Detrazione spese veterinarie. Quando serve il microchip per scaricare le spese del cane o del gatto nel 730 e quali documenti conservare.
Per portare in detrazione le spese veterinarie è necessario il microchip? Prendersi cura della salute dei propri animali domestici è sempre un dovere, ma comporta costi significativi. Il Fisco italiano, fortunatamente, offre la possibilità di alleggerire il carico della spesa in questione riconoscendo una detrazione fiscale del 19% da richiedere nella dichiarazione dei redditi (sia con 730 sia con modello Redditi).
Per accedere all’agevolazione fiscale non basta conservare le fatture. L’Agenzia delle Entrate richiede anche una prova della detenzione dell’animale. In alcuni casi è sufficiente il libretto sanitario rilasciato dal veterinario, in altri casi il microchip diventa requisito non solo obbligatorio, ma anche vincolante.
Detrazioni spese veterinarie, come cambia l’obbligo del microchip
La normativa fiscale distingue la documentazione necessaria per avere diritto alla detrazione in base al tipo di animale da compagnia per cui sono state effettuate le spese veterinarie.
Per i cani il microchip rappresenta l’unico strumento di identificazione. Per avere diritto alla detrazione delle spese sanitarie (spese veterinarie e farmaci) il cane deve essere regolarmente iscritto all’Anagrafe Canina regionale. Se l’Agenzia delle Entrate dovesse fare dei controlli, l’assenza del microchip renderà invalide le eventuali detrazioni fruite.
Per gatti, furetti e altri piccoli animali domestici il microchip non è ancora obbligatorio per legge, a meno che non si debba portare l’animale all’estero. Per questi animali, quindi, la detenzione può essere dimostrata in modi alternativi, quali:
- esibendo il libretto sanitario compilato e timbrato dal veterinario;
- con la fattura di acquisto dell’animale;
- con il documento di adozione rilasciato dalla struttura autorizzata.
I documenti che attestano la detenzione dell’animale, in ogni caso, non devono mai essere allegati alla dichiarazione dei redditi, ma vanno conservati insieme alle ricevute delle spese sostenute per la salute dell’animale per essere esibiti in caso di accertamento fiscale.
Le detrazioni spettano solo al proprietario?
Un dubbio molto comune che riguarda questo tipo di detrazione è riferito all’intestazione dei documenti. Se il microchip del cane o il libretto sanitario del gatto sono registrati a nome di un altro familiare, ma le fatture del veterinario o gli scontrini della farmacia sono intestati al contribuente, quest’ultimo ha diritto alla detrazione?
La risposta fornita dall’Agenzia delle Entrate è affermativa: con la circolare numero 14 del 2023 l’amministrazione tributaria ha chiarito che il diritto alla detrazione spetta esclusivamente a chi ha sostenuto la spesa, indipendentemente da chi sia il proprietario dell’animale.
Ai fini fiscali, di conseguenza, non è necessario che il contribuente che richiede le detrazioni per le spese veterinarie sia il proprietario dell’animale. Per portare regolarmente in detrazione gli importi sostenuti è sufficiente che le fatture del veterinario e gli scontrini parlanti della farmacia riportino il codice fiscale di chi effettua il pagamento e che la transazione per pagare il veterinario sia avvenuta con metodo tracciabile (mentre il pagamento in farmacia può essere avvenuto anche in contanti).
Altre curiosità sulla detrazione spese veterinarie
Cosa succede se si spende più di 550 euro l’anno per le spese veterinarie? Se le spese totali superano i 550 euro (tetto massimo di spesa detraibile) la detrazione del 19% si applica sulla spesa massima consentita dalla legge (550 euro) al netto della franchigia.
I farmaci veterinari comperati online sono detraibili? La risposta è affermativa, a patto che l’e-commerce rilasci un regolare scontrino parlante o fattura in cui sia specificato il codice fiscale del cliente e il codice AIC del farmaco.