Netflix ha chiuso la seduta di lunedì 26 ottobre a 63,90 dollari, in calo del 2,96% rispetto ai 65,85 di venerdì. In giornata il titolo è sceso fino a 62,87, il punto più basso delle ultime 52 settimane, mentre il massimo a 65,49 non è mai riuscito a riportarlo sopra la chiusura precedente. Nemmeno gli scambi notturni hanno portato sollievo, con il titolo indicato a 63,76 dollari alle 2:15 ora italiana.
Lo scivolone si somma a quello di venerdì 23 ottobre, chiuso con un -1,79%, e porta il bilancio, nelle rilevazioni di ieri pomeriggio, a un -6,64% in una settimana e a un -8,18% in un mese.
Cosa pesa sulle azioni Netflix?
A pesare sono ancora i conti del terzo trimestre pubblicati martedì 20 ottobre, che a prima vista avevano poco da farsi rimproverare. I ricavi sono saliti dell’11,8% a 12,87 miliardi di dollari, in linea con le attese, e l’utile netto è passato da 2,55 a 3,66 miliardi. L’utile per azione di 87 centesimi ha battuto gli 82 previsti dal consenso, con un margine operativo del 34,6%, il più alto mai registrato dalla società. Gli investitori però hanno guardato altrove, a cominciare da una crescita del fatturato che non era così lenta da tre anni.
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La nota più stonata arriva dalla pubblicità, con Netflix che ha ridotto a circa 2,7 miliardi di dollari la stima dei ricavi pubblicitari per il 2026, contro i 3 miliardi indicati a luglio, e attribuisce il taglio a un’introduzione più lenta del previsto di alcune funzionalità per gli inserzionisti. Le previsioni sul quarto trimestre non hanno rassicurato nessuno, con ricavi attesi a 13,44 miliardi contro i 13,51 stimati dagli analisti, e l’obiettivo annuale di 51,1 miliardi si colloca nella parte bassa della forchetta tra 51 e 51,4 miliardi fissata in estate. Diverse case d’investimento hanno abbassato i prezzi obiettivo, come Argus, che li ha ridotti di 25 dollari portandoli a 95.
Resta poi aperto il capitolo che a Wall Street preoccupa di più, ovvero il tempo che gli abbonati statunitensi passano davanti alla piattaforma, cresciuto meno di quanto il gruppo avrebbe voluto. Le disdette restano contenute, con un tasso intorno al 2% a settembre secondo Antenna, ma la società ha scelto comunque di intervenire in profondità. Ha tagliato circa 1.000 posti di lavoro, il 6% del personale, e ha cambiato i vertici dei contenuti. Bela Bajaria ha lasciato la guida dei contenuti a Peter Rice, ex presidente di Disney General Entertainment, che si è insediato proprio ieri, mentre anche il capo della divisione cinema Dan Lin è uscito dal gruppo.
Il quadro tecnico
Con la chiusura a 63,90 dollari il titolo si trova sotto entrambi i supporti indicati per la seduta di ieri, a 65,15 e 64,44, e ha perforato anche i minimi relativi degli ultimi mesi a 65,08 e 64,10. Le prime resistenze si incontrano a 67,19 e 68,52, mentre più in alto pesano i massimi relativi a 73,07 e 78,44, livello quest’ultimo già respinto due volte. Il prezzo è finito perfino sotto la banda inferiore di Bollinger (20, 2), a 65,39, con quella superiore a 72,91. Uno sconfinamento del genere spesso precede una pausa, ma in fasi come questa può anche accompagnare un’accelerazione del ribasso.
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Nessuna media mobile offre un appiglio, visto che il titolo viaggia sotto quella a 20 sedute (69,15), sotto quelle a 50 (74,27) e a 100 (74,47) e, con un distacco di oltre diciotto dollari, sotto quella a 200, a 82,09. L’RSI a 14 sedute, a 37,1, si avvicina alla soglia di ipervenduto senza ancora raggiungerla, mentre lo stocastico, con %K a 19,5 e %D a 21,0, in quella zona è già entrato. Il MACD a -1,74 resta sotto la linea del segnale a -1,53, con un istogramma a -0,20. L’ADX a 14 sedute, a 23,4, descrive un trend che non ha ancora preso piena forza, ma il -DI a 35,1, quasi doppio rispetto al +DI a 17,6, lascia pochi dubbi sulla direzione.
In caso di rimbalzo, i ritracciamenti di Fibonacci calcolati sul ribasso degli ultimi sei mesi, da 91,48 a 64,10 dollari, collocano il 38,2% a 74,56, il 50% a 77,79 e il 61,8% a 81,02.
Trend di medio-lungo periodo e volatilità
Il bilancio su dodici mesi è pesante, ma va letto tenendo conto del frazionamento azionario 10 per 1 entrato in vigore il 17 novembre 2025. Al netto dello split il titolo ha perso oltre il 40% in un anno. Dai 116,73 dollari del massimo a 52 settimane ai 62,87 toccati ieri la discesa è del 46,1%.
Negli ultimi tre mesi di contrattazioni la regressione a 60 sedute mostra una pendenza negativa dello 0,26% al giorno, con un R² di 0,50 che descrive una discesa piuttosto ordinata. L’esponente di Hurst a 0,63 indica un mercato incline a proseguire nella direzione già presa. L’analisi dei cicli, che individua una durata dominante di circa 103 sedute, colloca invece i prezzi vicino al minimo del ciclo, unico elemento del quadro che lasci intravedere un possibile cambio di passo.
La volatilità giornaliera media a 20 sedute è del 2,16%, quella storica annualizzata del 35,37% a 20 sedute e del 35,21% a 60. L’ATR a 14 sedute vale 2,12 dollari, il 3,32% del prezzo di chiusura, e un movimento di quell’ampiezza riporterebbe il titolo verso i 66 dollari, sopra i supporti appena perduti, oppure lo spingerebbe intorno ai 61,80.
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