CoreWeave crolla del 61% dai massimi. Cathie Wood compra e gli analisti vedono un rialzo del 143,6%

CoreWeave perde il 61,1% dai massimi annuali. Cathie Wood compra, gli analisti indicano un potenziale rialzo del 143,6%, mentre il debito pesa in vista della trimestrale del 10 novembre.

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di Gerardo Marciano 0 Commenta

Il 3 novembre 2026 CoreWeave ha chiuso al Nasdaq a 53,74 dollari, recuperando il 7,16% dopo il tonfo dell’8,60% della seduta precedente. Il rimbalzo non basta a cancellare mesi difficili, perché le azioni della società americana che affitta infrastrutture cloud per l’intelligenza artificiale restano del 61,1% sotto il massimo delle ultime 52 settimane, toccato a 138,25 dollari il 6 maggio, nonostante un business che continua a crescere a ritmi esplosivi.

I contratti in portafoglio superano i 100 miliardi di dollari e la domanda di potenza di calcolo promette di aumentare ancora, ma gli investimenti da finanziare sono molto più grandi del fatturato. In Borsa la società vale ormai circa 29,6 miliardi di dollari, e il fatto che alcune sue obbligazioni rendano ancora intorno al 15% dice quanto il mercato del credito si faccia pagare il rischio di questa espansione.

Il nuovo minimo in Borsa e gli acquisti di Cathie Wood

A ottobre la discesa si è fatta più pesante, mentre crescevano i timori sui tassi d’interesse e sul finanziamento dei data center delle società più indebitate del comparto AI. Il titolo ha perso il 15,46% il 14 ottobre e l’11,91% due sedute più tardi, il 16 ottobre, per poi scivolare il 2 novembre fino a 49,46 dollari, nuovo minimo delle ultime 52 settimane, e chiudere a 50,15.

Il picco di 141,79 dollari del 28 ottobre 2025 è ormai uscito dal confronto annuale. Ancora più lontano il record storico intraday di 187 dollari, raggiunto il 20 giugno 2025, dal quale il titolo ha lasciato sul terreno il 71,3%.

Proprio nel pieno della fase ribassista, nelle sedute del 14 e del 19 ottobre, i fondi ARK Invest di Cathie Wood hanno comprato in tutto 321.163 azioni CoreWeave, per circa 20,4 milioni di dollari.

Ricavi in crescita del 112%, ma la perdita sale a 626 milioni

Gli ultimi conti disponibili sono quelli del secondo trimestre 2026, chiuso con 2,575 miliardi di dollari di ricavi, +112% su base annua, un EBITDA rettificato di 1,510 miliardi e un margine del 59%. Nello stesso periodo, però, la perdita netta è salita a 626 milioni, più del doppio dei 290 milioni di un anno prima.

A gonfiare il rosso contribuiscono soprattutto gli ammortamenti delle infrastrutture e gli oneri finanziari netti, che nel trimestre hanno raggiunto 640 milioni di dollari. Nel primo semestre la perdita complessiva è arrivata a 1,366 miliardi, e se l’attività operativa ha generato 3,663 miliardi di cassa, gli investimenti ne hanno assorbiti 14,874.

Per l’intero 2026 la società prevede ricavi tra 12,4 e 13,2 miliardi di dollari e investimenti in conto capitale tra 35 e 39 miliardi, una sproporzione che la lega a doppio filo alla possibilità di continuare a raccogliere denaro sul mercato.

Debito CoreWeave, il bond 2031 rende circa il 15,4%

Al 30 giugno CoreWeave aveva in bilancio circa 35,1 miliardi di dollari di debito finanziario, più altri 16,3 miliardi di passività per leasing operativi. Secondo il calendario dei rimborsi pubblicato in quella data, entro la fine del 2026 andavano restituiti 4,413 miliardi e nel 2027 altri 6,184, per un totale di circa 10,6 miliardi, cifre che nel frattempo possono essere cambiate con nuove emissioni o rimborsi.

Il 3 novembre un’obbligazione con cedola del 9,75% e scadenza 2031 passava di mano intorno a 81 centesimi per dollaro, con uno yield to worst vicino al 15,4%. Non è il costo medio del debito che CoreWeave paga oggi, ma è un buon termometro di quanto le costerebbe indebitarsi di nuovo senza garanzie.

A settembre la società ha collocato 4,2 miliardi di dollari di obbligazioni convertibili con cedola del 2,875% e scadenza 2033, e ha avviato un programma che le permette di vendere sul mercato fino a 35 milioni di nuove azioni. Ogni nuova azione venduta diluisce i soci attuali, mentre per le convertibili sono previste coperture che limitano l’effetto diluitivo.

