In una fase in cui Piazza Affari mostra forti differenze tra settori e singole società, alcuni titoli stanno attirando l’attenzione per la capacità di muoversi in controtendenza. I rialzi più consistenti non riguardano necessariamente le aziende con le prospettive di crescita migliori. Talvolta sono le aspettative su un’operazione straordinaria, una revisione delle valutazioni o un cambiamento dello scenario internazionale a modificare rapidamente gli equilibri.
Il problema è capire quanto di queste aspettative sia già incorporato nelle quotazioni. Un’azione che ha guadagnato molto in poche sedute può conservare margini di apprezzamento, ma può anche trovarsi vicina a livelli dai quali diventa più difficile proseguire. Le indicazioni dell’analisi tecnica e i prezzi obiettivo delle banche d’affari non sempre raccontano la stessa storia.
Le prime due settimane di ottobre offrono un esempio interessante. Tra le società che hanno ottenuto i risultati migliori emergono situazioni profondamente diverse, accomunate da una forte accelerazione dei prezzi ma caratterizzate da fattori di rischio specifici. Il confronto tra andamento delle quotazioni, raccomandazioni degli analisti e notizie societarie permette di individuare quali elementi potrebbero condizionare le prossime settimane.
Le 3 migliori azioni del FTSE MIB da inizio ottobre
Alla chiusura del 14 ottobre 2026, Inwit occupa la prima posizione nella classifica delle performance mensili del FTSE MIB con un progresso del 10,90% e una quotazione di 7,17 euro. Seguono Tenaris, salita del 7,38% a 26,13 euro, ed Eni, che ha guadagnato il 7,14% raggiungendo 25,735 euro.
Le percentuali sono calcolate rispetto ai prezzi ufficiali del 30 settembre. In meno di due settimane di contrattazioni, tutte e tre le società hanno quindi registrato un apprezzamento significativo.
La graduatoria assume particolare rilievo se confrontata con le difficoltà di altri importanti titoli italiani. Nello stesso periodo Banco BPM ha perso il 9,97%, Intesa Sanpaolo il 7,87% e Monte dei Paschi di Siena il 5,57%.
La concentrazione di due delle prime tre posizioni nel comparto energetico non è casuale. Le tensioni geopolitiche e il rialzo del petrolio hanno contribuito a modificare le aspettative degli operatori. La posizione di Inwit, invece, è legata soprattutto a una vicenda societaria che potrebbe cambiare il futuro della sua quotazione.
Inwit guadagna quasi l’11%: il mercato scommette su un’operazione straordinaria
Il rialzo di Inwit ha subito un’accelerazione significativa dopo le indiscrezioni relative a una possibile operazione di delisting.
Ardian, che controlla circa il 32% della società, e Oak Holdings, titolare di una partecipazione vicina al 39%, stanno valutando l’acquisizione delle azioni detenute dagli investitori di minoranza. Le discussioni coinvolgono anche gli istituti finanziatori e potrebbero prevedere la partecipazione del fondo sovrano di Abu Dhabi Mubadala.
L’operazione potrebbe portare all’uscita di Inwit da Piazza Affari, ma al 14 ottobre non risulta annunciata un’offerta pubblica di acquisto con condizioni definitive.
Questa circostanza rende particolarmente delicata la valutazione del titolo. Le aspettative di un’eventuale OPA possono sostenere le quotazioni anche in assenza di miglioramenti immediati dei risultati aziendali. Tuttavia, il valore riconosciuto agli azionisti dipenderebbe dal prezzo dell’offerta e dall’effettiva realizzazione dell’operazione.
A complicare la situazione c’è il contenzioso con TIM e Fastweb, due clienti che rappresentavano complessivamente circa l’88% dei ricavi di Inwit nel 2025.
La controversia riguarda la durata dei principali contratti di servizio. Inwit sostiene che gli accordi siano validi fino al 2038, mentre i clienti contestano questa interpretazione e ritengono possibile una cessazione anticipata nel 2028.
L’esito della disputa potrebbe incidere sensibilmente sui flussi di cassa futuri e, di conseguenza, sulla valutazione della società.
