Azioni Kering affondano -14% dopo trimestrale per effetto Gucci. Gli scenari migliore e peggiore per il titolo

Laura Naka Antonelli

1 commento

Sfilza di downgrade sui target price delle azioni Kering. Fino a dove può scivolare il titolo, e fino a dove può salire, dopo la diffusione dei conti del terzo trimestre.

Azioni Kering affondano -14% dopo trimestrale per effetto Gucci. Gli scenari migliore e peggiore per il titolo

Segui Money.it su Google Aggiungici alle fonti preferite per vedere più spesso le nostre notizie nei risultati di ricerca.

Le azioni Kering stanno affondando alla Borsa di Parigi del 13,9% circa a quota 185,96 euro, contagiando l’intero comparto del lusso. Il tonfo segue la diffusione dei conti del terzo trimestre del 2026, che hanno dimostrato in primis l’impatto negativo dei numeri di Gucci, le cui vendite incidono per circa la metà sull’utile del gruppo.

Le vendite di Gucci sono scese nel terzo trimestre del 6%, a quota 1,29 miliardi di euro, zavorrando i ricavi dell’intero gruppo del lusso, che ha riportato nel complesso ricavi per 3,3 miliardi di euro, in calo dell’1% su base organica. Gli analisti si chiedono a questo punto cosa può succedere alle azioni Kering.

Sfilza di downgrade sul titolo Kering, da Barclays a Jefferies a JPMorgan

In evidenza la lunga carrellata di downgrade che ha colpito i titoli del colosso del lusso Kering e le previsioni, in particolare, della divisione di ricerca di Barclays, che ha stilato di norma, come accade nel caso delle azioni su cui ha avviato una copertura, uno scenario migliore e uno peggiore per le azioni.

Guardando ad alcuni downgrade arrivati nelle ultime ore, spiccano i nuovi giudizi di Jefferies, che hanno tagliato il target price sulle azioni Kering da 220 a 200 euro.

Revisioni al ribasso sul prezzo obiettivo del titolo Kering anche da parte di JPMorgan da 215 a 200 euro e da Berenberg, da 164 a 158 euro.

La nota di Barclays sui conti di Kering: calo significativo per Gucci nel canale chiave DTC

Così la divisione di ricerca di Barclays, nel commentare quanto emerso dai ricavi di Kering e, nello specifico, di Gucci: Sebbene a livello di gruppo “i dati siano risultati sostanzialmente in linea con il consenso, si è registrato un calo significativo per Gucci nel canale chiave DTC (vendita diretta al consumatore), che ha segnato una flessione organica del 9%, a fronte di una previsione di consenso di circa -6%”.

Gli strategist hanno sottolineato che le altre divisioni hanno riportato risultati soddisfacenti: i marchi del comparto Fashion & Leather Goods (moda e pelletteria) hanno registrato una crescita organica del 2% nel canale DTC, mentre Kering Eyewear ha segnato un incremento del 4%.

Detto questo, “a seguito dei risultati deludenti registrati da Gucci nel canale delle vendite dirette al consumatore (DTC) nel terzo trimestre e del deterioramento del contesto generale dei consumi nel settore del lusso, abbiamo rivisto al ribasso le nostre stime su Kering”, si legge ancora nel report della divisione di ricerca del colosso bancario UK.

Non ha dunque pagato, almeno non ancora, la strategia sui prezzi lanciata da Gucci, in un momento che continua a confermarsi delicato per l’intero comparto del lusso, come hanno già dimostrato i conti del gigante LVMH.

Azioni Kering: Barclays taglia prezzo obiettivo da 300 a 230 euro

Barclays ha abbassato in modo significativo il target price sul titolo Kering.

Il prezzo obiettivo è stato sforbiciato del 23%, dai precedenti 300 a 230 euro.

Il nuovo target price implica comunque un rialzo per le azioni Kering, dai valori attuali pari a 185,96 euro, del 23%.

Riguardo all’outlook sui ricavi, il downgrade per il quarto trimestre implica ora una crescita organica per Kering dello 0,5%, rispetto al +2,2% stimato in precedenza, motivata con il pessimismo per la performance del marchio Gucci relativa sempre al quarto trimestre: “Abbiamo apportato tagli significativi alle previsioni su Gucci, per cui stimiamo ora una contrazione organica del 5%, rispetto alla crescita dello 0,6% precedentemente attesa. Le modifiche alle stime relative alle altre divisioni sono invece limitate”.

Sul fronte della redditività operativa, sono state tagliate “le previsioni sull’EBIT del secondo semestre del 2026, soprattutto per Gucci, dal momento che non ci aspettiamo più un miglioramento progressivo dei margini EBIT a livello di gruppo”.

