Recovery Plan approvato, cosa succede ora?

Violetta Silvestri

13 Gennaio 2021 - 09:45

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Il Recovery Plan ha ottenuto il via libera dal Consiglio dei Ministri: cosa succede adesso? Le prossime tappe sul documento più importante per il rilancio dell’Italia.

Recovery Plan approvato, cosa succede ora?

ll Recovery Plan è stato approvato nel Consiglio dei Ministri del 12 gennaio.

Una notizia positiva ed importante per il nostro Paese, considerando che il Piano nazionale di ripresa e resilienza sarà la base per il rilancio dell’Italia. E, soprattutto, per l’erogazione e l’utilizzo delle ingenti risorse in arrivo da Bruxelles grazie all’attuazione del Next Generation Eu.

Senza i 209 miliardi europei la nazione italiana non avrebbe potuto programmare l’ambizioso progetto di investimenti e riforme per i prossimi anni. Il Recovery Plan, quindi, resta in primo piano: dopo il via libera in Cdm, che succede?

L’iter è ancora piuttosto lungo e insidiato dai venti di crisi politica che stanno soffiando forte in queste ore. Che sta per accadere al Recovery Plan, ora che è approvato?

Recovery Plan: quali sono le prossime tappe?

Con il Consiglio dei Ministri che ha dato la sua approvazione al Recovery Plan, pur con due esponenti di Governo di Italia Viva in astensione, il documento può proseguire il suo iter.

Quali sono, quindi, le prossime tappe? Il passo successivo all’ok in Cdm lo indica proprio la nota della Presidenza del Consiglio aggiornata a ieri notte:

“Il Consiglio dei Ministri ha approvato la proposta di Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), che sarà inviata alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica al fine di acquisirne le valutazioni.”

C’è, quindi, il passaggio parlamentare da affrontare. Nonostante lo strappo imminente di Italia Viva, con Renzi che pare intenzionato a non appoggiare più il Governo Conte, il Recovery Plan dovrebbe ricevere il sostegno di deputati e senatori.

Le opposizioni non si sono pronunciate con parole soddisfatte sul documento, ma i voti a favore del progetto non dovrebbero mancare.

Come più volte ripetuto dai ministri e dallo stesso presidente del Consiglio, il piano sarà sottoposto anche alle osservazioni delle parti sociali. Lo ha ricordato Gualtieri al termine del Cdm del 12 gennaio: “E’ stato un gran lavoro, più importante d’ogni polemica. Ora via al confronto in Parlamento e nella società.

Questo significa che il corposo documento di circa 170 pagine potrebbe subire ancora aggiustamenti prima di partire per Bruxelles.

Le voci di spesa su scuola, innovazione, politiche di coesione, lavoro sono osservate speciali dalle parti sociali: approveranno l’impianto dell’esecutivo?

Il nodo da sciogliere: la governance

Il testo del Recovery Plan approvato in Consiglio dei ministri non fa riferimento a un tema importante e richiesto da Bruxelles: la definizione di una governance del pacchetto di riforme.

In poche parole, il Governo deve ancora rispondere alla domanda: chi gestirà le risorse europee e monitorerà l’esecuzione degli investimenti?

Il punto è cruciale: senza una struttura organizzativa, una sorta di task force, non potrà essere presentato il piano a Bruxelles, perché sarebbe incompleto.

Nelle prime bozze Conte aveva suggerito una gestione con manager e dirigenti pubblici che poco era piaciuta nella maggioranza. Probabilmente, la questione verrà affrontata con un provvedimento a parte, che deve essere scritto, valutato, approvato e inserito nel Recovery Plan.

L’esperto Cottarelli ha lanciato un duplice allarme sulla questione task force. In primis, sulla definizione:

“Mi pare inappropriato creare una struttura parallela alla pubblica amministrazione...con i sei supermanager e i 300 tecnici...Il pericolo di un assetto del genere è creare interferenze con i ministeri, che invece devono essere coinvolti in pieno perché hanno le risorse ed anche i dati per usarle. Invece così si rischierebbe di mettere i bastoni tra le ruote alla loro azione”

E poi c’è il nodo tempi: quando verrà discussa e decisa la governance? Il mese di gennaio sta già andando e si deve scrivere un documento ad hoc per la task force. Per Cottarelli il Governo rischia di essere in ritardo.

I tempi del Recovery Plan

Il presidente del Consiglio aveva affermato che non oltre la metà di febbraio bisognava terminare tutta la stesura del Recovery Plan e inviare a Bruxelles.

I tempi saranno rispettati? Il documento deve ancora arrivare in Parlamento, essere discusso con le parti sociali, inglobare la definizione della task force.

Già dal 15 ottobre l’UE ha incoraggiato gli Stati a presentare bozze e piani preliminari. Il tempo ultimo per l’invio in Europa del Recovery Plan è il 30 aprile. Febbraio, però, dovrebbe essere il mese di svolta per finire la progettazione: andare oltre significherebbe partire con l’affanno per la fase esecuzione, che visto il coinvolgimento di tutta la burocrazia si preannuncia impegnativa.

In più, ora sull’Italia, e sul suo Piano nazionale di ripresa e resilienza, pesa l’incognita crisi di Governo: cosa succede se la maggioranza si sfalda? Il Recovery Plan subirà altri ritardi? I prossimi giorni saranno decisivi per il destino del Paese.

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