Italia, 5 grafici svelano il divario tra le regioni. Chi è più ricco e chi più povero, secondo Istat

Flavia Provenzani

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Dal Rapporto Bes 2026 i dati regionali su reddito pro capite, rischio di povertà, disuguaglianza e disagio abitativo. Bolzano ha quasi il doppio del reddito della Calabria, in Sicilia più di una persona su tre è a rischio povertà.

Italia, 5 grafici svelano il divario tra le regioni. Chi è più ricco e chi più povero, secondo Istat

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Ci sono due Italie che condividono la stessa bandiera ma non lo stesso portafoglio. Il Rapporto Bes 2026 dell’Istat, pubblicato il 26 ottobre 2026, mette in fila regione per regione i numeri del benessere economico e restituisce un’immagine nitida come una radiografia. Da una parte c’è un Centro-Nord che viaggia su redditi da economia europea avanzata, dall’altra un Mezzogiorno in cui quasi un residente su tre vive in una famiglia a rischio di povertà.

La fotografia arriva dalla tavola regionale del capitolo dedicato al benessere economico (pagine 92 e 93 del volume), che mette insieme reddito, disuguaglianza, rischio di povertà, difficoltà ad arrivare a fine mese e condizioni abitative.

Reddito pro capite, da Bolzano alla Calabria quasi il doppio

Reddito pro capite, da Bolzano alla Calabria quasi il doppio Reddito pro capite, da Bolzano alla Calabria quasi il doppio Mappa e classifica delle regioni italiane per reddito pro capite nel 2024, da 32.681 euro a Bolzano a 16.796 euro in Calabria

Il punto di partenza è il reddito disponibile lordo pro capite, cioè le risorse di cui le famiglie dispongono dopo tasse, contributi e trasferimenti pubblici, divise per il numero dei residenti. Nel 2024, secondo il rapporto BES, la media italiana è di 23.155 euro, ma dietro questa cifra si allarga un ventaglio molto ampio. La Provincia autonoma di Bolzano guida la classifica con 32.681 euro, seguita dalla Lombardia con 28.154 euro e dall’Emilia-Romagna con 26.684 euro. All’altro capo della fila c’è la Calabria con 16.796 euro, poco più della metà dell’Alto Adige.

Le ultime cinque posizioni appartengono tutte al Sud, perché Calabria, Campania (17.177 euro), Sicilia (17.402 euro), Basilicata (17.816 euro) e Puglia (17.898 euro) restano sotto la soglia dei 18 mila euro. Allargando lo sguardo alle grandi ripartizioni, un residente del Nord può contare in media su 26.620 euro, mentre uno del Mezzogiorno si ferma a 17.792 euro, con uno scarto di 8.828 euro che vale quasi il 50% in più a favore del Settentrione. Per il 2025 l’Istat ha già diffuso il dato nazionale, salito a 23.780 euro, mentre quelli regionali arriveranno più avanti.

Rischio di povertà, più di una persona su tre in Sicilia e Campania

Rischio di povertà, più di una persona su tre in Sicilia e Campania Rischio di povertà, più di una persona su tre in Sicilia e Campania Mappa e classifica delle regioni per rischio di povertà nel 2025, dal 38,4% della Sicilia al 4,6% di Bolzano

Il secondo indicatore misura quante persone vivono in famiglie con un reddito equivalente inferiore al 60% della mediana nazionale. La soglia è unica per tutto il Paese e non tiene conto del diverso costo della vita, un dettaglio che conviene avere presente quando si confrontano territori lontani. Nel 2025, su redditi riferiti al 2024, il rischio di povertà riguarda il 18,6% della popolazione italiana.

La Sicilia tocca il 38,4%, più del doppio della media nazionale e oltre otto volte il valore di Bolzano, fermo al 4,6%. Subito dopo vengono la Campania con il 35,6% e la Calabria con il 32,8%, mentre Puglia (27,6%) e Sardegna (26,1%) completano il gruppo delle regioni sopra un quarto della popolazione. Sul versante opposto, oltre all’Alto Adige, si collocano la Valle d’Aosta (5,0%, un dato che l’Istat considera poco significativo per la ridotta numerosità del campione) e l’Emilia-Romagna (6,7%). Nel complesso il Mezzogiorno è al 32,1%, il Centro al 15,1% e il Nord al 10,4%.

