Venezuela: default ad un passo, popolo alla fame. Tutti gli errori di Maduro

La crisi del Venezuela rende sempre più probabile l’ipotesi di un default. L’instabilità politica, la crisi economica e l’emergenza sociale esasperano il paese sudamericano.

Il Venezuela sta affrontando la peggiore crisi della sua storia.
È difficile definire con esattezza quando le cose hanno iniziato ad andare di male in peggio, ma il paese è ormai sull’orlo del collasso e del default.

È l’agenzia di rating Moody’s a definire il Venezuelaprobabilmente incapace di onorare i suoi debiti non disponendo di valuta straniera sufficiente per farlo”, il che getta sempre più ombre sul destino del paese sudamericano.

Nessun settore sembra salvarsi dalla crisi che attanaglia il Venezuela.
Dalla grave situazione sociale, all’imponente crisi economica, fino alla crisi politica: tutto sembra esasperare sempre di più un paese già debole.

Le città del Venezuela stanno vedendo crescere a dismisura il loro tasso di criminalità, le obbligazioni sovrane sono le più alte del mondo.
Una situazione ai limiti del collasso nella quale neanche il settore politico fa eccezione dati i tentativi dell’opposizione di deporre l’attuale presidente Nicolás Maduro.

Crisi Venezuela: tasso di crescita, valuta e disoccupazione

Secondo il Fondo Monetario Internazionale il Venezuela ha il più basso tasso di crescita e il peggior tasso di inflazione di tutto il mondo - entrambi rispettivamente a -8% e 482%.
Il tasso di disoccupazione è invece al 17% ma le aspettative per i prossimi anni parlano di un aumento fino al 30%.
Le riserve valutarie invece sono scese fino a 12 miliardi di dollari, il livello più basso dal 2003, mentre il valore della moneta - il Bolivar - è sceso drasticamente.

Default Venezuela entro un anno: probabile al 60%

La crisi sociale è ormai palpabile: le persone rimangono con regolarità sprovviste di cibo, i supermercati ormai vuoti sono stati completamente saccheggiati ed il governo è stato obbligato a dichiarare lo stato di emergenza.

L’ombra della fame, la disperazione della popolazione e l’alto tasso di criminalità non fanno altro che minacciare il governo di Nicolás Maduro - ottenuto in eredità da Hugo Chávez.

L’opposizione ha dato vita ad una raccolta firme per indire un referendum con l’obiettivo di deporre proprio Maduro - anche se molto probabilmente lo stato imploderebbe anche in caso di fallimento dell’azione referendaria.

La prospettiva di una battaglia elettorale ha comunque indotto gli economisti a prevedere un possibile default: le probabilità che un evento simile accada da qui a un anno sarebbero circa del 60%.

Le cause del collasso del Venezuela

Come ha potuto uno stato così ricco di petrolio finire in una crisi senza precedenti?
Il governo Maduro ha dato la colpa sia agli Stati Uniti sia ai proprietari delle imprese accusati di aver tagliato la produzione con l’obiettivo di sabotare l’economia del Venezuela.

In realtà Maduro ha ereditato da Chávez un sistema già in rovina, situazione sulla quale quale egli stesso - come hanno detto gli economisti - ha aggiunto degli errori devastanti.
Chávez aveva costruito la sua popolarità sugli introiti del petrolio e sul debito estero contemporaneamente nazionalizzando 1.200 compagnie private non più ritenute di pubblico interesse.
Nel 2015 però il prezzo del petrolio è stato dimezzato e le incoscienti finanze pubbliche hanno avuto un grande ruolo nel rendere questo settore un ambito ad alto rischio, togliendo la possibilità al Venezuela di attingere al capitale internazionale.

Inflazione galoppante ed errori del governo Maduro

Di fronte a veri e propri buchi neri nelle finanze pubbliche il governo Maduro ha reagito stampando denaro e quindi accelerando l’inflazione.
Si stima che il prezzo dei beni alimentari sia aumentato di circa il 25% tra marzo e aprile.
Attualmente quegli stessi beni invece, costando ad una famiglia circa 22 volte il prezzo del salario minimo statale.

Lo stato ha cercato di razionalizzare i beni di consumo primari con la conseguenza però che essi sono scomparsi dai negozi e sono invece apparsi sul mercato nero.
Il Venezuela è infatti il nono paese al mondo con il più alto tasso di corruzione.
Gli stessi membri della famiglia di Maduro e il suo entourage sono stati implicati in contrabbando di droga, mentre si parla di diversi miliardi di dollari fatti scomparire dall’economia.
Oltre ad imporre questa una severa razionalizzazione dei beni di consumo Maduro ha imposto alle aziende l’obbligo di fare business con compagnie estere nella sola valuta nazionale: il bolivar, che è una delle monete più deboli del mondo.
Il risultato ha portato all’impossibilità per le stesse aziende di importare i beni necessari per rifornire i loro stock.

La crisi molto probabilmente peggiorerà ancora di più nel futuro prossimo.
Il governo sta ricorrendo alle riserve in oro del paese che però sono già in discesa ripida.

Le scelte per Maduro sembrano essere due: dichiarare il default del Venezuela o smettere di importare cibo: opzioni che sembrano essere catastrofiche allo stesso modo.

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