Come opporsi all’uso dei propri dati per addestrare l’intelligenza artificiale

Pasquale Conte

25 Settembre 2026 - 20:54

Oggi tutti i principali chatbot di AI utilizzano i tuoi dati. Da Meta a LinkedIn, passando per OpenAI, Google e X. Ecco come opporti subito legalmente.

Come opporsi all’uso dei propri dati per addestrare l’intelligenza artificiale

Senza nemmeno accorgercene, ogni giorno i nostri post, le nostre foto, i commenti e le conversazioni con i chatbot aiutano l’addestramento dei sistemi di intelligenza artificiale delle grandi piattaforme. Servizi come Meta, LinkedIn, OpenAI, Google e X hanno annunciato, negli ultimi due anni, di utilizzare i dati personali degli utenti per poter sviluppare i propri modelli generativi, spesso basandosi sul legittimo interesse previsto dal GDPR.

C’è una buona notizia. La normativa europea riconosce a chiunque il diritto di opporsi a questo trattamento. Il Comitato Europeo per la Protezione dei Dati (EDPB), nel parere 28/2024, ha confermato che quando un’azienda tratta dati personali per addestrare modelli di AI sulla base del legittimo interesse è obbligata a garantire il diritto di opposizione previsto dall’art. 21 del GDPR. Il Garante Privacy italiano è intervenuto più volte per ricordarlo agli utenti e per vigilare sull’effettiva applicazione di questo diritto.

Vuoi saperne di più? In questa guida trovi tutte le procedure aggiornate, piattaforma per piattaforma, per esercitare l’opposizione in modo corretto, oltre ai riferimenti normativi e a cosa fare se una richiesta viene ignorata.

Cosa dice il GDPR

Il diritto di opposizione (art. 21 GDPR) si applica quando un’azienda tratta i dati sulla base del legittimo interesse, non del consenso. Le principali piattaforme di AI generativa hanno scelto proprio questa base giuridica per l’addestramento, il che rende l’opposizione lo strumento chiave a disposizione degli utenti.

Se viene esercitata prima che inizi l’addestramento, permette soltanto di sottrarre tutte le informazioni personali già pubblicate. Se invece viene esercitata successivamente, protegge solo i contenuti pubblicati da quel momento in poi. È per questa ragione che agire tempestivamente può fare la differenza.

Il Garante ha chiarito che questo diritto vale anche verso altri fornitori AI come OpenAI, DeepSeek e Google, non solo verso Meta.

Come opporsi all’uso dei propri dati per addestrare l’AI

Entriamo a questo punto nel merito della guida e vediamo in che modo procedere per opporsi all’uso dei propri dati per addestrare l’AI, in base al tipo di piattaforma per la quale vuoi fermare l’uso delle tue informazioni.

Meta (Facebook e Instagram)

Tutti gli utenti di Facebook e Instagram, così come le persone non iscritte i cui dati compaiono comunque sulle piattaforme perché pubblicati da altri, hanno il diritto di opporsi all’uso dei propri dati personali per l’addestramento dei sistemi di AI di Meta.

La procedura si attiva tramite moduli dedicati, separati per utenti Facebook, utenti Instagram e utenti non iscritti. Il modulo si trova nella sezione Le tue scelte sulla privacy, Esercita i tuoi diritti, Richiesta di rimozione dei dati sul sito ufficiale.

I dati dei minorenni sono esclusi di default ma, se compaiono in contenuti pubblicati da adulti, genitori o tutori possono opporsi usando il modulo per i non utenti. La stessa possibilità riguarda anche il chatbot Meta AI integrato in WhatsApp, per il quale valgono le stesse regole previste per Facebook e Instagram.

LinkedIn

Dal 3 novembre 2025, LinkedIn utilizza i dati contenuti nei post pubblici degli utenti maggiorenni come post, commenti, didascalie, foto, ma anche informazioni su offerte di lavoro e attività nei gruppi. L’obiettivo? Addestrare i propri modelli di AI generativa, salvo opposizione.

