Recovery Fund: l’UE può espellere Ungheria e Polonia?

I veti di Ungheria e Polonia stanno mettendo a rischio l’approvazione del Recovery Fund bloccando il piano di aiuti europei. Ma l’UE può espellere i due Paesi?

Recovery Fund: l'UE può espellere Ungheria e Polonia?

Dopo l’iniziale euforia della scorsa estate per l’accordo trovato dai leader europei sul Recovery Fund, nelle ultime ore a Bruxelles sta montando un certo nervosismo a causa dell’arrivo dei temuti veti.

Polonia e Ungheria hanno infatti stoppato il piano di ripresa economica da realizzare attraverso le risorse economiche dell’Unione Europea, dopo l’intesa tra Parlamento e Consiglio europeo per bloccare il pagamento dei fondi del Recovery Fund per chi non rispetta lo stato di diritto.

Una clausola fortemente voluta dagli eurodeputati, ma che ha portato a nuove tensioni nell’Unione. A questo punto in molti si chiedono se, per non mettere a rischio gli aiuti previsti, di cui 209 miliardi di euro destinati all’Italia, l’UE può espellere Ungheria e Polonia.

Recovery Fund: l’UE può espellere Ungheria e Polonia?

Non è la prima volta in cui ci si interroga su una possibilità del genere, essendo i governi di Budapest e Varsavia al centro di numerose polemiche a causa delle limitazioni sulla libertà di stampa, l’indipendenza giudiziaria e i diritti civili.

Fino ad ora i due Stati est europei sono riusciti a evitare la maggior parte delle contromisure da parte della Commissione europea, coprendosi a vicenda attraverso l’utilizzo del diritto di veto.

Tuttavia, essendo ora in gioco centinaia di miliardi di euro i Paesi membri e le istituzioni dell’Unione stanno seriamente ragionando su come annullare le loro difese.

Ad esempio il primo ministro olandese Mark Rutte, rispondendo a un’interrogazione parlamentare lo scorso 9 settembre, ha per la prima volta ipotizzato la “fondazione di un’Unione Europea senza Ungheria e Polonia”.

Le regole dei trattati europei

Nei trattati europei è presente l’articolo 50, diventato celebre perché utilizzato nel processo della Brexit, il quale permette però di abbandonare l’Unione solamente se attivato da un Paese che intende uscire per propria volontà, ma non può essere imposto dagli altri.

L’articolo 7, invece, permette di imporre sanzioni agli Stati membri, arrivando anche far perdere il diritto di voto nel Consiglio europeo. Un meccanismo quindi che impedirebbe l’esercizio del veto sulle decisioni dell’organismo.

Ma, anche in questo caso, è necessaria l’unanimità, che garantisce a Orban e Duda di tutelarsi vicendevolmente.

Una Nuova Unione Europea è possibile?

I trattati quindi non permettono nessuna forma di espulsione nei confronti di Polonia e Ungheria, neanche nel caso in cui smantellassero definitivamente le istituzioni democratiche nazionali e proclamassero una vera e propria dittatura.

L’unica soluzione, se si volesse procedere in questa direzione, sarebbe quella suggerita proprio da Rutte, il quale non a casa ha parlato di fondazione. Infatti, gli Stati membri potrebbero ritirarsi contemporaneamente sfruttando l’articolo 50 e creando una Nuova Unione Europea.

Così facendo l’attuale UE non avrebbe più il ruolo che ricopre attualmente e, probabilmente, cesserebbe di esistere. Un’ipotesi sicuramente radicale e di difficile attuazione, ma non impossibile.

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