Disuguaglianza, qui la forbice tra ricchi e poveri è più larga

Disuguaglianza, dove la forbice tra ricchi e poveri è più larga Disuguaglianza, dove la forbice tra ricchi e poveri è più larga Mappa e classifica delle regioni per disuguaglianza del reddito S80/S20, dal 5,9 della Calabria al 3,1 di Bolzano

Il reddito basso, nel Sud, si accompagna spesso a una distribuzione più squilibrata. L’Istat misura la disuguaglianza con il rapporto tra il reddito del 20% più ricco della popolazione e quello del 20% più povero, che in Italia vale 5,1. Le stesse regioni che soffrono di più sul fronte della povertà mostrano anche la forbice più larga, con la Calabria a 5,9, la Sicilia a 5,7, la Campania e la Sardegna a 5,5. Bolzano, ancora una volta, sta all’estremo opposto con 3,1.

La Basilicata, con un reddito pro capite tra i più bassi del Paese, ha una disuguaglianza di appena 3,5, la seconda più contenuta d’Italia, e il giudizio complessivo dell’Istat sul dominio del benessere economico la colloca sopra la media nazionale insieme ad Abruzzo e Molise. Nel Centro-Nord il valore più alto spetta invece al Lazio, con 5,2.

L’eccezione ligure, reddito alto e case “difficili”

L'eccezione ligure, reddito alto e case difficili L’eccezione ligure, reddito alto e case difficili Mappa e classifica delle regioni per grave deprivazione abitativa nel 2025, con la Liguria prima al 12,6%

Tra le regioni settentrionali ce n’è una che stona come una nota fuori spartito. La Liguria ha un reddito pro capite di 25.504 euro, il 10% sopra la media italiana, eppure il suo rischio di povertà sale al 17,1%, il più alto del Nord, più vicino al Lazio (17,9%) e al Molise (17,5%) che alla Lombardia (9,2%).

È soprattutto sul fronte della casa che la regione si allontana dal resto del Settentrione, come sottolinea la stessa Istat nella lettura territoriale del rapporto. In Liguria il 12,6% delle persone vive in condizioni di grave deprivazione abitativa, cioè in abitazioni sovraffollate e con problemi strutturali, di luminosità o di servizi igienici, il valore più alto d’Italia e quasi il doppio della media nazionale (6,6%). Anche la quota di chi spende per l’abitazione più del 40% del reddito familiare è all’8,1%, seconda solo alla Campania (8,4%) e ben sopra il 5,0% nazionale.

Arrivare a fine mese, il peggioramento parte dal Centro

Arrivare a fine mese, il peggioramento parte dal Centro Arrivare a fine mese, il peggioramento parte dal Centro Mappa e classifica delle regioni per quota di persone con grande difficoltà ad arrivare a fine mese nel 2025, dal 17,2% della Calabria

C’è poi un indicatore che misura la percezione più che i numeri, e che nel 2025 si muove in controtendenza. La quota di persone che vivono in famiglie che arrivano a fine mese con grande difficoltà sale al 7,5% dal 5,8% dell’anno precedente, un aumento statisticamente significativo. Secondo l’Istat il peggioramento nazionale si deve proprio al Centro, dove la quota passa dall’1,9% al 4,7%, pur restando la più bassa tra le ripartizioni.

