Governo, lite sul Recovery Fund: PD e M5S contro Conte, Renzi nella cabina di regia?

Alessandro Cipolla

1 Dicembre 2020 - 13:00

28 Dicembre 2020 - 10:02

condividi
Facebook
twitter whatsapp

Aria di tutti contro tutti nel governo sul tema del Recovery Fund: PD e Movimento 5 Stelle sono critici verso Giuseppe Conte sul chi gestirà i soldi in arrivo, mentre Matteo Renzi potrebbe ambire al ruolo di ministro degli Affari Europei per entrare così nella cabina di regia.

In un governo capace di litigare su tutto da buona tradizione italica, figuriamoci se le cose possano filare lisce quando di mezzo c’è uno strumento come il Recovery Fund che, nella speranza che vengano superati i veti di Polonia e Ungheria, porterà nelle casse nostrane 209 miliardi: 81,4 miliardi a fondo perduto e 127,4 miliardi in prestiti.

Prima però il governo dovrà presentare a Bruxelles il piano dei progetti da finanziare tramite il Recovery Fund: anche se in ritardo di un mese dal cronoprogramma iniziale, l’esecutivo dovrebbe inviare il tutto a febbraio.

Ma come verranno gestiti in Italia questi soldi e soprattutto da chi? Qui iniziano i litigi all’interno dei giallorossi, che si vanno ad aggiungere a quelli sull’emergenza sanitaria in corso senza contare le voci di un possibile rimpasto di governo.

In questo scenario così complesso, l’idea di Giuseppe Conte è quella di creare una task force con sei manager a capo di altrettanti settori: istruzione e ricerca, inclusione territoriale, infrastrutture, salute, innovazione e transizione ecologica.

Da qui nascono le voci di litigi, prese di posizioni e richieste che starebbero agitando il governo, con la distanza al momento tra le posizioni dei partiti e quelle di Conte che è stata confermata anche da una nota diffusa da Palazzo Chigi.

Il governo si spacca sul Recovery Fund

La task force alla quale starebbe lavorando Giuseppe Contre, oltre che dai sei manager dovrebbe essere formata in totale da 300 persone, ben 50 per ogni specifico ambito in cui verrebbe spacchettato il Recovery Fund.

Prima grana: quali saranno i poteri di questa task force? I partiti hanno paura che in qualche modo i manager possano scavalcare per competenze i vari ministeri e le Regioni, ma per Palazzo Chigi “la struttura avrà compiti di coordinamento, di monitoraggio e solo in casi estremi poteri sostitutivi”.

Seconda questione: chi guiderà questa task force? Da quanto si apprende, il premier starebbe pensando a una sorta di supercommissario per dirigere il tutto, mentre il Partito Democratico vorrebbe creare una società ad hoc gestita dal Ministero dell’Economia.

Resta poi il nodo della cabina di regia ristretta che dovrebbe comprendere, oltre al Presidente del Consiglio, il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, quello degli Affari Europei Enzo Amendola e quello dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli.

Anche in questo caso la Presidenza del Consiglio fa sapere che “il comitato esecutivo non ha poteri decisori, ma di vigilanza politica”, resta il fatto comunque che il PD e i 5 Stelle vorrebbero allargare la cerchia di questa cabina di regia.

E Matteo Renzi? Difficile pensare che uno come l’ex premier se ne possa stare in panchina in una partita delicata come quella del Recovery Fund. Ecco allora che si parla di un possibile cambio nella squadra di governo.

Renzi potrebbe finire agli Affari Europei al posto di Amendola, ma per lui si parla anche della Difesa, trovando così spazio nella cabina di regia del Recovery Fund. Al momento comunque, appare difficile un rimpasto di governo con il cambio di più di un ministro, visto che questo comporterebbe un nuovo passaggio alle Camere per un rischiosissimo voto di fiducia.

Iscriviti alla newsletter

Money Stories