Di consguenza, “nel complesso, abbiamo rivisto al ribasso le nostre stime sull’utile per azione (EPS) del 3% per il 2026, del 15% per il 2027 e del 13% per il 2028”.

Gli analisti hanno scritto inoltre che il downgrade del target price di Kering si è basato sul modello degli strategist di attualizzazione dei flussi di cassa (DCF), puntualizzando che “la revisione riflette sia il taglio delle stime sia l’introduzione di un premio per il rischio aggiuntivo nel costo medio ponderato del capitale (WACC), alla luce della maggiore rischiosità attribuita ai flussi di cassa futuri di Kering”.

Come si spiega il rating Equal Weight

Il target price sul titolo Kering si affianca a un rating di Barclays pari a Equal Weight, così motivato:

“Prevediamo che il settore del lusso crescerà di circa il 3% nel 2026, per poi stabilizzarsi su un ritmo di crescita intorno al 4%. Privilegiamo i titoli delle società in grado di registrare una crescita superiore a quella del mercato grazie a iniziative interne di rilancio e miglioramento dell’efficienza operativa (self-help). Kering potrebbe essere una di queste, grazie a una crescita annua composta dei ricavi (CAGR) dell’8%, a un’espansione del margine EBIT di circa 10 punti percentuali e a un incremento annuo composto dell’utile per azione (EPS) del 55% fino al 2028. Questo potenziale potrebbe tuttavia emergere pienamente solo una volta superata la fase di revisione al ribasso delle stime sugli utili per il 2026 e il 2027”.

In sostanza, gli analisti intravedono un significativo potenziale di rilancio di Kering nel medio periodo, ma ritengono che nel breve termine il titolo possa ancora risentire dei tagli alle previsioni sugli utili. Per ora, di fatto, la rinascita de marchio Gucci sotto l’egida del CEO di Kering Luca de Meo, non si è ancora palesata.

Azioni Kering: lo scenario migliore di Barclays punta a balzo fino a 310 euro

Barclays ha annunciato per l’appunto anche uno scenario migliore e peggiore per le azioni Kering.

Il primo, o anche upside case, presuppone che le vendite di Gucci per metro quadrato aumentino del 16% nel 2027, del 18% nel 2028 e del 25% nel 2029, superando i 50.000 euro al metro quadrato entro il 2030.

Un tale “scenario consentirebbe un ulteriore miglioramento della redditività, con il margine EBIT di Gucci che raggiungerebbe il 27,3% entro il 2030, pur rimanendo al di sotto dei massimi storici”.

Lo scenario migliore implica un recupero per le azioni Kering fino a 310 euro, il che significa che, rispetto ai valori attuali, Barclays riconosce un potenziale margine di rialzo pari a +66,70% (+124,04 euro).

Lo scenario peggiore punta a tonfo fino a 110 euro

Lo scenario ribassista, che implica un tonfo per i titoli Kering fino a 110 euro, ipotizza invece una crescita delle vendite di Gucci a parità di perimetro (LFL, Like-for-Like) limitata al 3%, con ricavi per metro quadrato che raggiungerebbero circa 28.000 euro entro il 2030.

“In questo scenario, i risparmi sui costi rimarrebbero invariati rispetto alle ipotesi di partenza, fatta eccezione per le spese pubblicitarie e promozionali (A&P, Advertising & Promotion)”, si legge ancora nella nota di Barclays.

Gli analisti aggiungono che, nello stesso contesto, i ricavi si confermerebbero “sostanzialmente stagnanti in termini di crescita annua composta (CAGR)”, a fronte di “un miglioramento del margine EBIT di 400 punti base, ossia 4 punti percentuali, fino al 15,7% nel 2029”.

Nel caso in cui il worst case scenario si concretizzasse, le azioni Kering scenderebbero dai valori attuali del 40,85% (−75,96 euro). Il peggio, purtroppo, potrebbe dunque non essere ancora arrivato.

Commenti

1

Per commentare serve un account Money.it gratuito.

Ma dai, un -14% per Kering? Sembra quasi che Gucci si sia messo a fare i saldi da un momento all’altro. Certo, quando la tua “vacca da mungere” comincia a dare meno latte, il resto del gruppo ne soffre. Se questo è il lusso che ci promettono, io preferisco investire in caffè: il prezzo non schizza su e giuro che almeno mi tiene sveglio! Mi chiedo se alla fine gli analisti si rendano conto che il mercato del lusso è sempre più volatile; io sono già stanco di sentire chi investe nel “futuro” del marchio, quando la realtà è che siamo tutti in fondo a un affitto.

Cerca la tua Azienda su