Inwit, cosa dice l’analisi tecnica giornaliera
Sul grafico giornaliero, la struttura di Inwit appare chiaramente rialzista.
Con una quotazione di 7,17 euro, il titolo si trova sopra la media mobile semplice a 5 sedute, situata a 7,033 euro, quella a 10 sedute, pari a 6,798 euro, e quella a 20 sedute, posizionata a 6,661 euro.
La disposizione crescente delle tre medie conferma il rafforzamento del trend di breve periodo.
L’indice RSI a 14 sedute, calcolato con media aritmetica, si colloca intorno a 70 punti. Il valore evidenzia un momentum elevato, vicino a una condizione comunemente associata all’ipercomprato. Non rappresenta necessariamente un segnale di inversione, ma suggerisce che il rialzo sia già piuttosto avanzato.
Il primo ostacolo tecnico si trova nell’area compresa fra 7,30 e 7,38 euro, dove sono stati registrati i massimi recenti. Il superamento di questa fascia in chiusura giornaliera rafforzerebbe ulteriormente la struttura rialzista.
Il primo riferimento al ribasso è invece individuabile intorno a 7 euro. Una discesa sotto questa soglia indebolirebbe il movimento recente, mentre l’area compresa fra 6,70 e 6,82 euro rappresenta un supporto più significativo.
Le raccomandazioni degli analisti su Inwit
Le valutazioni delle banche d’affari mostrano una dispersione particolarmente ampia.
Il 9 ottobre JPMorgan ha ridotto il target price da 8,50 a 7,50 euro, confermando la raccomandazione Neutral. Rispetto alla quotazione di 7,17 euro del 14 ottobre, il nuovo obiettivo implica un potenziale teorico del 4,6%.
La fotografia della copertura analitica aggiornata al 9 ottobre evidenzia tuttavia valutazioni molto differenti, alcune formulate prima dell’ultimo mese.
Mediobanca mantiene un giudizio Outperform con un target di 10,70 euro, superiore del 49,2% alla quotazione di riferimento. Deutsche Bank indica 9 euro, corrispondenti a un potenziale del 25,5%, mentre Berenberg valuta il titolo 8,90 euro, con uno scostamento positivo del 24,1%.
Barclays, con una raccomandazione Buy e un obiettivo di 8,60 euro, prospetta un margine del 19,9%.
Molto più prudenti Goldman Sachs, che indica 7,30 euro, ed Equita, il cui target di 7 euro risulta inferiore del 2,4% rispetto al prezzo del 14 ottobre. Intesa Sanpaolo esprime una valutazione ancora più cauta, con un obiettivo di 6,50 euro, corrispondente a un potenziale negativo del 9,3%.
Il divario fra le valutazioni riflette soprattutto l’incertezza sugli accordi commerciali e sulla possibile operazione straordinaria. Il target più elevato non rappresenta quindi una previsione condivisa dal mercato.
Tenaris sale del 7,38%: petrolio e nuovi investimenti sostengono il titolo
Il secondo posto della graduatoria è occupato da Tenaris, gruppo internazionale specializzato nella produzione di tubi in acciaio e nella fornitura di servizi per il settore energetico.
Il rialzo delle quotazioni è avvenuto mentre le tensioni in Medio Oriente riportavano il petrolio su livelli particolarmente elevati. L’8 ottobre il Brent ha superato temporaneamente i 105 dollari al barile, alimentando nuove aspettative sul comparto energetico.
Per Tenaris, però, il rapporto con il greggio è meno diretto rispetto a quello di una società petrolifera.
Un prezzo del petrolio elevato per un periodo prolungato può incoraggiare le compagnie energetiche ad aumentare gli investimenti nell’esplorazione e nella produzione, sostenendo la domanda di tubi specializzati. Se invece il rincaro è determinato prevalentemente da interruzioni temporanee delle forniture, gli effetti sugli ordinativi possono risultare meno favorevoli.
Nel frattempo, il gruppo ha annunciato sviluppi industriali significativi.
