Il progettista di chip britannico ha guadagnato circa 49 miliardi di dollari di capitalizzazione in una sola seduta lunedi, dopo che l’ad Rene Haas ha rilanciato le stime sulla domanda per i suoi processori AGI CPU dedicati all’intelligenza artificiale agentica.
Il progettista di chip britannico ha guadagnato circa 49 miliardi di dollari di capitalizzazione in una sola seduta lunedi, dopo che l’ad Rene Haas ha rilanciato le stime sulla domanda per i suoi processori AGI CPU dedicati all’intelligenza artificiale agentica.
Le azioni di Arm Holdings (Nasdaq: ARM), la società britannica che progetta le architetture dei processori usate nella quasi totalità degli smartphone del mondo, sono balzate del 17,16% lunedì, chiudendo a 322,90 dollari e portando la capitalizzazione di mercato a circa 345 miliardi di dollari, per un guadagno stimato in circa 49 miliardi di dollari in una sola seduta.
La domanda per l’AGI CPU «supera i 2 miliardi di dollari»
A muovere il titolo sono state le dichiarazioni dell’amministratore delegato Rene Haas, che nella call sui conti del primo trimestre fiscale 2027, conclusosi il 29 luglio 2026, aveva indicato una domanda dei clienti per il chip proprietario AGI CPU (un processore semi-custom per l’infrastruttura dell’IA) pari a un’opportunità iniziale di 1 miliardo di dollari nel biennio fiscale 2027-2028, con capacità produttiva già assicurata presso i partner della filiera.
«La domanda per la CPU Arm AGI ha continuato a superare le nostre aspettative iniziali», aveva dichiarato Haas in quella sede. Nei giorni successivi, in un’intervista ripresa il 16 settembre da CNBC, l’amministratore delegato ha detto che la fiducia nel superare quell’obiettivo, ora fissato a 2 miliardi di dollari di domanda complessiva, «è cresciuta negli ultimi 90 giorni». È stata questa rinnovata fiducia, unita a una raffica di revisioni sui target price, a innescare il rally di lunedì.
Wall Street alza le stime, ma con pareri opposti
La corsa del titolo è stata accompagnata da diversi aggiustamenti degli analisti nelle ultime due settimane. Piper Sandler ha avviato la copertura il 10 settembre con rating Overweight e obiettivo a 320 dollari, stimando ricavi dalle licenze IP fino a 12 miliardi di dollari entro l’anno fiscale 2031 (crescita annua di circa il 20%) e ricavi dal business dei chip AGI CPU fino a 15 miliardi di dollari nello stesso orizzonte.
Raymond James ha alzato il 21 settembre il target a 272 dollari (rating Outperform), citando la crescita delle royalty sui server e il nuovo business dei chip «fabless», pur giudicando «troppo ambizioso» l’obiettivo dei 15 miliardi di ricavi al 2031. Bernstein (15 settembre, Buy, target 480 dollari) e Mizuho (26 agosto, Buy, target 400 dollari) restano tra i più ottimisti, mentre Morgan Stanley (18 settembre, rating equal-weight) ha un obiettivo di appena 212 dollari, che implicherebbe un potenziale ribasso di oltre il 30% dai livelli attuali. Siamo davanti a una dispersione di giudizi insolitamente ampia per un titolo di queste dimensioni.
Il rally arriva a circa due settimane dal lancio, l’8 settembre, della nuova piattaforma Arm Neoverse CSS N4, un sottosistema di calcolo semi-custom per data center che supporta fino a 128 core su processo produttivo TSMC N3P, pensato per l’infrastruttura dell’IA di nuova generazione. L’architettura Arm per i server, di cui l’AGI CPU è solo l’ultima declinazione, è già adottata o in fase di valutazione presso grandi operatori cloud come Oracle, Meta e ByteDance, ed è oggetto di speculazioni di mercato - non confermate da un annuncio ufficiale - su un possibile collegamento con l’iniziativa «Muse» di Meta sugli agenti AI.
Si sottolinea che Arm non è quotata a Piazza Affari né altrove in Europa e che una possibile esposizione indiretta può avvenire attraverso SoftBank Group (quotata a Tokyo). Secondo le ricostruzioni di mercato, infatti, SoftBank controlla circa l’87% del capitale di Arm dopo investimenti cumulati per circa 40 miliardi di dollari nel 2016 e nel 2023. Le oscillazioni di Arm si riflettono quindi, spesso amplificate, sul titolo giapponese.
Attenzione ai rischi
Il titolo tratta ora a un multiplo prezzo/utili superiore a 270 volte gli utili (stima Piper Sandler del 10 settembre, quando il titolo era ancora a 264 dollari) e il target medio degli analisti censiti da StockAnalysis.com (288,71 dollari su 43 analisti) resta oggi inferiore di circa il 10-11% al prezzo di chiusura di lunedì, segno che il consenso complessivo non ha ancora del tutto recepito il rally.
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