Il prezzo del petrolio con l’avanzata Houthi nel Mar Rosso, poi frena. Quale impatto su carburanti e bollette?

Ufficio Studi Money.it

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Brent e WTI toccano i massimi da maggio dopo la presa Houthi del porto yemenita di Mokha, poi ritracciano nel pomeriggio. Il rincaro pesa già su carburanti e bolletta del gas in Italia.

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Tra il 9 e il 10 settembre 2026 le milizie Houthi, sostenute dall’Iran, hanno occupato il porto yemenita di Mokha e la vicina isola di Mayun, entrambi affacciati sullo stretto di Bab al-Mandeb, nel quadro di un’escalation dei combattimenti con l’Arabia Saudita. La notizia ha spinto il Brent fino a 107,4 dollari al barile venerdì 11 settembre, il livello più alto da maggio 2026 (+6,1%), mentre il WTI è salito in parallelo fino all’area 102-104 dollari.

Nel corso del pomeriggio il rialzo si è però in parte riassorbito, con il Brent è arretrato a circa 104,3 dollari (-3% circa su base giornaliera) e il WTI a 98,8 dollari (-3,55%). Il greggio resta comunque su uno dei rialzi settimanali più marcati da luglio, con una progressione da inizio anno di circa l’80%, pur restando sotto il picco di 126 dollari toccato in aprile. Cosa aspettarsi ora?

Perché Mokha pesa così tanto sul prezzo del petrolio

Bab al-Mandeb è uno dei colli di bottiglia più sorvegliati della logistica energetica mondiale. Secondo i dati dell’Energy Information Administration statunitense vi transitavano, nel 2018, circa 6,2 milioni di barili al giorno di greggio e prodotti raffinati, pari a circa il 9% del commercio marittimo mondiale di petrolio. La quota potrebbe anche essere più alta, considerando che lo stretto di Hormuz resta compromesso dal conflitto USA-Iran in corso.

Sasha Foss, analista energetico di CSC Commodities, divisione di Marex, ha dichiarato a The National: «L’avanzata dei ribelli Houthi, con la conquista di località strategiche come Mokha e l’isola di Mayun nello stretto di Bab al-Mandeb, sta spaventando il mercato del petrolio».

A complicare il quadro dell’offerta si aggiunge un dato sul lato produzione. Secondo quanto l’Arabia Saudita ha comunicato all’OPEC, la produzione petrolifera saudita di agosto è scesa a circa 6,2 milioni di barili al giorno, il livello più basso dal 1990, con le esportazioni calate a circa 3 milioni di barili al giorno (ai minimi da oltre un decennio) per le rotte compromesse dal conflitto. Gli analisti di RBC Capital Markets, citati da Energy Connects, avvertono che «una piena ripresa della guerra tra sauditi e Houthi sarebbe un potenziale catalizzatore per lo scenario di prezzi del petrolio elevati» che la banca considera come ipotesi di rischio, non come previsione centrale.

Quali effetti su carburanti e bollette?

L’effetto più immediato per chi vive in Italia si vedrà alla pompa. Intanto, la media nazionale self-service ha toccato l’11 settembre 2,086 euro al litro per la benzina e 2,193 euro per il gasolio, secondo l’Osservatorio prezzi carburanti del Mimit, in aumento rispetto ai 2,077 e 2,184 euro del giorno precedente. Anche il gas resta un fattore di rischio per le bollette: il TTF di Amsterdam scambiava il 9 settembre a 78,36 euro/MWh (+3,3%), vicino ai massimi da tre anni.

Il rischio non è solo per il portafoglio dei consumatori. Un’analisi di Money.it sull’esposizione italiana agli shock energetici del Golfo, pubblicata a maggio, aveva già mappato i settori più vulnerabili: energia e utility, logistica e trasporti, e comparti manifatturieri energivori come carta, chimica, ceramica e metallurgia, concentrati soprattutto in Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte.

Oggi, la combinazione di due colli di bottiglia sotto pressione - Hormuz e ora Bab al-Mandeb - aggrava lo stesso tipo di rischio piuttosto che aggiungerne uno nuovo.

Quali prospettive?

La frenata di venerdì pomeriggio è un promemoria che i prezzi restano molto volatili e reversibili, con gran parte del balzo dei giorni scorsi che si è riassorbita in poche ore, segno che una fetta del rialzo era posizionamento speculativo più che un blocco fisico dei flussi.

Ad oggi non risultano interruzioni fisiche confermate del transito mercantile a Bab al-Mandeb, solo un rischio percepito più elevato e un’eventuale de-escalation tra Riad e gli Houthi, o progressi nei contatti indiretti tra Washington e Teheran, potrebbero riportare rapidamente il Brent verso i livelli pre-crisi.

Articolo revisionato da Flavia Provenzani il

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