Il 2 ottobre Tenaris ha comunicato il potenziamento dell’impianto di isolamento termico dei tubi situato a Onne, in Nigeria. L’investimento, pari a circa 10 milioni di dollari, ha permesso di ammodernare la linea produttiva utilizzata anche per il progetto offshore Bonga North.
Un’altra notizia importante è arrivata il 13 ottobre, quando la Commissione europea ha autorizzato l’acquisizione della società rumena Artrom Steel Tubes. L’operazione, concordata per 86 milioni di euro, permetterebbe a Tenaris di ampliare ulteriormente la propria presenza industriale europea.
La configurazione tecnica di Tenaris
Al 14 ottobre Tenaris quota 26,13 euro e mantiene un’impostazione rialzista sul grafico giornaliero.
La media mobile semplice a 5 sedute si colloca a 25,814 euro, quella a 10 sedute a 25,453 euro e quella a 20 sedute a 24,990 euro.
Il prezzo supera tutte e tre le medie, con una disposizione che conferma il miglioramento del trend di breve periodo.
L’RSI a 14 sedute, calcolato con media aritmetica, si trova intorno a 61 punti, un valore inferiore rispetto a quello di Inwit ed Eni. L’indicatore segnala una pressione rialzista ancora sostenuta, senza evidenziare un’estensione altrettanto pronunciata del movimento.
La resistenza più vicina si trova a 26,40 euro. Il suo superamento permetterebbe di osservare il comportamento del titolo in direzione del massimo annuale di 27,82 euro, registrato il 5 giugno.
Al ribasso, il primo supporto è individuabile nell’area 25,70-25,80 euro. Un indebolimento più marcato troverebbe un riferimento nella fascia compresa fra 24,85 e 25 euro.
Tenaris, gli analisti non sono tutti ottimisti
Le raccomandazioni pubblicate nell’ultimo mese mostrano un orientamento contrastante.
Il 5 ottobre Bank of America ha aumentato il target price sull’ADR statunitense di Tenaris da 66 a 71 dollari, confermando il giudizio Buy.
La revisione, pari a un incremento del 7,6% del prezzo obiettivo precedente, riflette aspettative favorevoli sui prezzi dei tubi nel mercato statunitense e sui volumi offshore.
Utilizzando come riferimento la quotazione dell’ADR di circa 58,54 dollari del 13 ottobre, il target di 71 dollari corrisponde a un potenziale teorico del 21,3%. Il confronto riguarda esclusivamente il titolo negoziato negli Stati Uniti e non deve essere confuso con la quotazione in euro di Piazza Affari.
Il 6 ottobre AlphaValue/Baader Europe ha invece declassato Tenaris a Sell, esprimendo un orientamento decisamente più prudente.
Restano inoltre rilevanti, pur essendo precedenti all’ultimo mese, le valutazioni di Jefferies e Goldman Sachs. Jefferies indica un target di 32 euro, superiore del 22,5% al prezzo del 14 ottobre, mentre Goldman Sachs colloca il proprio obiettivo a 26,90 euro, con un margine positivo limitato al 2,9%.
Queste differenze evidenziano quanto le prospettive di Tenaris dipendano dalla durata del ciclo favorevole degli investimenti energetici.
Eni guadagna il 7,14%: gli analisti vedono ancora spazio?
Eni completa il gruppo delle tre migliori azioni del FTSE MIB da inizio ottobre.
Il titolo beneficia del rialzo delle quotazioni energetiche, ma nelle ultime settimane il mercato ha dovuto valutare anche una serie di operazioni societarie destinate a modificare la struttura del gruppo.
Il 1° ottobre Eni ha completato il riassetto azionario di Plenitude attraverso un aumento di capitale complessivo di 1,56 miliardi di euro.
L’operazione attribuisce a Plenitude una valorizzazione pre-money di 10,75 miliardi di euro in termini di equity value. Eni mantiene una partecipazione del 65,03%, mentre Ares sale al 26,24% ed Energy Infrastructure Partners detiene l’8,73%.
