Economia Eurozona: Germania pronta a ripartire ma tensioni commerciali restano

Nei prossimi trimestri l’economia tedesca dovrebbe tornare a spingere Eurolandia anche se le tensioni commerciali e la debolezza degli emergenti continueranno a pesare.

Economia Eurozona: Germania pronta a ripartire ma tensioni commerciali restano

La seconda stima del Pil di Eurolandia ha confermato le indicazioni preliminari, con un +0,2% trimestrale e un +1,7% annuo. Tra le cause troviamo l’indebolimento delle esportazioni innescato dalla guerra commerciale e l’andamento delle economie emergenti, mentre sui consumi ha pesato l’incremento dei prezzi del greggio registrato nel terzo trimestre. Dal fronte italiano, a un’economia in stagnazione si sono aggiunte le tensioni con i partner europei sulla manovra di bilancio.

Segno meno anche per la produzione industriale, scesa a settembre dello 0,3% mensile (+0,9% tendenziale). “Il 2018 – ha rilevato Bert Colijn di ING - sembra essere diventato l’anno delle scuse una tantum per giustificare un grave indebolimento della crescita. La domanda è se questo spiega l’intero quadro o se si tratta di scuse sulla falsariga di ‘il cane ha mangiato il mio PIL’ e sta accadendo qualcosa di più strutturale”. Mentre è in corso una piccola ripresa della crescita nel quarto trimestre, “sembra evidente che il ciclo di crescita per l’Eurozona abbia già raggiunto il picco lo scorso anno”.

Germania: fattori una tantum e sviluppi strutturali

Il principale colpevole del rallentamento è la locomotiva per eccellenza del Vecchio continente, la Germania, che tra luglio e settembre ha visto il Pil scendere dello 0,2%. Si tratta del dato peggiore dal primo trimestre del 2013 e del primo segno meno dal 2015.

Come nel caso di Eurolandia, segnala da ING l’analista Carsten Brzeski, “si tratta sia di fattori una tantum che di sviluppi strutturali più preoccupanti”. In particolare, l’esperto cita “problemi con le norme sulle emissioni del comparto auto, incrementi dei prezzi energetici che hanno completamente eroso i precedenti aumenti delle retribuzioni e non sottostimiamo l’effetto negativo legato all’andamento dei campionati del mondo di calcio”.

Se da un lato il comparto automotive è visto in ripresa nei prossimi mesi, la contrazione dei prezzi energetici dovrebbe rilanciare i consumi privati, “la performance fiacca delle esportazioni, nonostante un euro sottotono, ci dice che le tensioni commerciali e la debolezza dei mercati emergenti sembrerebbero destinati a penalizzare le performance di crescita della Germania”.

Ma, evidenzia Brzeski, bassi tassi di interesse, un euro debole e qualche stimolo fiscale, così come la conclusione di fattori una tantum, “rappresentano solide motivazioni in favore di un rimbalzo della crescita nei prossimi trimestri”. L’outlook sulla prima economia europea “è ancora positivo […] anche se la reputazione dell’uomo forte e invincibile è stata intaccata”.

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