La sterlina ai minimi da tre mesi. Williams (Fed) rilancia l’ipotesi di un altro rialzo, Londra sconta i conti pubblici in rosso

Ufficio Studi Money.it

25/09/2026

Il cambio GBP/USD scende verso 1,32 dollari, ai minimi da circa tre mesi, tra un dollaro sostenuto dalle parole hawkish del numero tre della Fed e i timori sui conti pubblici britannici alla vigilia della Budget d’autunno.

La sterlina ai minimi da tre mesi. Williams (Fed) rilancia l’ipotesi di un altro rialzo, Londra sconta i conti pubblici in rosso

Il cambio GBP/USD viaggia oggi intorno a 1,3220-1,3225 dollari, il livello più basso da circa tre mesi per la sterlina, dopo un calo del 2,72% nell’ultimo mese. Il movimento arriva a valle di una seduta, quella di giovedi 24 settembre, in cui il cambio aveva toccato un minimo intraday a 1,3215 dollari prima di un parziale recupero serale.

Il primo motore del movimento è la forza del biglietto verde, con l’indice del dollaro (DXY) in salita a quota 101,26, in rialzo dello 0,16% sulla giornata e del 2,37% nell’ultimo mese. A spingerlo sono soprattutto le parole pronunciate giovedì a Londra, a una conferenza del National Institute of Economic and Social Research, dal presidente della Fed di New York John Williams, quest’anno membro votante del Fomc: «È probabile che un altro rialzo dei tassi possa essere appropriato entro la fine dell’anno. Mi sembra un modo ragionevole di pensarci», ha detto Williams, citato da Reuters.

Il numero tre della banca centrale Usa ha ricordato che, dopo l’ultimo rialzo che ha portato i tassi nella forchetta 3,75%-4,00%, 16 dei 18 membri del comitato hanno segnalato la probabilità di almeno un ulteriore intervento entro fine 2026, pur ribadendo che la decisione dipenderà dai dati in arrivo.

La sterlina sconta i conti pubblici britannici

Sul fronte opposto, a pesare sulla sterlina sono i timori sulla tenuta delle finanze pubbliche del Regno Unito alla vigilia del Budget d’autunno. L’Ufficio di statistica britannico (Ons) ha certificato un indebitamento pubblico di agosto pari a 18,3 miliardi di sterline, in aumento di 2,9 miliardi (+19%) sullo stesso mese del 2025 e di 3,5 miliardi oltre le stime dell’Office for Budget Responsibility, che si fermavano a 14,8 miliardi; da inizio anno fiscale il disavanzo cumulato e di 77,3 miliardi, 8,1 miliardi sopra le attese dell’Obr.

Il debito pubblico netto ha raggiunto 2.985,5 miliardi di sterline, il 93,8% del Pil. Secondo l’Ons, l’aumento del disavanzo riflette una spesa cresciuta più delle entrate fiscali, anche per effetto dell’inflazione. Come segnalato da Currency News UK, circolano inoltre indiscrezioni secondo cui il Tesoro britannico starebbe valutando di ridurre il margine fiscale a disposizione pur di evitare nuovi aumenti delle tasse nel Budget di ottobre, un’ipotesi che ha ulteriormente alimentato la cautela degli investitori sulla sterlina.

A complicare il quadro c’è anche la Bank of England, che il 17 settembre ha mantenuto il tasso di riferimento al 3,75% con una maggioranza di 6 voti contro 3 (i tre membri di minoranza avrebbero voluto portarlo al 4%). Nel comunicato ufficiale la Banca ha segnalato che l’inflazione Cpi è salita al 3,1% in agosto ed è «probabile che salga ulteriormente nei prossimi trimestri», imputando parte della pressione al rialzo dei prezzi energetici legato al conflitto in Medio Oriente; ha inoltre avviato un piano pluriennale, approvato all’unanimità, per azzerare gradualmente il portafoglio di gilt in suo possesso entro il 2034.