Il nuovo assetto prevede il controllo congiunto da parte di Eni e Ares, con il conseguente deconsolidamento di Plenitude dal bilancio del gruppo.
Il 2 ottobre è arrivato un aggiornamento sul progetto Argentina LNG, sviluppato insieme a YPF e XRG. L’iniziativa prevede una capacità iniziale di 12 milioni di tonnellate annue di gas naturale liquefatto, attraverso due unità galleggianti da 6 milioni di tonnellate ciascuna.
La decisione finale d’investimento è prevista entro il 2026, mentre l’avvio produttivo è programmato per il 2030.
L’8 ottobre Eni ha comunicato un ulteriore avanzamento del progetto Liverpool Bay CCS, con il completamento dell’installazione della piattaforma Douglas CCS, destinata al trasporto e allo stoccaggio offshore dell’anidride carbonica.
Il 12 ottobre sono stati inoltre firmati due accordi per la cessione di partecipazioni in attività upstream in Indonesia, nell’ambito del portafoglio gestito attraverso la joint venture con Petronas.
A queste operazioni si aggiunge il programma di riacquisto di azioni proprie, che continua a rappresentare uno degli strumenti utilizzati dal gruppo per la remunerazione degli azionisti.
Eni, analisi tecnica: attenzione alla soglia dei 26 euro
L’andamento giornaliero di Eni conferma una struttura rialzista ben definita.
Con il prezzo di riferimento a 25,735 euro, il titolo si colloca sopra la media mobile semplice a 5 sedute, pari a 25,380 euro, quella a 10 sedute, situata a 24,790 euro, e quella a 20 sedute, posizionata a 24,409 euro.
L’RSI a 14 sedute, calcolato con media aritmetica, si trova intorno a 69 punti. Il momentum appare quindi positivo, ma già relativamente elevato.
La prima resistenza significativa è individuabile nell’area 25,88-26 euro, corrispondente ai massimi recenti e a una soglia psicologica importante.
Un consolidamento sopra i 26 euro rappresenterebbe una conferma della forza del trend. Al contrario, un ritorno sotto 25,20 euro segnalerebbe un primo indebolimento, mentre l’area 24,80-24,90 euro costituirebbe il supporto successivo.
Le raccomandazioni degli analisti su Eni: target fino a 32 euro
La copertura degli analisti su Eni è particolarmente articolata e comprende diverse revisioni pubblicate nell’ultimo mese.
Il 22 settembre Intesa Sanpaolo ha indicato un target price di 28,30 euro con giudizio Buy, corrispondente a un potenziale teorico del 10% rispetto ai 25,735 euro del 14 ottobre. Nella stessa giornata Santander ha espresso una valutazione Buy con un obiettivo di 27,50 euro, superiore del 6,9% alla quotazione di riferimento.
Il 25 settembre HSBC ha confermato una posizione più prudente, con giudizio Hold e target di 25,50 euro, inferiore dello 0,9% al prezzo del 14 ottobre.
Goldman Sachs ha aggiornato la propria valutazione il 28 settembre, indicando un obiettivo di 28 euro e confermando il giudizio Buy. Il potenziale teorico è pari all’8,8%.
Con l’inizio di ottobre sono arrivate ulteriori indicazioni favorevoli.
Il 1° ottobre Redburn ha pubblicato una raccomandazione Buy con target di 28,80 euro, superiore dell’11,9% rispetto al prezzo del 14 ottobre.
Il 5 ottobre Barclays ha aumentato il proprio obiettivo da 30,50 a 32 euro, confermando la raccomandazione positiva. Il nuovo target è il più elevato tra le revisioni recenti considerate e implica un potenziale del 24,3%.
Il giorno successivo UBS ha indicato un target di 30 euro, corrispondente a uno scostamento positivo del 16,6%.
L’8 ottobre JPMorgan ha alzato il prezzo obiettivo da 26,50 a 28 euro, mantenendo la valutazione favorevole. Il nuovo target si colloca dell’8,8% sopra la quotazione di riferimento.
Non mancano, tuttavia, segnali di prudenza.
