Partita IVA: regime dei minimi o forfettario? Ecco come scegliere il più conveniente

Simone Casavecchia

11 Dicembre 2014 - 10:25

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Si avvicina il termine per accedere al vecchio regime dei minimi: una soluzione da cogliere al volo negli ultimi giorni di Dicembre, prima che entri in vigore il nuovo regime forfettario?

A poco meno di venti giorni dalla fine dell’anno molti lavoratori autonomi o titolari di ditte individuali si trovano di fronte alla necessità di dover aprire una Partita IVA e di non sapere quale regime fiscale utilizzare. Il vecchio regime dei minimi, infatti, può essere utilizzato fino al 31 Dicembre prossimo, sono quindi, in realtà, circa 10 i giorni lavorativi utili, prima che si chiuda la possibilità di quello che da tutti è considerato un salvagente. Quel che più preoccupa i contribuenti, infatti, è l’entrata in vigore del nuovo regime forfettario e delle relative condizioni di accesso. Vediamo, quindi, in cosa si differenziano i due regimi e perché correre dal commercialista entro la data del 31 Dicembre, potrebbe rivelarsi la soluzione migliore.

Prelievo fiscale
L’attuale prelievo fiscale previsto per il regime dei minimi è del 5% e la soglia di reddito entro la quale si può utilizzare questa tassazione è quella dei 30.000 euro annui di guadagno. Il vecchio regime dei minimi è utilizzabile per 5 anni dall’apertura della partita IVA o fino a 35 anni di età ed è riservato a lavoratori autonomi, in mobilità e disoccupati che decidano di iniziare una nuova attività.
Il nuovo regime forfettario prevede un’imposta del 15% che viene applicata, però su una differente base imponibile. Si tratta di un regime fiscale che potrà essere utilizzato da tutti i lavoratori autonomi con un reddito variabile tra i 15.000 e i 40.000 euro (15.000 euro per i professionisti, 40.000 euro per i commercianti e 20.000 euro per altre categorie residuali), finalizzato, almeno nelle intenzioni del legislatore, non solo ad agevolare alcune categorie di contribuenti ma anche a razionalizzare e semplificare gli attuali regimi fiscali agevolati (ovvero, non solo i lavoratori autonomi ma anche le nuove iniziative produttive e il regime fiscale di vantaggio).

Base imponibile e coefficienti di redditività
Anche se il nuovo regime forfettario rientra tra le misure in fase di approvazione nella Legge di Stabilità 2015, in discussione al Senato, per come è strutturata al momento la riforma di questo regime fiscale, si dovrebbe passare da una base imponibile fissa a una base variabile.
Ciò significa che, se nel vecchio regime dei minimi la base imponibile, su cui applicare l’aliquota che andava a sostituire il prelievo fiscale ordinario era ottenuta sottraendo dal reddito lordo le spese sostenute per il lavoro e le spese per i contributi previdenziali, nel nuovo regime fiscale forfettario, oltre alle soglie di reddito variabili descritte sopra, si dovrà tenere conto anche di specifici coefficienti di redditività che varieranno in base alla specifica categoria professionale, in relazione ai Codici Ateco. Al reddito lordo verrebbe, quindi, applicato un coefficiente di redditività che permetterebbe di ottenere il reddito forfettizzato da cui detrarre le spese per i contributi previdenziali e ottenere così il reddito imponibile su cui applicare la nuova aliquota del 15% che, comunque, fornirebbe, come risultato un imposta sul reddito superiore.
Occorre ricordare che, al momento attuale il coefficiente di redditività previsto per i professionisti è il più elevato (78%) dopo quello dei costruttori (86%).

Altre tipologie di tassazione
Occorre anche ricordare che sulla nuova base imponibile saranno applicate anche le addizionali regionali e comunali e sarà calcolata l’IRAP, l’imposta sulla attività produttive di cui si discute l’importo.

Margini di miglioramento del nuovo regime fiscale
Proprio perché dalla gran parte dei contribuenti il nuovo regime fiscale forfettario viene percepito come particolarmente svantaggioso, gli emendamenti presentati al Senato potrebbero migliorare questa misura in molti sensi. Si discute, infatti, ancora riguardo a:

  • soglia dei ricavi e dei compensi dei professionisti che potrebbe essere elevata da 15.000 a 25.000 euro;
  • importo dell’IRAP che potrebbe variare da 5% al 15%;
  • sconto sui contributi previdenziali che riguarderebbe però solo gli artigiani e i commercianti iscritti alla gestione separata INPS e non i professionisti iscritti alle casse previdenziali private.

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