Veto M5S alla Boschi ministro: le poltrone al centro della crisi di governo

Alessandro Cipolla

12 Gennaio 2021 - 10:26

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Italia Viva darà il suo via libera al Recovery Plan ma subito dopo il CdM le sue due ministre si dovrebbero dimettere aprendo così di fatto la crisi di governo: il veto del Movimento 5 Stelle a un incarico da ministro per Maria Elena Boschi sembrerebbe però frenare l’ipotesi di un Conte-ter, mentre sullo sfondo ci sono sempre i “responsabili”.

Veto M5S alla Boschi ministro: le poltrone al centro della crisi di governo

L’unica certezza in vista del Consiglio dei Ministri di questa sera è che, dopo il colloquio tra Sergio Mattarella e Matteo Renzi, Italia Viva non farà nulla per ostacolare il via libera al Recovery Plan.

Subito dopo il CdM, o al massimo domani, dovrebbero però arrivare le dimissioni delle due ministre renziane Teresa Bellanova ed Elena Bonetti, aprendo così di fatto quella crisi di governo da settimane minacciata da IV.

Cosa può succedere dopo è tutto da decifrare. L’ipotesi più accreditata è quella di un Conte-ter, anche se sulle modalità della crisi la distanza rimane ampia tra chi vuole prima le dimissioni del premier e chi invece vorrebbe evitare questo passaggio, ma pure sull’eventuale rimpasto di governo un accordo sembrerebbe essere molto lontano.

Uno dei pomi della discordia è Maria Elena Boschi, data in pole position per entrare nel nuovo governo come ministro del Lavoro o delle Infrastrutture: sulla deputata di IV ci sarebbe però il veto del Movimento 5 Stelle, un particolare di non poco conto in una trattativa già di per sé molto complessa.

Il no del M5S alla Boschi ministro

Il mantra ripetuto da settimane dai renziani è ormai ben noto: a noi le poltrone non interessano. Le voci che arrivano da Palazzo però raccontano di fitte trattative per cercare di assemblare la squadra di governo del possibile Conte-ter.

Per quanto riguarda Italia Viva due sono i nomi in rampa di lancio: Maria Elena Boschi ed Ettore Rosato. La prima sembrerebbe essere lanciata verso il dicastero del Lavoro, mentre per il secondo si parla dell’Interno.

Sulla Boschi però ci sarebbe il secco veto del Movimento 5 Stelle specie se la deputata dovesse finire al Lavoro, attualmente retto dalla pentastellata Catalfo, dove il timore sarebbe quello che possa smantellare il Reddito di Cittadinanza.

Se appare altamente improbabile che Matteo Renzi possa entrare nell’ipotetico governo, l’ingresso di un big del Partito Democratico (Andrea Orlando o Goffredo Bettini) come sottosegretario alla Presidenza viene data come cosa certa per bilanciare così Giuseppe Conte che è conteggiato in quota Movimento 5 Stelle.

Stando a tutti questi rumors, la discussione sulle poltrone quindi al momento ci sarebbe e avrebbe dei contorni anche infuocati, ma il paradosso è che la strada per un Conte-ter allo stato delle cose appare essere tutta in salita.

Verso una crisi di governo

Nonostante i timori del Colle, Italia Viva sarebbe ormai pronta ad aprire una crisi di governo. “Quando arriverà il testo (del Recovery Plan n.d.r.) lo valuteremo e decideremo se astenerci o votare a favore in Consiglio Dei Ministri, perché prima di tutto viene l’interesse del Paese - avrebbe detto Matteo Renzi come riporta il Corriere della Sera - ma subito dopo faremo quello che dobbiamo fare”.

Il Conte-bis così sembrerebbe avere le ore contate, ma resta da capire se dopo le dimissioni della Bonetti e della Bellanova la crisi sarà pilotata oppure al buio. La questione centrale è quella delle dimissioni o meno del Presidente del Consiglio.

Italia Viva infatti vorrebbe che Conte si dimettesse, rendendo così necessario un nuovo voto di fiducia. Il premier e con lui gli altri partiti della maggioranza però non si fidano, temendo che poi Renzi possa impallinare in Aula l’avvocato.

Conte così potrebbe pensare di dimettersi soltanto di fronte a una dichiarazione di appoggio ufficiale da parte dei renziani a un suo terzo governo, altrimenti l’alternativa sarebbe quella di un rimpasto senza però le dimissioni ma su questo punto IV starebbe facendo muro.

Senza un accordo per una crisi pilotata ci sarà però una crisi al buio. In questo scenario, senza un aiuto dei “responsabili” per sostituire i renziani più riottosi a Palazzo Madama, un manipolo di senatori sarebbe già pronto pur di salvare la legislatura, non rimarrebbero che le elezioni anticipate.

Per evitare le urne, vista anche la pandemia in corso, c’è chi nutre ancora la speranza di una nuova maggioranza trasversale per dare vita a un governo di unità nazionale: più che Mario Draghi, sarebbe Marta Cartabia la premier designata per un esecutivo che, in questo momento, sarebbe però l’ipotesi più remota.

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