Azioni Eni, dividendo da 1,32 euro? Il conto che può cambiare tutto a ottobre

Gerardo Marciano

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Eni si prepara alla decisione sul dividendo straordinario. Con il SERM a 14 dollari, la simulazione arriva a 640 milioni, circa 0,22 euro per azione. Tutti i conti in vista di ottobre.

Azioni Eni, dividendo da 1,32 euro? Il conto che può cambiare tutto a ottobre

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Per Eni ottobre rischia di diventare un mese molto più importante del previsto. A contare non saranno soltanto i risultati del terzo trimestre e l’aggiornamento sulle prospettive del gruppo, ma anche una decisione che potrebbe aggiungere un nuovo tassello alla remunerazione degli azionisti.

La possibilità era già stata messa nero su bianco nel Piano 2026-2030. Se alcune delle principali variabili energetiche avessero superato determinati livelli, una parte eccezionale della cassa generata avrebbe potuto prendere una strada diversa rispetto al normale buyback. Quel momento sembra adesso molto più vicino.

Ormai non si tratta più di capire se il meccanismo esista: la vera domanda riguarda la sua dimensione. Applicando alle ipotesi formulate dalla stessa Eni le sensitivity comunicate dal gruppo, emerge una cifra che merita attenzione, purché venga interpretata per quello che è: una simulazione e non una cedola già promessa.

Eni, come funziona il dividendo straordinario

La politica di remunerazione prevista per il 2026 parte da un elemento già definito: il dividendo ordinario ammonta a 1,10 euro per azione, circa il 5% in più rispetto al 2025. La distribuzione è suddivisa in quattro tranche. La prima, pari a 0,27 euro per azione, è stata pagata il 23 settembre. La seconda, sempre da 0,27 euro, è prevista a novembre, mentre le ultime due, da 0,28 euro ciascuna, sono in calendario rispettivamente a marzo e maggio 2027.

Accanto a questa remunerazione ordinaria, Eni ha però introdotto una novità. In presenza di condizioni particolarmente favorevoli sul mercato energetico, il gruppo può distribuire un dividendo straordinario corrispondente al Cash Flow From Operations (CFFO) aggiuntivo rispetto alle previsioni di budget.

Tre le variabili che possono attivare il meccanismo: il Brent, il prezzo europeo del gas TTF e il margine di raffinazione SERM. Per il petrolio la soglia è un Brent medio annuo superiore a 90 dollari al barile, mentre per gas e raffinazione la condizione è un aumento del 50% rispetto alle ipotesi di budget. Ed è proprio la raffinazione a rendere particolarmente interessante il quadro attuale.

Da 6 a 9 dollari: la soglia che fa scattare il meccanismo

Il budget Eni per il 2026 utilizzava un margine di raffinazione SERM pari a 6 dollari al barile: un aumento del 50% porta quindi la soglia a 9 dollari.

Questo numero è fondamentale, ma bisogna comprenderne esattamente la funzione. I 9 dollari rappresentano il livello che consente di attivare il meccanismo straordinario, non necessariamente la base da cui calcolare tutta la generazione incrementale di cassa. La documentazione societaria parla infatti di CFFO aggiuntivo rispetto alle previsioni di budget, ed è proprio questa distinzione a modificare sensibilmente i calcoli.

Dopo i risultati del secondo trimestre, Eni ha aggiornato lo scenario per l’intero 2026 ipotizzando un Brent a 85 dollari al barile, un prezzo TTF di 50 euro per MWh e soprattutto un SERM a 14 dollari al barile, ben oltre i 9 necessari per attivare il meccanismo.

A quel punto entra in gioco un secondo numero comunicato dalla società: Eni stima una sensitivity del CFFO di circa 80 milioni di euro per ogni dollaro di variazione del margine SERM. Ed è qui che il conto diventa interessante.

