Come ha fatto la Corea del Sud a registrare un aumento del tasso di natalità per 25 mesi consecutivi

Andrea Fabbri

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Da oltre 2 anni in Corea del Sud, Paese simbolo dell’“inverno demografico”, sta aumentando il tasso medio di natalità. E nessuno riesce a capirne il motivo

Come ha fatto la Corea del Sud a registrare un aumento del tasso di natalità per 25 mesi consecutivi

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Per lungo tempo la Corea del Sud è stata considerata l’esempio perfetto di “inverno demografico”. Un Paese in cui una fase prolungata di calo delle nascite porta a un progressivo invecchiamento della popolazione che impedisce il fisiologico ricambio generazionale.

Da oltre 25 mesi, però, il tasso di natalità continua a crescere con picchi come quello dello scorso luglio, quando è stato registrato un numero di nascite dell’11,1% superiore a quello del 2015 (secondo dati forniti dal Ministero della Statistica).

Una profonda inversione di tendenza che nessuno riesce a spiegare.

I numeri delle nascite in Corea del Sud

A luglio in Corea sono nati 24.275 bambini, un numero che non si vedeva dal 2019. Nei primi 7 mesi del 2026 le nuove nascite sono state 170.079, il 14,7% in più rispetto allo scorso anno.

Dati che hanno fatto salire il tasso di fertilità (il parametro che indica il numero medio di figli per donna nell’arco della vita) dello 0,08% in 12 mesi.

Nel frattempo è cresciuto anche il numero di matrimoni. A luglio 2026 sono stati 22.282, circa 1.900 in più rispetto al 2015, e il dato complessivo annuale parla di un 6,1% in più a confronto col 2025.

Perché il boom dei nuovi nati?

L’aspetto curioso è che nessuno sembra in grado di dare una spiegazione certa e motivata su questo boom demografico. Le autorità del Paese si sono impegnate per molto tempo in politiche volte ad aumentare il tasso di natalità, ma i risultati sono stati altalenanti.

Le teorie non mancano. C’è chi parla di un successo delle ultime misure pro-natalità messe in campo dal Governo negli ultimi anni (bonus bambini, incoraggiamento agli incontri, ecc.). Le stesse misure che, però, non hanno funzionato in altri Paesi come il Giappone, la Russia e la Cina, dove l’inverno demografico diventa sempre più freddo.

Raphael Rashid, giornalista del Guardian, ha invece ipotizzato che il fenomeno sia dovuto a un “eco demografico”. A cavallo tra gli anni ’80 e ’90 la Corea del Sud ha preso per la prima volta misure volte ad aumentare il tasso di natalità, ottenendo un risultato di circa 3,6 milioni di nuove nascite in 5 anni.

Quei bambini oggi sono 30enni e 40enni, ovvero sono nell’età media per mettere su famiglia. In altre parole, secondo il giornalista, nel 2026 potrebbero nascere più bambini semplicemente perché ci sono più genitori potenziali.

La popolazione continua a calare

È ancora presto per dire che la Corea del Sud abbia completamente invertito la rotta. Anche perché l’aumento del tasso di fertilità non è ancora sufficiente a garantire il ricambio generazionale.

A luglio, mese in cui sono nati 24.275 bambini, ci sono stati 28.921 decessi. Un trend negativo che fa guardare al futuro con pessimismo. Nonostante i miglioramenti degli ultimi 25 mesi, il tasso di fertilità resta molto al di sotto del tasso di sostituzione, che sarebbe di 2,1. A questi ritmi la popolazione complessiva della Corea del Sud potrebbe arrivare a 22 milioni entro il 2100: quasi 30 milioni in meno dei 51,6 milioni di abitanti attuali.

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