La procedura è accessibile dalle impostazioni privacy dell’account, nella sezione dedicata ai dati per le generative AI. Il Garante ha pubblicato una scheda informativa apposita per facilitarne l’utilizzo. Come per Meta, anche i non iscritti a LinkedIn possono opporsi se i loro dati compaiono in contenuti pubblicati da altri utenti.

OpenAI e ChatGPT

Per ChatGPT, il controllo sull’uso dei propri dati personali è ancora più diretto. Sui piani Plus, Pro e Free si può disattivare l’addestramento andando su Profilo > Impostazioni > Controlli dei dati > Migliora il modello per tutti e disattivando l’opzione.

Da quel momento, le nuove conversazioni non verranno più usate. Chi non usa un account può comunque opporsi tramite il Privacy Request Portal, selezionando Do not train on my content. I piani Business, Enterprise, Edu e l’API non utilizzano di default gli input per l’addestramento.

Lo stesso interruttore può essere disattivato separatamente anche per la modalità vocale di ChatGPT, per chi desidera escludere dall’addestramento questo tipo di interazione.

Google e Gemini

Per Gemini, l’opposizione passa dalla sezione Attività app Gemini, disattivabile tramite il proprio account Google. Dopodiché, le nuove conversazioni non vengono più salvate né utilizzate per l’addestramento, ma restano comunque conservate temporaneamente per motivi tecnici.

Google usa anche l’attività degli utenti per addestrare modelli di AI generativa e i dati esaminati dai revisori vengono scollegati dall’account e conservati fino a tre anni. Per Gmail e Workspace, disattivare le Smart Features impedisce l’uso dei contenuti per personalizzazione e addestramento.

Anche la cronologia delle ricerche Google, se attiva, può contribuire ai modelli. Come disattivarla? Tramite la sezione Le mie attività.

X e Grok

Su X è possibile controllare l’uso dei propri dati pubblici, interazioni e input per l’addestramento di Grok tramite Impostazioni > Privacy e sicurezza > Condivisione e personalizzazione dei dati > Grok. Basta deselezionare l’opzione di condivisione per evitare che i tuoi dati vengano sfruttati per l’addestramento.

Attenzione: dopo un’indagine dell’Autorità irlandese per la protezione dei dati, X ha deciso di non usare più in modo permanente i dati personali degli utenti europei per addestrare Grok, mentre per gli utenti extra Ue rimane obbligatoria la disattivazione manuale.

Va inoltre ricordate che gli account privati sono esclusi in automatico dall’uso dei post per l’addestramento di Grok, indipendentemente dalle impostazioni di condivisione scelte dall’utente.

Cosa fare se l’opzione non viene rispettata

Se un’azienda non risponde entro un mese o continua a trattare i dati nonostante l’opposizione, è possibile presentare un reclamo al Garante per la Protezione dei Dati Personali oppure rivolgersi all’autorità di protezione dei dati del Paese in cui l’azienda ha sede in UE.

Ti ricordiamo che è importante conservare screenshot della richiesta inviata e della conferma ricevuta, così da poter avere con te le prove e presentare un reclamo che possa portare a una conclusione positiva.

Consigli per evitare l’uso dei dati improprio

In linea generale, gli esperti consigliano di ripetere le procedure sopraindicate periodicamente. Le policy in merito all’uso dei dati per addestrare l’AI cambiano spesso e nuove funzioni vengono spesso introdotte senza chiari preavvisi.

Evita poi di condividere dati sensibili nelle conversazioni con i chatbot, anche con l’addestramento disattivato. Verifica le impostazioni privacy dopo ogni aggiornamento importante dell’app. Ci sono infatti diversi casi, come quelli di Grok e di Gemini, dove ci sono state novità introdotte senza comunicazioni precise date agli utenti.