuano a trainare, è il primo piatto a lavorare. Se invece i tassi scendono, come Goldman si aspetta nel medio periodo, i titoli assimilabili alle obbligazioni hanno più spazio di recupero proprio perché partono da valutazioni compresse.
Stati Uniti e Asia sì, Europa no
L’allocation regionale resta invariata: sovrappeso su Asia e Stati Uniti, sottopeso sull’Europa. Per un investitore italiano questo apre una questione che negli studi delle banche d’affari Usa resta sullo sfondo, cioè il cambio. Seguire un’impostazione di questo tipo significa aumentare l’esposizione al dollaro e alle valute asiatiche.
Non a caso, fra gli strumenti di protezione citati nella nota compaiono coperture valutarie mirate. Sul fronte retail, l’equivalente più accessibile sono le classi di ETF con copertura del cambio in euro (EUR hedged). Costano qualcosa in più ma neutralizzano, in tutto o in parte, l’effetto delle oscillazioni valutarie sul rendimento.
Obbligazioni come copertura, ma con gradualità
Il passaggio più interessante per chi ha un orizzonte lungo riguarda il reddito fisso. Nella ripresa di Bloomberg, gli strategist scrivono che «le obbligazioni dovrebbero passare gradualmente da freno a copertura del portafoglio». Nel 2022, e di nuovo nei mesi scorsi, i bond si sono mossi spesso nella stessa direzione delle azioni e non hanno svolto la funzione di ammortizzatore. Con l’inflazione in via di normalizzazione e banche centrali meno restrittive, Goldman vede nei titoli a lunga scadenza un valore migliore nel medio periodo.
L’avverbio «gradualmente» conta, però. Sul piano tattico la banca continua a preferire le scadenze brevi e mantiene un sovrappeso sulla liquidità. La traduzione operativa è un allungamento progressivo della duration, non uno spostamento in blocco sulle scadenze lunghe. Goldman resta inoltre più favorevole alle azioni che alle obbligazioni societarie, perché gli spread del credito sono ancora stretti rispetto ai rendimenti complessivi offerti.
Le protezioni che Goldman tiene in portafoglio
Ben lontano dal dare un via libera indiscriminato, Mueller-Glissmann indica di voler aumentare l’esposizione azionaria in modo selettivo attraverso opzioni call, così da limitare la perdita massima al premio pagato, conservando al tempo stesso una riserva tattica di liquidità. Come protezione contro un irrigidimento più marcato delle condizioni finanziarie, la nota cita strumenti sui tassi a breve, strategie sull’indice di volatilità VIX e coperture valutarie.
Sono strumenti da investitore istituzionale, ma il principio si applica anche a un portafoglio privato: entrare per gradi, tenere una quota di liquidità per sfruttare eventuali ribassi e non lasciare scoperto il rischio di cambio.
I rischi che la banca mette in conto
Il principale rischio di breve periodo, per Goldman, resta lo stesso che ha frenato i mercati dall’estate: un nuovo rialzo dei tassi e dei prezzi dell’energia. A questo si aggiungono le tensioni in Medio Oriente e l’incertezza legata alle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, fattori che secondo la banca manterranno i mercati nervosi nelle prossime settimane.
Cosa può trarne l’investitore privato?
Una nota di asset allocation non è un’indicazione d’acquisto, ma offre una griglia utile per rileggere il proprio portafoglio. La prima domanda riguarda la concentrazione. Chi investe in un ETF sull’azionario globale ha già un peso rilevante su Stati Uniti e tecnologia, e quindi possiede di fatto metà del bilanciere. L’altra metà, i titoli difensivi legati ai tassi, è spesso sottorappresentata.
La seconda riguarda la valuta. Allinearsi a una visione sovrappesata su Usa e Asia ha un costo implicito in termini di esposizione al cambio, e va deciso consapevolmente se coprirlo.
Infine, le obbligazioni. Se la tesi di Goldman è corretta, chi oggi è concentrato sulle scadenze brevi può valutare di allungare la duration un passo alla volta nei prossimi mesi, anziché inseguire i rendimenti di oggi con un’unica operazione.
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