Il calcolo porta a 640 milioni di euro

Se il confronto viene effettuato con il budget, il SERM ipotizzato da Eni a 14 dollari supera di 8 dollari il valore iniziale di 6. Applicando a questa differenza la sensitivity indicata dal gruppo (8 per 80 milioni) si ottengono circa 640 milioni di euro.

La cifra rappresenta una stima meccanica del CFFO incrementale associabile alla differenza tra il SERM dello scenario aggiornato e quello utilizzato nel budget. È un numero molto diverso dai 400 milioni che si otterrebbero sottraendo dai 14 dollari dello scenario aggiornato i 9 dollari della soglia di attivazione. La formulazione contenuta nei documenti Eni porta però a considerare i 6 dollari del budget come riferimento per calcolare l’incremento di CFFO, una volta verificata la condizione che permette di attivare il dividendo straordinario.

Questo non significa che Eni distribuirà automaticamente 640 milioni. Le sensitivity servono a misurare l’effetto teorico della variazione di un parametro mantenendo invariato il resto dello scenario. Il risultato effettivo dipenderà invece dall’andamento dell’intero gruppo, dalle condizioni registrate fino al momento della decisione e dalle previsioni per gli ultimi mesi dell’anno. I 640 milioni permettono comunque di effettuare un secondo calcolo.

Quanto sarebbero 640 milioni per ogni azione Eni

Il capitale di Eni è rappresentato da poco meno di 3,028 miliardi di azioni, dalle quali vanno sottratte le azioni proprie detenute dalla società, su cui non viene distribuita la cedola. Al 25 settembre Eni possedeva circa 159,97 milioni di azioni proprie, pari al 5,28% del capitale. Il numero di azioni in circolazione utilizzabile come riferimento per una simulazione scende quindi a circa 2,868 miliardi.

A questo punto il calcolo è immediato: dividendo 640 milioni di euro per circa 2,868 miliardi di azioni si ottiene poco più di 0,22 euro per azione, più precisamente un risultato teorico nell’area di 0,223 euro. Tradotto in valori lordi per l’investitore:

  • con 100 azioni si tratterebbe di circa 22 euro;
  • con 1.000 azioni di circa 223 euro;
  • con 5.000 azioni di poco più di 1.100 euro.

Ancora una volta, queste cifre non rappresentano importi annunciati da Eni. Servono esclusivamente a tradurre in termini comprensibili una possibile dimensione del cash flow incrementale che risulta dalle sensitivity pubblicate dal gruppo.

Da 1,10 a circa 1,32 euro? Attenzione al significato del numero

A questo punto è inevitabile un altro calcolo. Se ai normali 1,10 euro per azione venisse aggiunto un dividendo straordinario di circa 0,22 euro, la remunerazione complessiva riferibile al 2026 raggiungerebbe matematicamente circa 1,32 euro per azione.

È una cifra d’impatto, ma è anche quella che richiede più cautela. Eni non ha annunciato un dividendo complessivo di 1,32 euro: la componente certa della politica di remunerazione è quella ordinaria da 1,10 euro, mentre gli ulteriori 0,22 euro derivano esclusivamente dall’applicazione della sensitivity SERM allo scenario da 14 dollari. Il dato finale potrebbe quindi risultare inferiore o superiore, oppure il meccanismo potrebbe produrre un risultato diverso in funzione delle condizioni effettivamente considerate dal consiglio di amministrazione.

Presentare oggi 1,32 euro come dividendo atteso sarebbe improprio. Considerarlo come uno scenario matematico aiuta invece a comprendere la possibile dimensione economica della decisione.

Perché 0,22 euro non è una cifra fissa

Il risultato cambia rapidamente al variare del SERM. Se, per esempio, il margine medio utilizzato per la valutazione fosse di 12 dollari anziché 14, la differenza rispetto al budget sarebbe pari a 6 dollari: applicando la sensitivity di 80 milioni si otterrebbero circa 480 milioni di CFFO incrementale, equivalenti indicativamente a 0,17 euro per azione. Con un SERM a 16 dollari, invece, la distanza dal budget salirebbe a 10 dollari e la simulazione a circa 800 milioni, pari a circa 0,28 euro per azione considerando l’attuale numero indicativo di titoli in circolazione.