I contratti da 104 miliardi e il sostegno di Nvidia

Il backlog, cioè i ricavi già messi sotto contratto, valeva 104,2 miliardi di dollari al 30 giugno, più del triplo dei 30,1 miliardi di un anno prima. A inizio luglio si sono aggiunti oltre 25 miliardi di nuovi impegni netti, che però diventeranno fatturato solo man mano che i data center saranno costruiti e messi in funzione.

Il rovescio della medaglia è la dipendenza da pochi grandi nomi, visto che nel secondo trimestre i primi tre clienti valevano da soli il 72% del fatturato. A fare da rete di sicurezza c’è Nvidia, che di CoreWeave è insieme fornitore e azionista e si è impegnata a comprare l’eventuale capacità rimasta inutilizzata con un accordo dal valore iniziale di circa 6,3 miliardi di dollari.

La capacità elettrica contrattualizzata è salita a circa 4,2 GW a settembre, dai 3,7 GW di fine giugno. A fine ottobre è arrivato l’annuncio di nuova capacità in Danimarca, e il 2 novembre la società ha esteso la collaborazione con CrowdStrike per proteggere i workload AI dei clienti.

HSBC punta a 39 dollari, Cantor Fitzgerald a 176

Secondo TipRanks, sulle ultime raccomandazioni disponibili gli analisti si dividono tra 22 Buy, 5 Hold e 3 Sell, con un target medio a dodici mesi di 130,92 dollari. Rispetto alla chiusura del 3 novembre equivale a un rialzo teorico del 143,6%, una distanza che dice molto sulla fiducia di Wall Street e altrettanto sullo scetticismo della Borsa.

Agli estremi le posizioni sono quasi opposte. HSBC consiglia di vendere e fissa l’obiettivo a 39 dollari, il 27,4% sotto i prezzi attuali, mentre Cantor Fitzgerald arriva a 176 dollari, che vorrebbe dire un rialzo del 227,5%.

Nel mezzo, a ottobre è stata una pioggia di tagli. Raymond James il 26 ottobre ha quasi dimezzato il target, da 125 a 75 dollari, pur restando su Buy. Tre giorni prima UBS era scesa da 120 a 105 dollari, Piper Sandler da 153 a 124 e BNP Paribas Exane da 169 a 117, tutte con un giudizio positivo, e anche Goldman Sachs aveva rivisto al ribasso la stima, da 139 a 106 dollari, alzando però la raccomandazione a Buy.

Il 27 ottobre Barclays ha confermato Hold con un obiettivo di 105 dollari e Morgan Stanley si è fermata a Equal Weight e 70 dollari. Più ottimista Bank of America, che il 22 ottobre ha ribadito Buy e 140 dollari. Misurati sulla chiusura del 3 novembre, questi target valgono rialzi potenziali che vanno dal 30,3% di Morgan Stanley al 160,5% di Bank of America, passando per il 39,6% di Raymond James, il 95,4% di UBS e Barclays, il 97,2% di Goldman Sachs, il 117,7% di BNP Paribas Exane e il 130,7% di Piper Sandler.

Analisi tecnica, il titolo resta sotto le medie mobili

Alla chiusura del 3 novembre il titolo viaggiava sotto tutte le principali medie mobili semplici, del 17,3% rispetto a quella a 20 sedute (65,01 dollari), del 31,1% rispetto a quella a 50 (78,05 dollari) e del 40,9% rispetto a quella a 200 (90,89 dollari). L’RSI a 14 sedute, intorno a 35, conferma la debolezza ma non basta ancora a dire che il fondo è stato toccato.

Il minimo di 49,46 dollari del 2 novembre è il primo supporto da tenere d’occhio. Al rialzo il titolo dovrebbe riconquistare prima l’area 55-56 dollari e poi le fasce 59-60 e 64-65, e per parlare di vera inversione servirebbe una serie di massimi e minimi crescenti.

Trimestrale del 10 novembre, la liquidità sotto la lente

CoreWeave ha confermato che presenterà i conti del terzo trimestre il 10 novembre 2026, a mercati chiusi, con conference call alle 17 di New York, anticipando la data indicativa del 16 novembre circolata in precedenza.

Oltre ai cantieri dei data center e ai nuovi contratti, gli investitori guarderanno soprattutto a quanta cassa bruciano gli investimenti rispetto alle risorse finanziarie disponibili, il vero banco di prova per un titolo che il mercato ha già punito duramente.

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