Il 7 ottobre Exane BNP Paribas ha declassato Eni a Neutral, indicando un target di 25 euro, inferiore del 2,9% al prezzo del 14 ottobre. Il 9 ottobre Berenberg ha invece confermato Hold, aumentando il prezzo obiettivo a 26 euro, appena l’1% sopra la quotazione di riferimento.
Il confronto evidenzia un aspetto importante: il rialzo di Eni ha ridotto progressivamente la distanza fra il prezzo di Borsa e alcune delle valutazioni degli analisti. Sebbene diversi intermediari continuino a indicare obiettivi superiori alle quotazioni, la dispersione dei target mostra che non esiste una visione unanime sull’entità del possibile apprezzamento.
Quale delle tre azioni presenta le prospettive più interessanti?
Le prime due settimane di ottobre hanno premiato tre società con caratteristiche molto diverse.
Inwit è quella che ha ottenuto il rendimento maggiore, ma il suo comportamento futuro appare strettamente legato alla possibile OPA e all’evoluzione della controversia con TIM e Fastweb.
Tenaris mostra un trend tecnico positivo e un RSI meno elevato rispetto alle altre due azioni. Le prospettive industriali dipendono tuttavia dalla capacità dei produttori energetici di mantenere livelli sostenuti di investimento, anche in presenza di oscillazioni del prezzo del petrolio.
Eni presenta una situazione differente. Il rialzo è accompagnato da operazioni industriali e finanziarie importanti e da una copertura particolarmente ampia da parte delle banche d’affari. Le valutazioni restano generalmente favorevoli fra gli aggiornamenti recenti, pur con alcune eccezioni significative.
Dal solo punto di vista tecnico, tutte e tre le società mantengono un’impostazione rialzista sul time frame giornaliero. Tenaris presenta il momentum meno esteso, mentre Inwit ed Eni mostrano valori di RSI più vicini alla soglia di ipercomprato.
Quanto ai target price, Inwit registra la maggiore dispersione tra le valutazioni considerate, con uno scostamento che va dal potenziale positivo del 49,2% indicato da Mediobanca a quello negativo del 9,3% associato all’obiettivo di Intesa Sanpaolo.
Eni presenta invece una copertura recente più numerosa, con target che arrivano fino a 32 euro. Tenaris occupa una posizione intermedia, ma è caratterizzata da giudizi particolarmente divergenti sul ciclo industriale.
Per valutare l’evoluzione dei tre titoli nelle prossime settimane sarà utile verificare se le quotazioni riusciranno a consolidarsi sopra le rispettive resistenze: 7,38 euro per Inwit, 26,40 euro per Tenaris e 26 euro per Eni.
Altrettanto importante sarà osservare la tenuta dei primi supporti, situati rispettivamente intorno a 7 euro, 25,70 euro e 25,20 euro.
Questi livelli non rappresentano prezzi ai quali effettuare automaticamente operazioni, ma riferimenti per valutare il possibile rafforzamento o indebolimento dei trend.
Le notizie societarie saranno altrettanto decisive. Per Inwit conteranno soprattutto gli sviluppi dell’eventuale delisting e della controversia contrattuale. Per Tenaris saranno importanti le indicazioni sulla domanda industriale e i risultati trimestrali. Per Eni, l’appuntamento con i conti del terzo trimestre permetterà di verificare quanto il favorevole contesto energetico si sia tradotto in risultati economici e finanziari.
La performance dei primi quattordici giorni di ottobre racconta ciò che è già accaduto. La capacità di mantenere quei risultati dipenderà dalla conferma delle aspettative che hanno sostenuto le quotazioni. Un elemento che rende necessario distinguere la forza dei movimenti di Borsa dalla solidità delle prospettive aziendali.
Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità esclusivamente informative e non costituiscono sollecitazione all’investimento, consulenza finanziaria o raccomandazione all’acquisto o alla vendita di strumenti finanziari. I dati di mercato si riferiscono alla chiusura del 14 ottobre 2026. Le performance passate non sono indicative di quelle future.
Commenti
0Nessun commento: scrivi tu il primo.