Sono esercizi matematici, non previsioni, e servono soprattutto a mostrare quanto il risultato sia sensibile all’ipotesi sul margine di raffinazione che Eni utilizzerà al momento della decisione.

C’è poi un’altra variabile. Il gruppo prosegue il programma di riacquisto di azioni proprie, innalzato nel corso dell’anno fino a 3,4 miliardi di euro. Se il numero di azioni proprie continuasse ad aumentare, diminuirebbe quello dei titoli sui quali distribuire un eventuale dividendo straordinario e, a parità di ammontare complessivo, il valore per azione potrebbe cambiare leggermente.

Il ruolo di Brent e gas

Il SERM è oggi il parametro più semplice da utilizzare per costruire la simulazione, perché Eni ha esplicitamente collegato lo scenario aggiornato da 14 dollari alla possibile definizione del dividendo straordinario in ottobre. Non è però l’unico fattore previsto dalla politica di remunerazione: anche un Brent medio annuo superiore a 90 dollari può far scattare il meccanismo, e lo stesso vale per un prezzo del gas TTF superiore del 50% all’ipotesi iniziale.

Eni indica una sensitivity di circa 110 milioni di euro per ogni dollaro di variazione del Brent e di circa 30 milioni per ogni euro per MWh di variazione del TTF. La loro eventuale incidenza sulla distribuzione straordinaria non può tuttavia essere calcolata sommando semplicemente le singole sensitivity. Prezzo del petrolio, gas, margini di raffinazione, tassi di cambio e risultati delle diverse attività del gruppo interagiscono tra loro, e il dato che conterà sarà quello valutato complessivamente da Eni al momento della decisione.

Ottobre diventa il mese chiave

La società ha già indicato quando verrà affrontata la questione. Il consiglio di amministrazione chiamato a esaminare i risultati dei primi nove mesi è previsto per il 22 ottobre, mentre il 23 ottobre saranno pubblicati i risultati del terzo trimestre e si terrà la conference call con il mercato.

La politica approvata da Eni stabilisce inoltre che l’eventuale dividendo straordinario venga determinato tenendo conto sia dei dati registrati fino a quel momento sia delle prospettive di Brent, TTF e SERM per l’intero esercizio 2026. L’eventuale pagamento dovrà avvenire in un’unica soluzione entro il 31 dicembre. È quindi molto probabile che sia proprio l’appuntamento di ottobre a trasformare formule, soglie e sensitivity in una decisione concreta.

Cosa bisognerà controllare

Più che concentrarsi su una singola cifra, sarà importante verificare quali ipotesi Eni utilizzerà per chiudere il 2026. Il primo parametro sarà il nuovo scenario SERM: se resterà vicino ai 14 dollari indicati a luglio, il calcolo teorico dei 640 milioni conserverà una sua rilevanza, mentre in caso contrario cambierà anche la simulazione. Il secondo elemento sarà la quantificazione effettiva del CFFO incrementale attribuibile alle condizioni eccezionali previste dalla policy. Il terzo, naturalmente, sarà la decisione del consiglio sull’ammontare complessivo da distribuire e sul conseguente valore per azione.

Fino a quel momento, 0,22 euro deve restare ciò che è: una stima matematica costruita sulle indicazioni ufficiali disponibili, non un dividendo già acquisito. Rispetto a qualche mese fa, però, c’è una differenza importante. Eni ha fissato le regole, ha indicato la soglia, ha aggiornato il SERM a un livello ampiamente superiore e ha già annunciato che, se quelle condizioni saranno confermate, il dividendo straordinario verrà definito in ottobre. Ora manca soltanto il numero definitivo.

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