Buzzi sale in Borsa: buyback e attesa per i conti del 5 novembre

Ufficio Studi Money.it

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Buzzi guadagna quasi il 4% a Piazza Affari anche senza una notizia specifica. Spingono il rimbalzo dopo venerdì, il buyback da 100 milioni già speso per un terzo e l’attesa per i conti al 30 settembre di giovedì.

Buzzi sale in Borsa: buyback e attesa per i conti del 5 novembre

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Seduta brillante per Buzzi a Piazza Affari. Poco dopo mezzogiorno il titolo del gruppo del cemento passa di mano a 41,63 euro, in rialzo del 3,76% sulla chiusura di venerdì (40,12 euro), dopo aver toccato un massimo di 41,68 e un minimo di 40,19. Il FTSE MIB, nello stesso momento, sale appena dello 0,55%.

Dietro il movimento non c’è una notizia precisa. In mattinata non sono usciti comunicati societari di peso, né cambi di giudizio dei broker o indiscrezioni di stampa. A spingere il titolo sono piuttosto alcuni fattori che si sommano, a cominciare dal recupero dopo il calo del 2,50% di venerdì 30 ottobre.

Poi c’è il riacquisto di azioni proprie, che lavora in sottofondo. Stamattina Buzzi ha diffuso il consueto aggiornamento settimanale: tra il 26 e il 30 ottobre ha comprato 129.085 azioni per circa 5,09 milioni di euro e ora ne ha in portafoglio 879.595, lo 0,498% del capitale.

Il buyback è partito il 1° ottobre, ha una dotazione massima di 100 milioni di euro e deve chiudersi entro il 15 gennaio 2027. Sommando i cinque comunicati settimanali si arriva a circa 33,1 milioni già spesi, un terzo del totale, a un prezzo medio di circa 37,6 euro per azione (elaborazione su dati societari). Ne restano da investire circa due terzi: una domanda che accompagnerà il titolo fino a gennaio.

Giovedì i conti al 30 settembre

L’appuntamento che conta è giovedì 5 novembre. Quel giorno, secondo il calendario societario, il consiglio di amministrazione approverà l’informativa trimestrale al 30 settembre, che il gruppo continua a pubblicare su base volontaria.

Sul tavolo ci sarà soprattutto la guidance. Con la relazione semestrale Buzzi ha confermato per il 2026 un Ebitda ricorrente tra 1,1 e 1,2 miliardi di euro. Milano Finanza ha riportato il 16 ottobre che Equita stima 1,171 miliardi, circa il 6% in meno del 2025, e si aspetta una conferma; il consenso sarebbe in area 1,18 miliardi. Chi vuole ripassare come si calcola l’indicatore trova qui la guida all’Ebitda.

I sei mesi alle spalle non sono stati semplici. Ricavi fermi a 2.188,5 milioni (+0,1%), Ebitda ricorrente giù del 9,7% a 475,2 milioni, margine sceso al 21,7% dal 24,1%. A pesare sono soprattutto gli Stati Uniti, la prima area per contributo all’Ebitda consolidato: lì l’Ebitda è calato del 20,7% a 186,5 milioni e il management descrive prezzi sotto pressione in Texas. L’Italia è andata in controtendenza, con un Ebitda ricorrente salito a 93,3 milioni nonostante volumi di leganti in calo del 6,2%. Il bilancio, intanto, resta solido: al 30 giugno la posizione finanziaria netta era positiva per 896,1 milioni.

I peer danno fiducia, gli Stati Uniti restano il nodo

Dal settore arrivano segnali incoraggianti. Il 23 ottobre Holcim ha alzato le stime 2026 e ora punta a una crescita organica dell’Ebit ricorrente del 10-12%, dal 10% circa indicato in precedenza, dopo un terzo trimestre con ricavi in aumento del 15,5%. Per Buzzi, però, la partita si gioca in buona parte sui prezzi americani, e su quel fronte il buon trimestre di un concorrente non basta a fare previsioni.

Ad aprile gli analisti vedevano ampi margini di rialzo, pur segnalando già conti in peggioramento. Da allora la semestrale ha confermato la debolezza negli USA e il buyback ha aggiunto un sostegno. Il saldo su dodici mesi resta comunque pesante, intorno al -21%.

I livelli da seguire

Con la salita di oggi il titolo ha riconquistato la media mobile a 100 sedute (41,10 euro) e il ritracciamento del 38,2% del ribasso da 49,25 a 35,53 euro, in area 40,77. Il prossimo ostacolo è la fascia 42,14-42,39 euro, dove a un massimo relativo si somma il ritracciamento del 50%. Finché il prezzo resta sotto la media a 200 sedute, a 43,79 euro, la tendenza di fondo rimane negativa. Se tornassero le vendite, il primo appoggio è a 39,21 euro, un minimo relativo già testato due volte.

Giovedì si capirà se il rimbalzo ha basi: una guidance confermata gli darebbe sostanza, un altro segnale di fatica dal Texas lo rimetterebbe in discussione.

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