Il Mezzogiorno resta su un altro livello, con il 12,3%, e la Calabria tocca il 17,2%, davanti a Sicilia (15,0%) e Campania (14,0%). Il dato colpisce perché arriva in un anno in cui i redditi crescono più dei prezzi (+2,2% in termini reali nel biennio 2024-2025) e calano le famiglie che dichiarano di aver visto peggiorare la propria situazione economica, scese al 26,2%. L’Istat ricorda che gli indicatori di percezione non seguono necessariamente quelli oggettivi, perché riflettono anche il costo della vita avvertito e le aspettative. Sul piatto pesano le spese per l’abitazione, con i prezzi delle case acquistate saliti del 4,0% nel 2025, gli affitti del 3,8% e le tariffe dei servizi idrici e ambientali cresciute più dell’inflazione. A soffrire di più sono i minori e i giovani fino a 25 anni, sopra il 9%, mentre la quota scende al 5,8% tra i 65 e i 74 anni e al 2,4% tra i laureati, contro l’11,2% di chi ha al massimo la licenza media.

Perché il Nord non è immune dalla povertà

La mappa del rischio di povertà, costruita su una soglia unica nazionale, tende ad accentuare il divario tra Nord e Sud. Un quadro diverso emerge dalla povertà assoluta, che l’Istat calcola sulla spesa per consumi rispetto a un paniere minimo per una vita dignitosa, il cui valore cambia a seconda della zona e del tipo di comune. Nel 2025 è in povertà assoluta il 9,3% dei residenti, oltre 5,4 milioni di persone. Il Mezzogiorno resta l’area più colpita con l’11,5%, in calo dal 12,5% del 2024, ma il Nord, con l’8,5%, supera il Centro, fermo al 7,4%. Dove la vita costa di più, anche un reddito più alto può non bastare.

Tutti i dati, regione per regione

RegioneReddito pro capite 2024 (euro)Rischio di povertà 2025Disuguaglianza S80/S20 2024Grande difficoltà a fine mese 2025Casa oltre il 40% del reddito 2025Grave deprivazione abitativa 2025
Piemonte 25.426 14,0% 4,6 5,9% 5,2% 4,8%
Valle d’Aosta 25.751 5,0%* 3,8 n.d. n.d. n.d.
Liguria 25.504 17,1% 5,1 5,1% 8,1% 12,6%
Lombardia 28.154 9,2% 4,3 5,7% 4,1% 7,3%
Bolzano 32.681 4,6% 3,1 1,7%* 3,0% 4,9%
Trento 26.052 8,8%* 4,0 n.d. 3,0%* n.d.
Veneto 24.652 12,4% 4,1 4,8% 3,5% 5,9%
Friuli-Venezia Giulia 24.781 9,1% 4,1 5,0% 3,3%* 6,4%
Emilia-Romagna 26.684 6,7% 3,8 5,0% 3,1% 4,5%
Toscana 24.496 12,8% 4,4 4,6% 5,6% 6,5%
Umbria 22.524 11,3% 4,3 2,6% 2,8%* 4,8%*
Marche 22.489 12,0% 4,0 3,2% 4,1% 6,6%
Lazio 24.437 17,9% 5,2 5,5% 5,8% 8,4%
Abruzzo 20.310 20,0% 4,2 8,4% 4,1% 4,3%
Molise 18.662 17,5% 4,0 4,1%* 2,9%* n.d.
Campania 17.177 35,6% 5,5 14,0% 8,4% 8,5%
Puglia 17.898 27,6% 5,0 10,1% 4,6% 6,1%
Basilicata 17.816 21,9% 3,5 1,9%* 2,1%* 2,2%*
Calabria 16.796 32,8% 5,9 17,2% 6,3% 4,9%
Sicilia 17.402 38,4% 5,7 15,0% 6,2% 6,1%
Sardegna 19.870 26,1% 5,5 6,2% 4,8%* 7,7%
Italia 23.155 18,6% 5,1 7,5% 5,0% 6,6%

Fonte: Istat, Rapporto Bes 2026. Il rischio di povertà e il sovraccarico del costo dell’abitazione si riferiscono all’indagine 2025 su redditi 2024. L’asterisco indica un dato poco significativo per la ridotta numerosità campionaria, n.d. un dato non pubblicato. Il volume integrale e la sintesi per la stampa sono disponibili sul sito dell’Istat.

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