G20: la minaccia guerra commerciale resta concreta

Un clima forse troppo sereno ha caratterizzato il G20 di scena a Buenos Aires sabato e domenica, con l’incontro dei ministri delle finanze delle 20 maggiori economie del mondo. La guerra commerciale resta viva

G20: la minaccia guerra commerciale resta concreta

Un G20 senza troppe controversie ma anche senza particolari spunti risolutivi quello tenutosi sabato e domenica a Buenos Aires, in Argentina.
I ministri delle finanze delle 20 maggiori economie del mondo hanno dato ben pochi indizi di un’imminente risoluzione dei conflitti commerciali che stanno complicando lo scenario internazionale.

Il segretario al Tesoro Usa, Steven Mnuchin, ha cercato di ridurre al minimo le tensioni durante il summit, definendo “molto produttivi” i colloqui con gli alleati degli Stati Uniti.

Dazi non rovinino dialoghi tra Paesi

Mnuchin ha ribadito che la voglia di unità tra Paesi non deve essere minimamente intaccata dai dazi, prima di spendersi in 14 diversi incontri bilaterali, compresi quelli con i vertici canadesi, messicani, francesi, giapponesi e britannici:

“Sono state buone conversazioni, in corso tra di noi ci sono ancora dispute di natura commerciale che stiamo lavorando per risolvere. Molti stanno cercando di trasformare tutto questo in un crescendo di protezionismo degli States, ma non è così. Si tratta di commercio libero ed equo”.

Uno scenario che ha contrastato nettamente con il G7 canadese di giugno, che vide un vero e proprio tutti contro uno, con Trump a fare la parte del bersaglio dopo la sua decisione di imporre dazi su alluminio e acciaio a Unione europea, Messico e Canada.

Il ministro del Tesoro argentino Nicolas Dujovne ha dichiarato che il comunicato finale, concordato dai ministri delle finanze e dalle banche centrali, non ha lo scopo di negare i conflitti commerciali in atto, ma di aiutare a mantenere alto il clima di unione tra i membri di un’organizzazione di importanza cruciale. In ogni caso, si è rivelato il documento in assoluto più facile da scrivere per stessa ammissione del segretario.

Secondo il ministro delle finanze canadese Bill Morneau non è possibile parlare di veri e propri progressi, ma si può intravedere la possibilità di continuare a lavorare per farne in futuro.
L’incontro è arrivato solo pochi giorni dopo le forti parole del Presidente Trump, che ha accusato Europa e Cina di manipolare le loro valute per incrementare le esportazioni, minacciando nella stessa sede di imporre tariffe fino a 500 miliardi di dollari sui prodotti esportati negli Stati Uniti da Pechino.

Al termine dei due giorni di colloqui dai vertici dei Paesi parecipanti è trapelato il desiderio di “intensificare il dialogo e le azioni” così da ridurre al minimo i rischi per la crescita e migliorare la fiducia nel mercato. Il comunicato stampa ufficiale, stilato al termine dell’evento, ha parlato di rischi al ribasso per l’economia globale come risultato di “crescenti tensioni commerciali e geopolitiche”.

Christine Lagarde, Direttore dell’FMI, ha incoraggiato i responsabili politici ad affrontare questi rischi mostrando uno spirito cooperativo:

“Ho fatto notare ancora una volta che i conflitti commerciali si risolvono attraverso la cooperazione internazionale, senza ricorrere a misure eccezionali”.

Mnuchin ha sostenuto il forte interesse da parte degli Stati Uniti a raggiungere un accordo di libero scambio sia con l’Unione Europea che con il Giappone, ma solo se soddisfatte determinate condizioni.
Il ministro delle finanze francese Bruno Le Maire, all’opposto, ha dichiarato che l’UE non prenderà in considerazione l’avvio di negoziati commerciali con gli Stati Uniti, a meno che Trump non sospenda prima le tariffe su acciaio e alluminio e riununci ai dazi sulle auto:

Non facciamo trattative con una pistola puntata alla testa”,

ha tuonato Le Marie.

La prossima settimana Trump ospiterà il commissario europeo Jean-Claude Juncker alla Casa Bianca per continuare con i negoziati dal punto di vista commerciale, e forse per cercare di scongiurare i dazi sulle automobili europee.
Mnuchin, inquadrando l’imminente arrivo dell’evento, ha parlato di “luce alla fine del tunnel”.

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