Nuova definizione default: cosa significa e cosa cambia secondo Banca d’Italia

Pierandrea Ferrari

29 Dicembre 2020 - 15:09

29 Dicembre 2020 - 15:46

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Il 1 gennaio 2021 entrerà in vigore la nuova definizione di default prevista dai regolamenti europei: che cosa cambia con l’ultima normativa?

Nuova definizione default: cosa significa e cosa cambia secondo Banca d'Italia

Dal 1 gennaio, in conformità con il Regolamento europeo relativo ai requisiti prudenziali per gli enti creditizi e le imprese d’investimento, cambierà la definizione di default.

Il nuovo impianto, come specificato dai vertici della Banca d’Italia, non andrà a modificare le segnalazioni alla Centrale dei Rischi, ma piuttosto incentiverà gli istituti di credito e gli intermediari finanziari a classificare diversamente i clienti a fini prudenziali. Attesi riflessi, tuttavia, sulle relazioni creditizie tra gli intermediari e la loro clientela, con la possibilità di adottare delle iniziative per regolarizzare il credito.

Per rispondere agli interrogativi dei correntisti, il board di Via Nazionale ha pubblicato sul proprio sito una serie di Q&A volti a chiarire più approfonditamente la natura del nuovo concetto di default: di seguito una sintesi.

Cosa cambia con la nuova definizione di default?

Come specificato dalla stessa Banca d’Italia, le nuove regole sono il risultato dei tavoli negoziali europei, e in Italia – sotto alcuni aspetti – si tradurranno in un impianto più stringente. Tuttavia, non sarà introdotto alcun divieto di sconfinamento, ma gli intermediari dovranno educare i loro clienti sulla nuova disciplina.

Infatti, per essere segnalati in default si dovrà superare la soglia di rilevanza, che include la soglia assoluta – di 100 o 500 euro, a seconda del debitore – e quella relativa, pari all’1% dell’esposizione. Il tutto per un periodo di 90 giorni, quest’ultimo esteso a 180 giorni per le pubbliche amministrazioni.

In ogni caso - ed è bene ricordarlo - lo sconfinamento non è un diritto del cliente, ma piuttosto una concessione dell’istituto di credito. L’utilizzo dei fondi per importi superiori alle disponibilità presenti sul conto non sarà vietato di principio dai nuovi regolamenti europei, ma resterà una scelta discrezionale delle singole banche.

Con la nuova definizione, inoltre, un debitore classificato in default non verrà automaticamente inserito nella lista “a sofferenza” della Centrale dei Rischi. Al contrario, la questione delle sofferenze non viene affrontata dalla normativa europea: le segnalazioni saranno ancora a discrezione degli intermediari, e si dovranno basare – come di consueto – su un’accurata analisi della situazione finanziaria complessiva del cliente.

In tal senso, l’unica innovazione introdotta dalla nuova normativa riguarda la classificazione “a sofferenza”, che dovrà essere uniforme per tutti gli intermediari finanziari che operano all’interno dello stesso gruppo bancario, consolidando così una prassi già diffusa in Italia.

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