Il 2026 è stato un anno intenso per i mercati azionari, tra guerre, tensioni geopolitiche, materie prime che a un certo punto sembravano volare e le continue esternazioni di Donald Trump. Eppure, a guardare i rendimenti degli indici internazionali, anche quest’anno le Borse registrano guadagni a doppia cifra.
Con ottobre si è chiuso il quarto anno di rialzi per i mercati americani e internazionali. Tra gli investitori c’è chi si domanda se la corsa proseguirà, magari già da novembre, e chi aspetta da mesi una correzione che a Wall Street continua a farsi desiderare. A complicare il quadro arrivano le elezioni americane del 3 novembre, che qualcuno considera un possibile spartiacque per i listini da qui alla fine dell’anno.
Chi resta alla finestra in attesa del ribasso rischia però di veder passare il treno, e a suggerirlo sono sia le statistiche storiche sia l’esempio che Warren Buffett offre da decenni. Il patrimonio costruito da Buffett e dalla sua Berkshire Hathaway dimostra quanto possa rendere un orizzonte lungo, se accompagnato da un’attenta diversificazione degli investimenti azionari e dalla selezione di asset sottovalutati.
Il metodo dell’Oracolo di Omaha consiste nello studiare le aziende e comprare le azioni che giudica sottovalutate, convinto che con il passare degli anni sapranno ripagare gli azionisti. Proprio per questo si cura poco di quello che farà il mercato domani, di un dato macroeconomico o delle decisioni sui tassi di Fed, BCE, Bank of Japan e Bank of England, con la pazienza di un agricoltore che sa quante stagioni separano la semina dal raccolto.
Una filosofia del genere fa a pugni con l’idea di arricchirsi con il trading di breve termine, dove molte statistiche diffuse dagli stessi broker parlano di quote che arrivano anche all’80% di trader perdenti. Diversificazione e orizzonte lungo possono dare risultati interessanti, anche se nessuna strategia cancella i rischi che l’investimento azionario porta con sé.
Novembre 2026 tra statistiche storiche e calendario di Gann
Per chi investe guardando agli anni, quello che succederà a novembre conta relativamente poco, mentre gli appassionati di statistiche stagionali trovano nel prossimo mese più di un indizio favorevole per Wall Street.
Gli studi sulle serie storiche dei mercati azionari statunitensi, che suddividono i rendimenti mensili in base ai quattro anni del ciclo presidenziale, assegnano infatti al novembre del secondo anno del ciclo, come il 2026, un rendimento medio del 2,31% e una probabilità di chiusura positiva del 70%. Sono numeri che descrivono il passato e che, come sempre, non garantiscono nulla sul futuro.
Il 2026 è anche il sesto anno del ciclo decennale, e secondo gli studi sul cosiddetto frattale 6°–2° il minimo medio annuale tende a cadere tra settembre e ottobre. Il mese che segue diventa così un osservatorio piuttosto interessante.
Ancora più indietro nel tempo porta il calendario di William Delbert Gann, uno dei trader e analisti finanziari più noti al mondo. Nato nel 1878 e scomparso il 18 giugno 1955, Gann passò buona parte della vita a studiare i cicli temporali e le ricorrenze dei mercati, a caccia dei momenti in cui i prezzi potevano toccare un estremo o cambiare direzione.
Nel suo metodo tempo e prezzo procedevano di pari passo, letti attraverso cicli di mercato, ricorrenze stagionali e rapporti geometrici, con l’ambizione di riconoscere i possibili punti di svolta a partire da ciò che era già accaduto.
Il calendario storico attribuito a Gann concentra a novembre parecchie finestre temporali. Il mese si apre con quella del 1° e 2 novembre, indicata come possibile cambiamento di tendenza, e prosegue tra il 7 e l’8 con un riferimento stagionale legato al ciclo solare. Subito dopo, dall’8 all’11 novembre, cade una finestra considerata importante per eventuali inversioni, mentre tra l’11 e il 13 è segnalata una possibile svolta secondaria. Il calendario attribuisce un peso particolare al periodo dal 17 al 19 novembre, e nell’ultima parte del mese associa i giorni dal 23 al 25 alla possibile formazione di un minimo e quelli dal 24 al 26 a una possibile inversione di tendenza.
Si tratta di date ricavate dalle analisi storiche di Gann, nessuna delle quali è stata calcolata apposta per il 2026, e vanno usate come riferimenti di natura probabilistica che l’andamento reale dei mercati potrebbe benissimo smentire.
Le ricorrenze statistiche si incrociano poi con un’agenda fitta di appuntamenti economici e politici. Il 3 novembre si vota negli Stati Uniti per le elezioni di metà mandato, il 5 la Bank of England decide sui tassi e il 6 arrivano i dati sull’occupazione americana. Seguono l’inflazione il 10, i prezzi alla produzione il 13 e, il 17, vendite al dettaglio e produzione industriale.
Fed, BCE e Bank of Japan non hanno in programma riunioni ordinarie sui tassi nel corso del mese. Gli altri appuntamenti potrebbero comunque bastare a far salire la volatilità, e in quale direzione si muoveranno i listini nessuno può saperlo prima.
I livelli grafici di Dow Jones, Nasdaq e S&P 500 da tenere d’occhio a novembre
Più delle previsioni, per seguire Wall Street servono i livelli di minimo e massimo, sia di breve sia di lungo termine, quei prezzi attorno ai quali si addensano spesso gli scambi e su cui gli analisti tecnici misurano la salute di una tendenza.
Finché un mercato sale, minimi e massimi si alzano uno dopo l’altro come i gradini di una scala, e quando la scala comincia a scendere la sequenza si rovescia. I livelli toccati dagli indici a ottobre possono quindi fare da bussola anche per novembre.
Il Dow Jones ha segnato il proprio minimo a 50.546,54 punti il 1° ottobre, mentre il Nasdaq Composite è sceso fino a 25.866,15 punti il 23 ottobre e l’S&P 500 ha raggiunto un minimo di 7.612,07 punti nella stessa giornata.
Alla rilevazione del 28 ottobre il Dow Jones si trovava a 52.377 punti, circa il 3,62% sopra il minimo del mese. Più vicini ai rispettivi minimi erano il Nasdaq Composite, a 26.477 punti e quindi circa il 2,36% più in alto, e soprattutto l’S&P 500, che a 7.722 punti conservava un margine di circa l’1,44%.
Se questi minimi reggeranno, il rialzo avrà un primo argomento a suo favore. Una conferma più solida arriverebbe con il superamento dei massimi di ottobre, che si potranno fissare con precisione solo a mese chiuso, quando la mappa dei livelli da seguire a novembre sarà completa.
Moltiplicare gli indicatori, del resto, raramente porta a decisioni migliori. Con troppi oscillatori aperti e grafici su timeframe diversi si finisce per ricevere segnali che si contraddicono, un po’ come chi guida con tre navigatori accesi e, tra una voce e l’altra, esce dall’autostrada uno svincolo prima o uno dopo. Sui mercati l’errore prende la forma di ingressi prematuri o di operazioni aperte quando gran parte del movimento è ormai alle spalle.
Incrociare le finestre temporali con i minimi e i massimi di riferimento può allora aiutare chi fa analisi grafica a non smarrirsi tra decine di indicatori, usando il calendario per capire quando drizzare le antenne e i prezzi per verificare se la tendenza tiene o comincia a scricchiolare.
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